Niente alcol in gravidanza!

Non tutti conoscono la “sindrome feto alcolica”: approfondiamo l’argomento con un decalogo per aiutare a responsabilizzare le future mamme

Niente alcol in gravidanza!

L’uso e, in alcuni casi l’abuso, di bevande alcoliche è un fenomeno approdato recentemente nell’universo femminile; nel corso degli ultimi venti anni in Europa si è constatato un progressivo aumento del consumo di bevande alcoliche tra le donne, in particolare tra le giovanissime. Per valutare correttamente il rischio per la salute è necessario tenere conto di alcuni fattori come la quantità di alcol assunta, la frequenza del consumo, il tipo di bevanda consumata e la contemporaneità d’uso ai pasti, la condizione generale di salute e l’assunzione di farmaci, fumo e droghe e, non ultimo, la capacità dell’organismo di smaltire l’alcol.

E’ bene ricordare, infatti, che nelle donne la quantità di alcol che l’organismo è in grado di metabolizzare è generalmente quattro volte inferiore a quella dell’uomo per la minore fisiologica presenza dell’enzima epatico (alcol deidrogenasi) deputato a tale funzione (le linee guida nutrizionali raccomandano, per una donna in buona salute, di non superare il consumo giornaliero di 1 unità alcolica, mentre per l’uomo si consiglia di non superare le due unità).

Se generalmente un uso non controllato di alcol può avere conseguenze sulla salute, è con forza che si deve ricordare che l’alcol assunto durante la gravidanza è sempre dannoso, per la madre e per il nascituro, a prescindere dalla quantità assunta, dalla tipologia, dal trimestre in corso. Attraverso la placenta, infatti, l’alcol giunge direttamente nel sangue del feto che, non essendo in grado di metabolizzarlo, è esposto più rapidamente e più a lungo ai suoi effetti nocivi.

Le statistiche più recenti evidenziano, purtroppo, che nel mondo circa il 10% delle donne beve alcol durante la gravidanza e che in media circa 15 bambini su 10.000 nati in tutto il mondo siano affetti da disordini fetoalcolici; se guardiamo ai dati più specificamente europei, il rapporto 2018 dell’OMS rileva che il 65% delle donne in età fertile consuma alcool e che addirittura il 25% di quelle incinte (con un 2,7% che pratica binge drinking), con un conseguente tasso di FASD del 2% (con numeri e percentuali molto presumibilmente in crescita durante e dopo questa fase di pandemia).

Gli effetti dannosi di questo consumo si possono verificare sul cervello e sui tessuti in via di sviluppo causando malformazioni e ritardo mentale di grado più o meno grave (cosiddette disabilità primarie e secondarie). Il bambino che nasce da una madre che ha consumato alcol durante la gestazione può presentare disturbi specifici (definiti disturbi alcolici), disabilità fisiche, mentali, neuro-cognitive, comportamentali e sociali sino ad arrivare a sviluppare la sindrome conclamata feto-alcolica, irreversibile e spesso progressiva (FAS, fetal alcohol syndrome e relativo spettro dei disturbi feto alcolici – fetal alcohol spectrum disorder, FASD).

Le conseguenze più gravi dell’esposizione intrauterina all’alcol si riscontrano ovviamente in relazione ad un abuso; ad alto rischio sono infatti i bambini la cui madre in gravidanza assuma 80 grammi di alcol puro. Per capire, basti sapere che un bicchiere di vino (da 125 ml), una birra (da 330 ml), un aperitivo (da 80 ml) o un superalcolico (da 40ml) contengono una quantità di alcol pari a circa 12 grammi (che corrisponde alla cosiddetta unità alcolica). E’ ovvio che il consumo di elevate quantità, in un arco di tempo ravvicinato, aumenta il rischio e gli effetti dannosi. Evitare di bere alcolici in gravidanza, sempre, dal primo al nono mese, rappresenta l’unica strada per prevenire questi disturbi e queste anomalie e proteggere così i bambini. 

Nonostante in Italia le donne consumino alcol in gravidanza come nella media mondiale, non esistono ancora dati significativi sul problema né una vera conoscenza e attenzione dell’incidenza e della gravità della sindrome feto-alcolica. Per questa ragione, in una prospettiva di educazione sanitaria generale, e delle donne in particolare, il Ministero della Salute si è fatto promotore con l’Istituto Superiore di Sanità di campagne informative e progetti scientifici di ricerca con l’obiettivo di aumentare la conoscenza del fenomeno e dei danni correlati, di informare e di prevenire e dunque di tutelare i nascituri dalla sindrome feto alcolica. 

Gli studi e le ricerche dimostrano che anche piccole dosi di alcool assunte ripetutamente durante l’intero periodo della gravidanza possono avere conseguenze significative sul bambino. E’ quanto ha dimostrato, tra gli altri, lo studio italo-spagnolo, coordinato dalla dott.ssa Simona Pichini (Direttrice dell’Unità di farmacotossicologia analitica) dell’ISS e pubblicato sulla rivista “Clinical chemistry and laboratory medicine”. L’equipe ha monitorato 168 coppie mamma-neonato (dell’Hospital del mar di Barcellona) dimostrando che anche modeste quantità di alcol consumate nell’arco della gravidanza sono rilevabili (attraverso la determinazione del biomarcatore etilgucuronide EtG) sia nel capello materno che nel meconio (le prime feci) del neonato. 

Tra i vari progetti in questo ambito, merita di essere citato quello nato per volontà del Ministero della Salute che ha affidato al Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’ISS una ricerca su prevenzione, diagnosi precoce e trattamento del FAS e FASD che, iniziata nel 2019, si concluderà alla fine di quest’anno con la presentazione dei dati raccolti. Lo studio, sviluppato come progetto pilota al momento in cinque regioni (Lazio, Marche, Sicilia, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia) ha l’obiettivo non solo di monitorare il consumo di alcol in gravidanza e la conseguente esposizione fetale, ma di informare sui rischi e di formare gli operatori sanitari e gli assistenti sociali sulla prevenzione, la diagnosi e il trattamento. 

Sulla base delle evidenze scientifiche e dei vari studi condotti, è stato elaborato un decalogo, condiviso a livello europeo, mirato ad incrementare la consapevolezza dei rischi certi dell’uso dell’alcol in gravidanza:

  1. Consumare bevande alcoliche in gravidanza aumenta il rischio di danni alla salute del bambino
  2. Durante la gravidanza non esistono quantità di alcol che possano essere considerate sicure o prive di rischio per il feto
  3. Il consumo di qualunque bevanda alcolica in gravidanza nuoce al feto senza differenze di tipo o gradazione
  4. L’alcol è una sostanza tossica in grado di passare la placenta e raggiungere il feto alle stesse concentrazioni di quelle della madre
  5. Il feto non ha la capacità di metabolizzare l’alcol che quindi nuoce direttamente alle cellule cerebrali e ai tessuti degli organi in formazione
  6. L’alcol nuoce al feto soprattutto durante le prime settimane e nell’ultimo trimestre di gravidanza
  7. Se si pianifica una gravidanza è opportuno non bere alcolici e si è già in gravidanza è opportuno interromperne l’assunzione sino alla nascita
  8. È opportuno non consumare bevande alcoliche durante l’allattamento
  9. I danni causati dall’esposizione prenatale dall’alcol, e conseguentemente manifestati nel bambino, sono irreversibili e non curabili
  10. Si possono prevenire i danni e i difetti al bambino causati dal consumo di alcol in gravidanza, evitando di consumare bevande alcoliche

Numerose istituzioni sanitarie e scientifiche, supportate da quelle politico-istituzionali, iniziano a lavorare in risposta a questa riconosciuta necessità di sollecitare un cambiamento radicale nella cultura del bere delle donne in gravidanza e della tutela del nascituro. Scopo della prevenzione è quello di contribuire come collettività a garantire un’informazione corretta ed esauriente che renda le donne consapevoli e competenti nella gestione del consumo di alcol ed eviti di esporle ai rischi di danni completamente evitabili sostenendo uno stile di vita sano con ZERO ALCOL IN GRAVIDANZA. Per rispondere a queste necessità, il 9 settembre di ogni anno (dal 1999) è la giornata mondiale della sensibilizzazione sulla FAS e sul suo spettro FASD; il messaggio internazionale è che NON esiste una “dose sicura” di alcol da assumere in gravidanza, l’ASTINENZA è l’unica indicazione sicura da seguire (come raccomandato anche dall’Alleanza europea per la FAD) e rappresenta il gesto più amorevole che una mamma possa compiere verso il proprio bambino.

Scritto da Viviana Di Salvo

Laureata in lettere con indirizzo storico geografico, affina la sua passione per il territorio e la cultura attraverso l’esperienza come autrice televisiva (Rai e TV2000). Successivamente “prestata” anche al settore della tutela e promozione della salute (collabora con il Ministero della Salute dal 2013), coltiva la passione per la cultura gastronomica, le tradizioni e il buon cibo con un occhio sempre attento al territorio e alle sue specificità antropologiche e ambientali.

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