Riso meno nutriente

Il cereale più consumato al mondo rischia di peggiorare nelle qualità nutrizionali a causa dei livelli di anidride carbonica

Riso meno nutriente

I dati sul suo consumo in tutto il mondo lo proclamano già da decenni cereale re delle tavole internazionali, grazie alla sua alta capacità saziante e alla qualità dei carboidrati e delle proteine che è in grado di apportare all’organismo: stiamo parlando dei preziosi chicchi di riso, che tuttavia, secondo una ricerca pubblicata nel 2018, rischierebbero un calo di qualità nutrizionale a causa dei crescenti livelli di diossido di carbonio (meglio conosciuto come anidride carbonica) nell’atmosfera terrestre.

In particolare, il professore che ha dato inizio allo studio presso l’Università di Tokyo, specifica che il fenomeno riguarderebbe soprattutto il contenuto in minerali (in particolare ferro e zinco), vitamine (B1,B2,B3 e B9) e proteine. Un evento in continua crescita soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso.

Il riso non è solo una delle più importanti fonti alimentari mondiali di calorie, ma anche di proteine e micronutrienti che si rendono fondamentali alla sopravvivenza di molte persone che se ne nutrono nei paesi del terzo mondo ed in via di sviluppo, ha affermato Kazuhiko Kobayashi, co-autore della ricerca ed esperto negli effetti dell’inquinamento dell’aria sull’agricoltura.

Dunque, le popolazioni che vivono in aree nelle quali si verifica sia un alto consumo medio di riso, sia la sussistenza di un basso prodotto interno lordo, potrebbero nei decenni a venire soffrire maggiormente di malnutrizione. Pensiamo ad esempio a Bangladesh, Cambogia, Indonesia, Vietnam, Myanmar e Madagascar, dove questo cereale sostenta le genti per quasi il 50% dell’energia giornaliera totale necessaria.

Fortunatamente, non tutte le varietà esistenti di riso mostrano gli stessi effetti: per questo, in futuro, la ricerca si concentrerà in tutta probabilità su quelle specie che mostrano una certa (positiva) “resistenza” anche ai mutamenti climatici.


Fonte: Food World News

Scritto da Redazione ProDiGus

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