Il supplì smarrito

Tra versioni alla carbonara, al cacio e pepe e alla “nduja, che fine ha fatto il supplì alla romana?

Il supplì smarrito

Il supplì smarrito

C’era una volta una piccola attesa,
croccante fuori, dentro una sorpresa:
lo chiamavano “supplì”, 
con garbo leggero,
e al sol sentirne il nome 
sorrideva già il pensiero.

Filava deciso, senza esitazione,
provatura vera, non imitazione;
Ada Boni lo sapeva, e pure suo zio:
“se non fila, ragazzo… 
nun è affar mio”!

Dentro c’era sostanza, 
sapore sincero,
un fondo di sugo paziente e leggero;
rigaglie discrete, senza far scena,
ma davano al tutto un’anima piena.

Oggi lo apri… e non succede niente,
un blocco compatto, fermo, assente;
il filo è sparito, la magia pure,
rimane un ammasso di riso 
senza più cure.

Poltiglia scotta, senza resistenza,
più crema stanca che consistenza;
la mozzarella, se c’è, si confonde…
e se la scaldi, manco se ne accorge.

E poi la panatura - vera questione -
che grida vendetta già alla visione:
ora è spessa, pesante, 
quasi murata,
ora è un velo, inconsistente, 
spesso bruciata.

E allora via con la fantasia spinta:
carbonara, gricia, ’nduja convinta,
amatriciana, zafferano, salsiccia:
più nomi che gusto… 
e meno ciccia, 
per nascondere meglio 
la mano che pasticcia
e non usar mozzarella… 
senza far figuraccia. 

Marketing furbo 
che vince facile,
ma il morso racconta 
ciò che è fragile;
perché un supplì, 
se lo conosci davvero,
non si salva cambiando abito 
nè con un nome più fiero. 

Ma se l’originale già sfugge di mano,
se manca la base, il gesto romano,
perché questa corsa 
a stupire per forza,
se poi al primo morso 
l’entusiasmo si smorza?

Non serve reinventare, 
né mescolare la tradizione: 
perché il supplì alla romana
non chiede evoluzione,
ma una buona dose d’amore, mestiere e attenzione.

E così, tra mille varianti,
restano pochi i veri, costanti:
quelli che apri… e senza parlare
ti ricordano cos’era
il vero buon mangiare.

A ricette come questa
auguro un futuro senza novità,
dove tramandare cucina autentica
sia la nuova vera libertà:
perché un morso a un supplì 
ben fatto e sincero,
varrà sempre più di qualsiasi impero.

Sara Albano

 

Photo made in AI

Scritto da Sara Albano

Laureata in Scienze Gastronomiche , raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi a Parma (dopo aver frequentato il liceo linguistico internazionale), conseguendo in seguito alla laurea magistrale un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e frequentando infine il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania. Dopo questa esperienza ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl, , dove riesce ad esprimere la propria passione per il mondo dell'enogastronomia e della cultura alimentare in diversi modi, occupandosi di project management in ambito di marketing e comunicazione e consulenza per il food service a 360°, oltre ad essere il braccio destro di Fabio Campoli e parte del team editoriale della scuola di cucina online Club Academy e della rivista mensile Facile Con Gusto.



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