Da nuove tecniche per l’analisi sensoriale, a proprietà funzionali e gusti dei consumatori
Italiana oppure no? Ecco perchè la tovaglia bianca e rossa suscita buoni sentimenti a tavola (e stimola anche le vendite al ristorante)
Che sia rotonda, quadrata o rettangolare, la tovaglia per la tavola ha avuto un ruolo importante fin dall’antichità. Anzitutto grazie alle sue funzionalità: protegge il tavolo, è igienica e, che sia raffinata oppure rustica, il suo uso decorativo può anche influenzare le nostre scelte come clienti di un ristorante. Il tipico tessuto a scacchi o a quadretti liscio, in cotone o filato, inizialmente era a righe e si chiamava “gingham”, che deriva dall’aggettivo malese “genggang”, a sua volta corruzione del nome di Guingamp, città bretone in cui si pensa sia stato realizzato per la prima volta.
Nel XVII secolo, questo tessuto fu importato in America e in Inghilterra durante il regno della regina Elisabetta I; la sua produzione, allora finalizzata agli arredi, fu avviata a Manchester verso la metà del XVIII secolo. Qui si narra che nacque la tessitura a scacchi con il bianco accostato al verde, al rosso o al blu. In Francia il tessuto fu chiamato Vichy dal nome di una ridente città termale tanto apprezzata da Napoleone III e dalle nobildonne che frequentavano le terme; secondo alcuni il tessuto sarebbe nato proprio a Vichy.
La particolarità del tessuto a scacchi è che le sue fibre sono tinte in filo prima della tessitura attraverso cui vengono a formare gli scacchi. Esso si compone essenzialmente di tre colori: il bianco come base, il colore variabile prescelto e lo stesso colore mescolato al bianco. Il risultato è un tessuto brillante che non ha né un diritto né un rovescio, versatile ed economico. Gli inglesi prima e gli americani poi hanno fatto diventare questo tessuto una vera icona soprattutto durante il secondo conflitto mondiale.
Già nel primo dopoguerra il motivo a scacchi era usato per confezionare tovaglie, grembiuli, vestiti e camicie da uomo e da donna. La sua semplice trama si associa ancora oggi agli ambienti domestici, ai picnic ed alle scampagnate, nonché ai pranzi collettivi conviviali e perfino allo sport. Negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, il Vichy entra prepotentemente nella cinematografia. La protagonista del film “Il mago di Oz” indossa un abitino a scacchi bianchi e blu, e non è la sola. La fama del tessuto cresce negli anni a seguire con abiti indossati da attrici di grosso calibro, quali Katharine Hepburn e poi Lauren Bacall ed Ingrid Bergman. La celebre diva francese Brigitte Bardot indossò abiti Vichy non solo sul set ma, nel 1959, scelse di indossare anche per le sue nozze un abito a quadretti bianchi e rosa creato appositamente per lei.
Dagli anni ’60 e fino agli anni ’80, il Vichy ispirò famosi stilisti di moda, e ancora oggi si assiste alla sua comparsa altalenante sulle passerelle, per la sua semplicità a un tempo tradizionale e moderna. Ma tornando alla sua espressione in forma di tovagliato per la tavola, nelle sue origini non v'è traccia d'italianità, benché richiami per molti (stranieri e non solo) la tipica stoffa da trattoria all'italiana. Nell'attualità potremmo definirla in disuso (alcuni ritengono che sia decisamente superata), benchè ancora alcune piccole trattorie familiari, agriturismi e ristoranti turistici ne facciano ancor oggi la propria forza per indirizzare la clientela verso una scelta di cucina "come una volta".
Impiegata in location dove predominano i colori caldi e gli arredi in legno, rende ancora l'idea un ambiente più familiare e rustico, e non è detto che non risulti elegante: ad esempio, accostandolo con un semplice runner bianco (realizzato in tessuti più moderni o con del pizzo per un richiamo importante al passato) può trasformarsi persino in percezione elegante con la giusta apparecchiatura. Va anche ricordato infatti che nelle storiche tovaglie Vichy la dimensione dei quadretti può cambiare; da quelli grandi che ricalcano uno stile “più casereccio” a quelli piccolissimi, quasi indistinguibili da lontano, per un mood un pò più sofisticato.
Ma vista anche l'ampia scelta di colori, è davvero la migliore scelta accostare il rosso al bianco? Il marketing dice di sì, perchè l'accostamento tra bianco e rosso risulta spesso vincente unendo l’energia e la dinamicità del rosso con la semplicità e la fiducia del bianco. Questa combinazione stimola l’attenzione, genera emozioni forti e rafforza la comunicazione commerciale, rendendola più efficace e memorabile. Per questo motivo, è spesso scelta per campagne pubblicitarie, packaging e loghi di brand che vogliono trasmettere sia dinamismo e familiarità che sicurezza ed autorevolezza.
E ancora, sempre secondo il marketing correlato alla psicologia umana, se abbiamo sotto il piatto una tovaglia a scacchi bianchi e rossi, seguendo l’impulso potremmo più facilmente ordinare qualcosa in più. Sarà forse il caso di iniziare a rivalutarla?
Photo via Canva
Scritto da Redazione ProDiGus
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Articolo interessante, ben documentato e anche divertente.