Il vino in Giappone

Piccolo diario di viaggio nel Giappone del vino: il paese del Sol Levante in un calice

Il vino in Giappone

Viaggiare significa andare alla scoperta non solo di nuovi luoghi, ma di emozioni, profumi e culture che sanno sorprenderci nei modi più inattesi. Il mondo è pieno di meraviglie nascoste, spesso celate dietro paesaggi iconici o tradizioni millenarie che continuano a raccontare storie in silenzio. Tra queste scoperte inattese c’è anche il vino in Giappone — ancora poco raccontato, che come tanto altro vive all’ombra dei ciliegi in fiore e dei templi antichi. Nel Paese del Sol Levante, dove la bellezza si manifesta nella semplicità, anche il vino diventa un’estensione dello spirito giapponese: equilibrio, rispetto e dedizione. È un viaggio che unisce l’Occidente e l’Oriente in un calice di emozioni.

La storia e l’evoluzione del vino in Giappone
Pur essendo oggi più conosciuto per il saké e altri distillati, il Giappone ha una tradizione vinicola che risale a oltre un secolo e mezzo fa. Molti vigneti sono nati inizialmente per la produzione di uva da tavola; solo una parte relativamente ridotta è stata destinata alla vinificazione. La viticoltura si estende in quasi tutte le prefetture del paese, ma le più importanti sono Yamanashi, seguita da Nagano, Hokkaidō e Yamagata. Le condizioni climatiche hanno sempre posto sfide considerevoli: umidità estiva, piogge monsoniche, tifoni, rischi di muffe. Per affrontare questi problemi sono state sviluppate tecniche di allevamento peculiari, come le pergole alte, pensati per favorire l’aerazione dei grappoli e ridurre il contatto con l’umidità.

Il periodo Meiji e l’introduzione delle tecniche occidentali
Con la Restaurazione Meiji (1868), il Giappone si aprì all’Occidente e importò non solo tecnologia e cultura, ma anche viticoltura ed enologia. Nacquero le prime cantine moderne, come la Dainippon Yamanashi Budōshu a Katsunuma, che segnò una tappa fondamentale nella storia vinicola del paese. In quegli anni, alcuni giovani giapponesi furono inviati in Francia per studiare viticoltura e tecniche di vinificazione, con l’obiettivo di trasferire conoscenze e adattarle al territorio nipponico.

Le varietà autoctone e gli adattamenti locali
Il vitigno che più di tutti rappresenta l’identità del vino giapponese è il Koshu, un’uva a bacca bianca dalle bucce rosate, coltivata in Giappone da secoli e ormai perfettamente adattata al suo ambiente. A fianco del Koshu, si sono diffuse varietà ibride e resistenti al clima, come il Muscat Bailey A, oltre a una selezione di vitigni internazionali che hanno trovato in alcune zone condizioni favorevoli.

La produzione di vino in Giappone oggi
La produzione vinicola giapponese vive oggi una fase di forte rinnovamento qualitativo. Il numero delle cantine è cresciuto notevolmente negli ultimi vent’anni, superando le 300 unità, con epicentri a Yamanashi, Nagano, Hokkaidō e Yamagata. Sempre più produttori si orientano verso pratiche sostenibili e vinificazioni a basso intervento, mirando a vini che riflettano il terroir con maggiore autenticità. Va notato che una parte significativa del vino consumato in Giappone è ancora prodotta con mosti o uve importati, ma la normativa recente distingue in modo più chiaro il vero Japanese wine, ottenuto solo da uve coltivate nel paese.

Il Koshu rimane il vitigno simbolo, proposto in stili freschi e leggeri, ideali per la cucina locale, mentre varietà internazionali come Chardonnay, Merlot, Pinot Noir, Albariño e Cabernet Franc si stanno affermando soprattutto nelle regioni più fresche. Tecniche moderne come l’affinamento sur lie, le macerazioni sulle bucce e l’uso calibrato del legno testimoniano l’ambizione dei produttori giapponesi di creare vini competitivi e riconoscibili a livello internazionale. Pur rappresentando ancora una produzione di nicchia rispetto ai grandi paesi vinicoli, i vini giapponesi stanno guadagnando prestigio, ottenendo premi e riconoscimenti all’estero, e consolidando la reputazione del Giappone come nuovo attore sulla scena mondiale.

Obuse Winery: la nostra esperienza di degustazione
È presso la Obuse Winery, situata nella prefettura di Nagano, che abbiamo avuto il piacere di toccare con mano la filosofia vitivinicola giapponese. Nota anche come Domaine Sogga, questa realtà ha guadagnato attenzione internazionale grazie all’approccio innovativo e rispettoso dell’ambiente. Alcuni vini vengono realizzati con la linea “Sans Chimie”, che riduce al minimo l’uso della chimica in vigna e in cantina. Tra le etichette più apprezzate compaiono il Sans Chimie Merlot 2016, l’Albariño 2018 e il Cabernet Franc 2016.

La posizione geografica di Nagano, con il suo clima più fresco e meno esposto ai tifoni, permette di ottenere vini con buona acidità e finezza, contribuendo a costruire lo stile che caratterizza la produzione di Obuse.
Questa cantina incarna bene la nuova generazione di produttori giapponesi: ricerca di identità, sperimentazione su varietà non convenzionali, vinificazioni naturali e volontà di esprimere un terroir autentico all’interno di un panorama vinicolo in continua evoluzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Photos by Veronica Falcone

Scritto da Veronica Falcone

Laureata in Scienze della Comunicazione e dell'Informazione presso l'Università Roma Tre, Il cibo e la convivialità dei riti ad esso connessi rappresentano il fil rouge che lega i suoi ricordi e le sue esperienze. Con un master in "Global marketing, Comunicazione e Made in Italy" e le specializzazioni WSET (Wine and Spirits Education Trust) e Italian Wine Scolar (dispensata dalla Wine Scolar Guild) conseguite, oggi si dedica con passione a food & wine writing e alla cura della comunicazione e dell'organizzazione eventi per il mondo del food & beverage, Ama particolarmente il mondo del vino, lo studio di esso e la ricerca delle varietà autoctone più rare allevate nei territori meno conosciuti: questa passione l'ha spinta anche oltre confine, alla scoperta di nuovi e lontani mondi vitivinicoli tutti da scoprire e raccontare.



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