Hoppin'John

il piatto di Capodanno che racconta la storia degli immigrati africani nel Sud degli Stati Uniti, tra riso, fagioli, bacon e auspici di fortuna

Hoppin'John

Hoppin’ John, noto anche come “Carolina Peas and Rice”, è un piatto tradizionalmente consumato la mezzanotte di Capodanno in diverse regioni del Sud degli Stati Uniti. Prima di diffondersi con parecchie varianti anche in diversi stati americani, era un piatto esclusivo della cucina dei Gullah (chiamati Geechee in Georgia), un gruppo etnico afroamericano che abitò la regione detta Lowcountry, che abbraccia le coste della Carolina del Sud e le vicine Isole del Mare (Sea Islands).

La prima citazione di Hoppin’ John risale al 1838 e la pubblicazione della sua ricetta al 1847; nel 1861 il piatto fu descritto in un diario di viaggio dal pioniere dell’architettura paesaggistica Frederick Law Olmsted, progettista del Central Park di New York che però ebbe i suoi primi esordi in qualità di giornalista. Il nome curioso Hoppin’ John ha diverse interpretazioni. Secondo alcuni potrebbe essere una trasformazione del nome dei fagioli dall’occhio nero - ingrediente necessario della pietanza - nella lingua creola haitiana.

La traduzione alla lettera di “Giovanni saltellante“ potrebbe anche giustificare il racconto secondo cui i bambini saltellavano intorno alla tavola in attesa dell’arrivo del piatto, o ancora quello secondo cui l’ospite veniva accolto in casa dicendo: “Salta dentro, John“. La leggenda più popolare narra tuttavia che un uomo di colore - che tutti chiamavano Hoppin’ John poiché claudicante - vendesse la pietanza in strada a Charleston, nella Carolina del Sud.

La ricetta originale ha tre ingredienti principali: i fagioli dall’occhio nero (cowpea beans in America), il riso e la pancetta affumicata (bacon). Alcune varianti moderne vedono il bacon sostituito da salsicce, stinco di prosciutto o lardo di maiale, e allo stufato si aggiunge la cipolla, il sedano, il peperone verde, il peperoncino piccante, la passata di pomodoro, il prezzemolo, il timo, il pepe e il sale. Sia i fagioli dall’occhio nero che il riso in origine provenivano proprio dall’Africa: essi infatti erano unici alimenti alla base dell’alimentazione degli schiavi africani che viaggiavano verso le Americhe.

L’influenza degli schiavi africani nella cucina degli Stati Uniti del sud si ritrova in vari prodotti alimentari come il sesamo, l’okra (o gombo), i fagioli  e il riso. La storia della coltivazione del riso nelle isole e lungo le coste della Carolina del Sud è piuttosto amara. Fin dal III e II millennio a.C. gli africani provenienti da paesi che attualmente sono il Senegal, la Sierra Leone e la Liberia avevano trovato il modo di coltivare in prossimità del delta del fiume Niger il riso africano, una specie autoctona diversa dal riso asiatico. Già i primi coloni portoghesi avevano individuato in Africa questo territorio fertile che chiamavano Rice Valley. 

Tra il XVI e il XIX secolo i coltivatori della Carolina e del Sud degli Stati Uniti attuarono la tratta atlantica procurandosi schiavi africani in grado di curare le loro piantagioni di riso. La comunità dei Gullah, concentrata nei territori della Lowcountry, ideò sia l’ “Hoppin’ John“ che il “Riso rosso Charleston“. Gli ingredienti di questo piatto che oggi si consuma a Capodanno hanno un significato simbolico: i fagioli e i chicchi di riso sono come monete (per gli Europei sono le lenticchie) che crescono in dimensione quando sono cotti così, come ci si augura che aumenti il denaro.

Fra l’altro, nella tradizione americana i fagioli dall’occhio nero divennero simbolo di emancipazione degli afroamericani che furono ufficialmente liberati dalla schiavitù proprio nel giorno di Capodanno. Il maiale che non può mancare nell’ Hoppin’ John è per tutte le culture non ebraiche né musulmane il simbolo della ricchezza e della fortuna. Nel piatto è presente anche il colore verde dei “greenbacks”, i biglietti verdi che furono banconote di emergenza emesse negli Stati Uniti durante la guerra civile americana e verde è anche il colore dei dollari.

La verdura che dà il verde al piatto è quella del cavolo cappuccio, ma ci possono essere in alternativa anche il cavolo riccio (kale), le bietole, le cime di rapa o le foglie di senape e il peperone verde. Il pane in tavola a Capodanno è il solo pane di mais che ha il colore giallo dell’oro. La tradizione di mangiare povero a Capodanno per mangiare grasso nell’anno venturo è dettata dal proverbio che recita “Eat poor that day, eat rich the rest of the year”. Questo uso si tramanda da secoli insieme ad altre pratiche di buon auspicio come quella assai diffusa di mettere una monetina sotto il piatto di ciascun commensale, oppure di metterne solo una nella pentola dello stufato lasciando che un unico ospite la possa trovare.

Allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre in tante famiglie del Sud degli Stati Uniti si mangia Hoppin’ John; il giorno di Capodanno gli avanzi del piatto cambiano il nome al piatto che diventa Skippin’ Jenny e si crede che mangiarlo ancora una volta possa accrescere  la fortuna futura. Tra le altre usanze ci sono quella di lasciare nel piatto al termine del pasto tre fagioli o ancora quella di contare il numero di fagioli del proprio piatto per trarne una previsione di ricchezza. 

Photo made in AI 

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 al 2023 ha insegnato Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali ed ha collaborato con la nomina di Vice Direttore per la regione Puglia alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani. Le piace correlare la scienza al cibo, nonché indagare su storie e leggende, e con Prodigus inizia il suo percorso di redazione di contenuti golosi per gli utenti del web.


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