Strawberry Fields forever

Fragole … o dei Fiori del Paradiso nella Woodstock di Hieronymus Bosch

Strawberry Fields forever

(Prima parte)

Nell’immagine d’apertura: Hieronymus Bosch, Giardino delle delizie, pannello interno centrale del Trittico delle delizie, olio su tavola, 1495-1504 c., Museo del Padro, Madrid

“Let me take you down / Cause I’m going to Strawberry Fields / Nothing is real 
And nothing to get hungabout / Strawberry Fields forever”  

(Lascia che ti accompagni / Perché sto andando nei Campi di Fragole / Niente è reale 
E niente per cui stare in attesa / Campi di fragole all’infinito)

(John Lennon)

Può bastare un “giardino di fragole” ad accostare il Trittico delle Delizie di Hieronymus Bosch (nome d'arte di Jeroen Anthoniszoon van Aken è, circa 1453-1516) a Strawberry Fields Forever, una delle migliori canzoni dei Beatles? Se l’aggettivo che connota un tale bizzarro accostamento è “psichedelico” forse sì. Ma andiamo con ordine. 

Addentrarsi nella complessità dei significati e delle fonti di ispirazione che costellano l’enigmatico Trittico delle Delizie, uno spettacolare olio su tavola attorno alla cui interpretazione la critica ancora ampiamente dibatte, è impresa che a malapena può essere sfiorata nell’economia di questo articolo. Conservato nel Museo del Prado di Madrid, è ritenuto il capolavoro dell’artista olandese che lo realizzò intorno ai cinquant’anni di età. 

Sebbene anche la datazione sia alquanto incerta, a confortarne la collocazione tra ultimi anni del 1400 e i primissimi del 1500 è la presenza di un frutto riconducibile per forma e colore ad un ananas. Importato in Europa dopo i viaggi di Cristoforo Colombo (e quindi dopo il 1492) segna un importante limite post-quem per la data di esecuzione dell’opera nonostante il supporto ligneo sia databile ad almeno tre decenni prima. L’uso di far asciugare il legno anche per molti anni, talvolta decenni, rende possibile non sconfessare, infatti, l’ipotesi avanzata da alcuni studiosi circa la datazione offerta dalla presenza dell’ananas.

Sulle facce esterne degli scomparti laterali del Trittico è raffigurata la terra, vista a volo d’uccello e in guisa di disco galleggiante sull’acqua che la circonda e la ingloba entro una sfera trasparente, nel terzo giorno della Creazione. È un’immagine onirica, lunare, ipnotica, ferma. Assente ogni figura umana ed animale. L’unica personificazione che appare è quella del Creatore posto nell’angolo superiore sinistro, con il capo coronato da una tiara e la Bibbia sulle ginocchia.

Variopinto e brulicante è lo spettacolo nell’affollato e raffinato interno. La vegetazione come gli animali e gli oggetti sono raffigurati ora in sembianze surreali, ora ingigantite o artefatte in combinazioni fantastiche. Anche le dimore in cui si muovono stormi di uccelli, forse rondini, sembrano provenire da mondi in bilico tra fantasy e magia. In tale caleidoscopica scenografia, minuscoli ed affusolati corpi dal candido incarnato si stagliano in contrasto con i colori brillanti ed accessi delle ambientazioni.

Le facciate dei pannelli interni del Trittico mostrano, a sinistra, La creazione di Eva (o Il Giardino dell’Eden), a destra l’Inferno Musicale e al centro il Giardino delle delizie, che è la porzione che a noi interessa.  I bianchi corpi maschili e femminili, tra i quali compaiono alcune figure nere in primo piano, hanno tutte a che fare con frutti dalle proporzioni abnormi. Si tratta di ciliegie, more, mirtilli, fragole, che le figurette mangiano o trasportano. 

Ma sono proprio le fragole, distribuite tra la parte bassa del pannello centrale e la zona più alta di questo, ad apparire nella maggior varietà di combinazioni, fino a quella forse più bizzarra in cui una fragola gigantesca è tenuta in equilibrio da una moltitudine di figure umane accovacciate in cerchio. 

Le interpretazioni del dipinto oscillano da quelle indubbiamente suggestive che descrivono il processo alchemico della trasmutazione degli elementi e che alludono alla rigenerazione e alla vita nuova fino ai messaggi criptici per iniziati della comunità dei Fratelli e delle Sorelle del Libero Spirito (i cosiddetti “adamiti”) alla quale forse lo stesso Bosch aveva aderito.

Ma sono  convincenti anche le letture iconografiche che propongono l’associazione della copiosa presenza dei frutti alla sensualità e al godimento del gusto e che più incontrano l’osservazione di chi afferma che le possibilità interpretative evaporino tutte dinnanzi al mero piacere degli occhi rapito da colori e forme che non conservano più alcun intento simbolico, pur mutuando la sembianza dagli antichi repertori iconografici fantastici. In fondo, anche se così fosse, nulla priverebbe ciascuna figura delle polarità simboliche in continua trasformazione che riverberano nell’immaginazione stessa di chiunque si ritrovi catturato nell’incantesimo del dipinto

Laureata in Lettere moderne, con indirizzo Storico Artistico, alla Sapienza di Roma, sua città natale, in Scienze Psicologiche Applicate e in Psicologia dello sviluppo tipico e atipico, insegna Storia dell’Arte negli istituti di istruzione secondaria superiore.  

Collabora da oltre un decennio con il Dipartimento di Studi Letterari, Filosofici e di Storia dell'Arte dell’Università degli Studi Roma Due di Tor Vergata nell’ambito della formazione degli insegnanti e da alcuni anni come docente a contratto presso la cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea dello stesso Ateneo per l’insegnamento di Metodologie e Tecnologie didattiche della Storia dell’Arte. Interessata da sempre all’indagine iconografica e allo studio dei simboli nelle diverse culture, nonché allo studio della relazione tra arte e pubblicità, ha all’attivo diverse pubblicazioni scientifiche.

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