Ortaggio dal sapore deciso quanto irrinunciabile! Scopriamo provenienza, storia, varietà e impieghi in cucina dei peperoni
Il "cigno di Busseto" Giuseppe Verdi non fu solo compositore di musica, ma anche imprenditore agricolo e fine intenditore di cibo e vino
Tutti conosciamo Giuseppe Verdi come uno dei più grandi compositori e operisti italiani di fine ‘800: insieme a Rossini, Bellini, Puccini e Donizetti, ha lasciato ai posteri l'eredità di una musica che ancora oggi, a distanza di due secoli dalla sua morte, viene riproposta nell'opera in tutto il mondo. Non tutti però sanno che la sua famiglia - composta da piccoli proprietari terrieri e locandieri - lo avviò fin da giovane all’attività agricola, che affiancò a quella di musicista per tutta la sua vita.
Infatt, dopo i suoi primi successi, Verdi acquistò una tenuta (da 107 ettari iniziali) a Sant’Agata, nel comune di Villanova d’Arda, vicino a Busseto dov'era nato. Negli anni la tenuta raggiunse i 1000 ettari: il Maestro trasformò il casale colonico in una grande villa, “Villa Verdi”, circondandola con uno splendido parco. Alle spalle della villa che fu dimora dei Verdi in primavera ed estate, le “terre verdiane” erano adibite a coltivazioni di cereali, ortaggi ed erbe da prato; l’allevamento del bestiame forniva carni e latte, gli alberi di gelso i bozzoli da seta e i pioppi la legna, e ancora i vigneti l’uva per il vino che si produceva nella cantina personale.
Per tutte queste attività Verdi si circondava di fattori, mezzadri, famiglie coloniche e aiutanti di stagione che pare comandasse “a bacchetta” con lo stesso rigore e perfezionismo con cui componeva e curava l’esibizione delle sue opere liriche. Il desiderio di tenere il passo coi tempi lo portò ad arricchire la sua biblioteca di testi di agronomia e di giardinaggio e a visitare tenute agricole che erano all’avanguardia con le moderne tecniche di coltivazione. Una vita con due amori quella di Verdi, la musica e la terra; era orgoglioso delle sue origini contadine e spesso fu proprio nella sua terra padana che trovò ispirazione per le sue opere.
Verdi amava scrivere non solo agli agenti rurali, ma anche agli amici; dalla sua fitta corrispondenza emergono diversi tratti della sua personalità, e non di meno i suoi gusti in merito al cibo e al vino. Quando Verdi e la sua seconda moglie Giuseppina Strepponi tornavano a Genova per trascorrervi le stagioni fredde, dalla tenuta di Sant’Agata venivano spedite grandi quantità di viveri e tanti altri prodotti tipici nazionali, e in qualche caso anche esteri, che arrivavano in regalo da parte dei suoi tanti amici e ammiratori. Quando i due coniugi si allontanavano dall’Italia per una lunga permanenza all’estero, si facevano spedire provviste di riso, maccheroni, formaggio e salumi insieme al vino.
Più che il vino che produceva nella sua stessa cantina, Verdi amava il Chianti, il Lambrusco e l’Asti Spumante, il Bordeaux e lo Champagne tra quelli francesi, il Paqueret tra gli spagnoli. A tavola Verdi era piuttosto sobrio ma sceglieva le materie prime con molta cura; secondo quanto scrisse la moglie Giuseppina sapeva cucinare bene, soprattutto il risotto di cui persino il direttore dell’Opera Comique di Parigi chiese la ricetta. Gli piaceva l’allegria della convivialità e riservava ai suoi ospiti dei raffinati pasti preparati da cuochi che selezionava con cura.
La pasta preferita? I maccheroni napoletani oltre al riso, i tagliolini e i cappelletti. La carne? Quella della sua terra, in primo luogo la spalla di maiale, quella di San Secondo Parmense, e sapeva bene come cucinarla alla maniera dei suoi genitori locandieri. Il pesce arrivava dalle località di mare o in regalo da un amico medico di Venezia. E poi, oltre agli amatissimi grissini di Torino, Verdi non seppe rinunciare a diverse leccornie dolci tra cui i pasticcini genovesi, i torroni, la mostarda e il Torrazzo di Cremona, i panettoni di Milano (specie quelli enormi fatti preparare appositamente per lui a Natale) e il sugolo d’uva, il dolce della vendemmia delle terre del Po.
In diversi suoi scritti si trovano ricette, aneddoti di cucina e consigli utili. Come descritto dal suo amico Arrigo Boito, Verdi, pur non disdegnando la cucina moderna degli alberghi che frequentava, quando era a casa prevedeva nel suo pranzo antipasti, un primo piatto ricco a base di riso o pastasciutta o ravioli, carne bollita, frittura, arrosto seguito sempre rigorosamente da mezzo uovo sodo, formaggio dolce e vari tipi di dessert. Per la vigilia di Natale non mancavano gli anolini, formaggio e altri sapori tipici di Busseto, nonché il cappone; per Capodanno invece era protagonista il tacchino.
Al termine del pasto lo stesso Verdi preparava il caffè forte (coi chicchi provenienti dall’America centrale), a proposito del quale affermò: “Il caffè è il balsamo del cuore e dello spirito”. Verdi fu inoltre amico del famoso cuoco francese Auguste Escoffier, incontrato durante il suo soggiorno a Parigi; costui gli fece omaggio di ricette “à la Verdi” e della Salade Aida, un’insalata ispirata alla sua opera che è a base di cicoria, pomodori, peperoni, carciofi affettati, uova e mostarda. Per questo grande musicista creativo e rigoroso che è stato anche imprenditore abile e saggio, amante della cultura e dell’arte e appassionato di gastronomia, “libiamo nei lieti calici” con un piatto di risotto fumante in tavola!
Note bibliografiche
Giuseppe Verdi: un goloso raffinato. Una raccolta di saggi a cura di Andrea Grignaffini, Giampaolo Minardi, Corrado Mingardi, Mariangela Rinaldi Cianti, Raimonda Rocchetta Valesi. Parma, Tecnografica, 2001
Daniela Morsia, Dagli atti della Giornata di studio “Giuseppe Verdi Agricoltore”, Accademia dei Georgofili, Firenze, 29 aprile 2014-Daniela Morsia - Biblioteca comunale Passerini-Landi, Piacenza
Photo via Wikipedia / Canva
Scritto da Elena Stante



















































































































































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