Gregor Mendel: tra piselli, api e cetrioli

Storia di un genio scoperto a posteriori - Gregor Mendel, padre della genetica moderna - e dei legami dei suoi studi con gli alimenti

Gregor Mendel: tra piselli, api e cetrioli

La fine del ‘700 ha assistito a decisivi progressi nelle scienze; dall’idea che “l’uomo è macchina” e che le leggi della fisica e della chimica si potessero applicare alla vita, nacque una nuova branca della biologia, la fisiologia, alla quale Darwin e Lamarck dettero importanti contributi. Darwin gettò le basi sulla teoria dell’evoluzione soffermandosi sulla selezione naturale; egli riteneva che le mutazioni delle specie animali indotte dalla sopravvivenza si trasmettessero alle generazioni successive.

Lamarck invece pensava che le variazioni nelle specie fossero dovute a caratteri trasmessi dal padre al figlio attraverso l’uso maggiore o minore di un determinato organo. Saranno però le leggi di Gregor Mendel a portare alla scoperta dei geni, contenuti nei cromosomi delle cellule e portatori dei caratteri ereditari. Mendel nacque nel 1822 in un piccolo borgo della Slesia alle pendici dei Carpazi; il suo nome di battesimo era Johann, ma è a tutti noto come Gregor perché questo fu il nome che scelse quando all’età di 21 anni divenne monaco presso l’Abbazia Agostiniana di San Tommaso di Brunn, l’attuale Brno.

La città, dove ancora oggi sorge l’abbazia, all’epoca di Mendel contava 70.000 abitanti ed era sede di un politecnico, di diverse società di cultori delle scienze, di un istituto filosofico, ed era anche un importante centro per la cucina del convento. Le giovani donne si recavano a Brno per imparare i segreti della cucina e una volta edotte andavano a prestare servizio presso le famiglie nobili di Vienna che apprezzavano particolarmente i piatti tipici della Moravia.  

Il padre di Mendel era contadino e si occupava di innesti e ibridazioni per ottenere migliori raccolti; la Moravia del XIX secolo era fra l’altro tra i paesi all’avanguardia negli studi di selezione dei prodotti ortofrutticoli e anche degli ovini. La passione per la matematica e le scienze portarono Gregor Mendel a studiare a Vienna; divenuto monaco e poi abate trovò nell’abbazia di San Tommaso una ricca biblioteca ma anche una serra, un’aranciera e una piccola fabbrica di birra.

L’orto del monastero era ricco di verdure, legumi e ortaggi, prodotti necessari alla dieta dei monaci. Mendel aveva un debole per i cetrioli tanto che quando era fuori dal monastero informava i confratelli del suo rientro scrivendo loro: ”Preparate i cetrioli!” .Perfettamente integrato nella vita monastica, Mendel si dedicava all’assistenza dei poveri e all’ospitalità per gli ammalati e i pellegrini; trovava però il tempo per coltivare la sua passione per la scienza anche durante i 14 anni in cui gli fu assegnato l’incarico di insegnante di fisica e di storia naturale presso la Scuola Moderna di Brno equivalente a un attuale liceo.

Mendel è noto per i suoi esperimenti sulle piante di pisello, ma la sua curiosità lo portò anche a compiere studi ed esperimenti con le api da miele. Appena divenne abate, nel 1871, fece costruire all’interno del monastero una “casa per le api“; qui egli riuscì ad ottenere una specie ibrida incrociando le api da miele europee con quelle senza pungiglione provenienti da Cipro. La sua nuova specie di ape mellifera senza pungiglione moriva però dopo pochi mesi, ma resta il fatto che i dati da lui raccolti furono in seguito molto apprezzati da esperti entomologi.

L’attenzione particolare di Mendel per i piselli del suo orto e in particolare per la specie Pisum sativum non fu casuale; alcuni botanici inglesi avevano già indicato in questa pianta la specie idonea alle ibridazioni controllate, sia per la forma del fiore che per il facile riscontro di particolari caratteri ereditari trasmissibili negli incroci. E di incroci Mendel ne fece davvero tanti; si procurò ben 34 specie diverse di semi di pisello e per due anni provvide a selezionare quelle idonee all’ibridazione. Nei successivi sette anni sperimentò gli incroci e infine inviò il suo saggio sull’ibridazione a numerosi scienziati del suo tempo, forse anche allo stesso Darwin, ma nessuno riuscì a comprendere l’importanza della sua ricerca.

Il maggior merito di Mendel è stato quello di usare il metodo matematico e statistico alla biologia, metodo che Darwin non condivideva affatto; eppure è probabile che Mendel maturò la decisione ad indagare sull’ereditarietà proprio dallo scienziato inglese e dalle sue rivoluzionarie idee. Da bravo coltivatore dell’orto Mendel si interessò alle previsioni del tempo e divenne pure un autorevole meteorologo; per tre volte al giorno e fino a pochi mesi prima di morire ebbe la cura di raccogliere i dati metereologici dal suo monastero che aveva dotato di una piccola stazione metereologica.

Prima che sopraggiungesse la sua morte, avvenuta nel 1884 all’età di 66 anni, lo scienziato disse ”Il mio momento arriverà”. Seppure modesto e timido il monaco si sentiva sicuro dell’importanza delle sue scoperte, ma solo dopo circa 35 anni quegli scritti - pare un centinaio - che aveva inviato a tanti studiosi del suo tempo furono ripescati da tre scienziati che tentarono di attribuirsene il merito e portarono avanti le ricerche. Questa tardiva riscoperta fu dovuta in parte al fatto che tutti gli scritti e i documenti personali alla morte dell’abate furono bruciati sulla collina dell’abbazia, secondo l’uso dell’ordine monastico.

Nel 1900 gli studiosi Erich Tschermak austriaco, l’olandese Hugo De Vries e il tedesco Carl Erich Correns riprendono gli studi sull’ereditarietà a partire dalle osservazioni di Mendel ma dei tre solo Correns difende la loro paternità dal tentativo degli altri di fare proprie le ricerche del monaco, ed è lui che formulò la prima legge di Mendel che attribuì all’abate perché le basi fondamentali erano le sue. L’8 maggio dello stesso anno lo zoologo inglese William Bateson presentò le ricerche di Mendel durante una conferenza presso la Royal Horticultural Society, tradusse il saggio dell’abate e contribuì a divulgare le sue rivoluzionarie scoperte rendendo così onore postumo al precursore della genetica moderna .

Photo via Canva / Wikimedia Commons

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 al 2023 ha insegnato Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali ed ha collaborato con la nomina di Vice Direttore per la regione Puglia alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani. Le piace correlare la scienza al cibo, nonché indagare su storie e leggende, e con Prodigus inizia il suo percorso di redazione di contenuti golosi per gli utenti del web.

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