Lis pipinis di scus

Conosciamo le caratteristiche bambole friulane e slovacche realizzate tipicamente con le foglie di mais!

Lis pipinis di scus

Nella città di Martin in Slovacchia, il quinto piano del Museo nazionale è interamente dedicato all’esposizione delle “supolienski “, graziose e delicate bambole fatte con le foglie di mais, una delle espressioni dell’artigianato contadino che interessa un po' tutti i paesi dell’Europa centro-orientale. La tecnica di lavorare a mano e intrecciare le brattee che avvolgono le pannocchie di mais è nata nei territori che circondano Bratislava negli anni ’50; le figurine in foglie di mais esposte al museo rappresentano personaggi del mondo contadino intenti nel proprio lavoro grazie alle aggiunte di rametti, cuciture e pezzi di stoffa.

Le supolienski sono diventate souvenir immancabili da riportare a casa dopo il viaggio in questi territori. Questa arte è uno degli esempi di economia circolare nonché un'eredità da conservare e difendere dalla produzione di massa e dall’utilizzo di altri materiali sintetici. Anche in Italia, a soli dieci chilometri di distanza dalla città di Udine, il comune di Reana del Rojale vanta il suo artigianato ecosostenibile basato sulla coltivazione del mais che qui ebbe inizio nel 1620.

In questa regione i contadini locali presto scoprirono che si potevano usare tutte le parti della pianta del mais, incluso lo “scus”, ovvero il cartoccio che si ottiene liberando le pannocchie mature dalle foglie, o per meglio dire le brattee, che le avvolgono. Queste brattee secche sono appunto quello che è lo scus; hanno un colore paglierino chiaro e, immerse in acqua per circa mezz’ora, diventano modellabili, e possono essere anche tinte con anilina colorata per realizzare diversi oggetti d'artigianato.

Tra questi manufatti ci sono quelli che in dialetto friulano sono ”lis pipinis di scus” ovvero le bamboline e i pupazzetti di scus, che le donne di campagna realizzavano per i propri bambini come premio per l’aiuto che i loro piccoli avevano dato in giornata staccando le pannocchie dalle piante di mais e poi scartocciandole. Le pannocchie si mangiavano bollite o arrostite sulle braci del camino, mentre con i loro tutoli (ossia i "torsoli" residui) si accendeva il fuoco; insomma, non si buttava via nulla!

Le foglie del mais, oltre che per manufatti da intreccio e bamboline che rappresentavano una ulteriore fonte di guadagno per le donne, servivano anche come lettiere per gli animali della stalla o come imbottitura per fabbricare materassi. Nel ventennio compreso tra gli anni ’60 e gli anni ’80, il sacerdote di Reana don Mario Fabrizio promosse la fondazione della Cooperativa Artigiana Cartocciai Friulani, con sede presso la frazione di Cortale di Reana del Rojale; le “sportis” ,cioè le versatili borse che qui si confezionavano, furono vendute in tutta Europa e giunsero fino a New York.

La crisi del mercato artigianale, dovuta alla grande distribuzione e alla mancanza di nuovi artigiani, ha portato la Cooperativa a produrre con l’intreccio dello scus vari oggetti decorativi per la casa, ed anche sandali, cappelli e centrini, che insieme alle leggiadre bamboline e ai fiori di scus possano attrarre il turista e mantenere viva questa tradizione antica. A questo scopo la Pro Loco del Rojale organizza dei corsi in cui le maestre di intreccio insegnano a lavorare lo scus lasciando alla creatività e all’abilità manuale di ciascuno le tante altre possibili realizzazioni. 

Photo via Canva

Scritto da Redazione ProDiGus

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