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Vino dolce da meditazione tra i più pregiati del Nord Italia, ecco le sue caratteristiche tra versioni e consigli di degustazione
Il Picolit, riconosciuto DOC nel 1970 e DOCG nel 2006, è uno dei vini dolci più noti del Nord Italia, e può essere considerato senza dubbio come la perla preziosa dell’enologia e della viticoltura del Friuli, fatto conoscere nella seconda metà del secolo XVIII alle corti di Francia, Austria e Russia, Inghilterra e Toscana, grazie all’opera del conte Fabio Asquini, nobile e agronomo (Fagagna, 1726 – Udine, 1818), autore di un trattato sul marketing di questo vino.
Il Conte ne spediva, in piccole bottiglie di vetro soffiato di Murano, anche al Papa (come dimostrato da una lettera inviata nel 1765 da monsignor De Rinaldis all’Asquini), oltre che a Genova, Milano, Napoli, Ancona ed in altri luoghi. Diversi documenti riportano che agli inizi dell’800 una spedizione partì addirittura per gli Stati Uniti d’America.
Luigi Veronelli (Milano 1926 – Bergamo 2004, gastronomo, giornalista, editore, conduttore televisivo, filosofo) disse di questo vino (prodotto dalla Contessa Giuseppina Perusini, sorella dell’agronomo Giacomo fautore di studi e selezioni sul vitigno, specialmente quando la vite in tutta Europa fu decimata dalla fillossera): “Non credo vi sia in Italia vino più nobile di questo, è stato autentica gemma dell’enologia friulana…; potrebbe essere l’orgoglio di tutta la nostra enologia solo se si riuscisse a stabilizzarne la coltura e la vinificazione. Le sue qualità lo renderebbero in Italia, ciò che per la Francia è lo Chateau d’Yquem” (vino di Sauternes a sud di Bordeaux, unico vino dolce francese ad aver ricevuto in patria la menzione di "Premier Cru Supérieur", dal costo di anche 5.000 € a bottiglia!).
Nel suo Atlante Mondiale dei Vini, Hugh Johnson (nato a Londra nel 1939, autore britannico ed esperto di vino, considerato lo scrittore di vino più letto al mondo) afferma: “Motivo di orgoglio locale è il Picolit, un vino bianco da dessert che potrebbe essere definito il Jurançon (vino AOC cioè DOC, bianco, dolce, del sud ovest francese) italiano, più erbaceo e floreale benchè meno mielato del Sauternes”.
A inizio ‘800 lo studioso Giorgio Gallesio (dirigente pubblico e botanico; Finalborgo 1772 – Firenze 1839) pubblicò un testo descrittivo di vari tipi di frutta, inserendovi anche il picolit, chiamandolo piccolito per la piccolezza dei grappoli e degli acini, descrivendo anche il dolce vino bianco ottenuto dalla sua lavorazione, paragonandolo ai vari vin santi ma definendolo superiore per profumo e sapore. Secondo molti esperti sarebbe superiore al Tokay ungherese e all’ Ice Wine, prodotti in quantità decisamente superiori.
Le origini di questo vitigno di uva bianca (esistono anche i Picolit neri, ma non hanno nulla a che fare con il Picolit bianco argomento di questo articolo) non sono certe, ma sin dal XVII secolo si possono trovare citazioni che celebrano la bontà del vino dolce che da esso si ottiene. Questo vitigno caratterizza le colline ad est di Cividale del Friuli che seguono il corso del fiume Natisone, fino al Corno di Rosazzo, a pochi chilometri dal confine tra Italia e Slovenia, e per questo molti ritengono che sia questa l’area di origine (dove era coltivato già al tempo dai conquistatori Romani).
Il nome Picolit (sinonimi: uva del Friuli, piccolit, piccolito, piccolito friulano), sembra che significhi “di piccole dimensioni” sia con riferimento all’acino che al grappolo, con la conseguente ridotta produzione di uva per ogni ceppo. In passato la sua coltivazione interessava quasi esclusivamente il Friuli, con piccole altre zone nel trevigiano, in quel di Bassano del Grappa e altri comuni del vicentino. La caratteristica bassa produzione, che dipende dalla difficoltà di allegagione derivata dalla sterilità del polline, origine del conseguente aborto fiorale, determina per motivi economici la coltivazione sempre più ridotta di questo ineguagliabile vitigno.
Il grappolo è medio, piramidale, da spargolo a molto spargolo, peso 130-150 g, 15-30 acini per grappolino. L’acino è piccolo, ellissoidale, buccia pruinosa, consistente, di medio spessore, colore verde dorato, leggermente punteggiata, la maturazione è medio tardiva (fine settembre – primi di ottobre).
Il Picolit è un vitigno che non presenta particolari esigenze quanto a clima e terreno; il difetto principale di questo vitigno è la scarsa produzione conseguibile, dovuta alla colatura (caduta del fiore non fecondato) e all’acinellatura (sviluppo disomogeneo degli acini del grappolo, causata dall’aborto fiorale) per i citati problemi dei fiori, per cui occorre inserire nell’impianto dei vitigni impollinatori, come per esempio il Verduzzo, anch’esso bianco. In compenso però gli acini che si sviluppano sono molto zuccherini e profumati, da cui la particolare qualità del vino derivato da uve raccolte dalla pianta sovramature, oppure fatte un po’ appassire su graticci o in cassette, con grande impiego di manodopera e tanta pazienza. Il Picolit in compenso è molto resistente alle classiche malattie della vite, sia da insetti che da funghi (parliamo di micromiceti), oltre che a quelle climatiche (siccità, vento, umidità, freddo, ecc.).
L’uva bianca di Picolit uva è usata esclusivamente a fini enologici e da essa, si ottiene un vino bianco, dolce, con un grado alcolico medio di 13-14°, pH 3,2-3,3, acidità totale di 6-7 g/l, che dopo l’invecchiamento possiede un colore giallo paglierino carico tendente al dorato (tipico delle uva sovramatura), con profumo delicato, caratteristico, intenso di fiori di campo, mandorla, pesca, albicocca matura, oltre che miele, fichi, mele e pere mature (ovviamente in relazione a zona e tecnica di coltivazione, capacità enologica dell’imprenditore), alcolico e pseudocalorico in bocca (il calore da alcol è detto pseudo calore perché non dovuto all’alta temperatura del vino), armonico e gradevole, dal amabile (), con persistenza aromatica ammandorlata.
Il vino Picolit DOCG fa parte della DOC Colli Orientali del Friuli, mentre quello semplicemente DOC rientra nella DOC Collio Goriziano; per la DOCG il disciplinare (2006) ammette una produzione massima di uva di 40 q per ettaro (come anche per la DOC del Collio Goriziano), con resa massima in vino di 22 hl per ettaro (quindi resa massima del 55%, contro il 60 % del Picolit DOC Collio Goriziano, da cui 24 hl/ha). La produzione media di Picolit DOCG si aggira intorno ai 700 hl, corrispondenti a 100.000 bottiglie da o,75 l: come si vede è una produzione piuttosto ridotta, il che spiega l’elevato prezzo della bottiglia (20-40 euro e più).
Il Picolit dei Colli Orientali (l’unico divenuto DOCG nel 2006), che può essere immesso al consumo a partire dal 1° settembre dell’anno successivo alla vendemmia (in bottiglie con tappo di sughero), è prodotto con almeno l’85 % di tale uva ed eventuali aggiunte di altri vitigni a bacca bianca (sempre tra quelli autorizzati e raccomandati per la coltivazione nella regione, escluso però il traminer aromatico o gewurztraminer, condizioni uguali al Picolit DOC Collio Goriziano), all’atto del consumo presenta colore giallo paglierino carico, quasi dorato, con odore delicato, sapore amabile (20-50 g/l di zuccheri) o dolce (50-100 g/l di zuccheri), caldo, armonico (tutte le componenti dell’analisi sensoriale son combinate al massimo livello qualitativo)), gradevole, gradazione alcolica minima 15° volume.
Il Picolit della DOC Collio Goriziano è prodotto in due aree ben distinte e delimitate, comprese nella zona collinare che si estende a oriente del fiume Judrio fino al confine di Stato con la Slovenia, in provincia di Gorizia, ha un colore paglierino più o meno intenso, odore delicato, fine, gradevole; sapore amabile o dolce, caldo, armonico, gradevole, delicato; gradazione alcolica minima 14°; con invecchiamento di almeno 2 anni diventa della tipologia Riserva.
Due varianti del Picolit vengono prodotte nelle sottozone Cialla (uso di 100% di uve Picolit) e Rosazzo, con periodo minimo di affinamento di 2 anni e almeno 15° alcolici.
Il vino Picolit è un bianco, dolce e generalmente passito, adatto all’invecchiamento anche in legno, ottenuto con sistemi di vinificazione semplici e tradizionali. Per le sue caratteristiche è difficile da abbinare a tavola: abbinamenti frequenti e di successo sono quelli con formaggi erborinati, foie gras, grossi crostacei. Altri lo affiancano anche a dessert semplici (magari dolci secchi alle mandorle, presnitz triestino, gubana friulana e su diverse preparazioni con la presenza di cioccolato), frutta secca e frutta candita.
Tutti però concordano sul fatto che il Picolit è vino da meditazione e da conversazione, per cui è ideale da gustare puro in assenza di cibo.. L’epoca migliore per berlo oscilla tra i 2 e i 5 anni dalla vendemmia: gustiamolo servendolo a 10 – 12° C, in calice piccolo per vini dolci.
Note bibliografiche
- André Dominé, Vino, Ed. Gribaudo
- Mensile Il Mio Vino, Ed. Il Mio Castello
- L. Veronelli, Bere Giusto, Ed. BUR Rizzoli
- Calò – Scienza - Costacurta, Vitigni d’Italia, Edagricole
- Il vino italiano I – II vol., Ed. AIS
- AA.VV., L’universo del vino, Ed. ENOSIS



















































































































































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