Le ricette della signora Toku

Dai dorayaki giapponesi alle lezioni di vita in un film del 2015 firmato dalla registra Naomi Kawase

Le ricette della signora Toku

Proiettato a Cannes nel 2015 e presentato lo stesso anno nella sezione Contemporaney World Cinema del Toronto Film Festival dalla regista Naomi Kawase, il film "Le ricette della signora Toku" ha come titolo originale "An", il nome della particolare marmellata di fagioli rossi azuki che farcisce i dolci tipici giapponesi dorayaki. In generale i film che hanno la cucina in sottofondo o come tema principale si inseriscono in quel filone cui appartengono sia il cinema d'autore che le pellicole di tipo commerciale; in questo film, un po' come in The Ramen girl, la cucina è il mezzo per parlare al cuore.

La trama è tratta dal romanzo "Le ricette della signora Tokue", primo libro tradotto in italiano dello scrittore giapponese Durian Sukegawa, nato a Tokyo nel 1962 e laureato in Filosofia Orientale e poi in Pasticceria presso l'Università della Pasticceria del Giappone. Attraverso i dorayaki si mettono a confronto tre generazioni con le loro angosce e aspirazioni: la giovinezza della introversa studentessa Wakama, l'età adulta del burbero Sentaro e la terza età della signora Tokue. 

È una storia dal sapore agrodolce come quello della marmellata di fagioli che è racchiusa tra i due dischi di pasta fatti con un impasto, il kasutera, simile a quello degli occidentali pancake; il risultato è il dorayaki, la merenda golosa che tutti conosciamo attraverso il cartone animato Doraemon. I tre personaggi principali della storia finiscono per formare una specie insolita di famiglia, unita non solo dalla passione per i dolci ma anche e soprattutto dalla comune aspirazione alla felicità, riscatto per ciascuno dalle sofferenze e dalla solitudine vissuta. 

Sentaro è un uomo che produce e vende i dorayaki senza entusiasmo, in una bottega di una via commerciale chiamata via dei Ciliegi dietro la ferrovia, a Tokyo. È un ex-galeotto in debito col proprietario del locale; la clientela è ridotta alle studentesse che lì si incontrano dopo la scuola e tra queste c'è Wakama piuttosto riservata e solitaria. Sentaro quando può abbassa la saracinesca e beve sakè pregustando il giorno in cui salderà il suo debito e sarà finalmente libero. Ma un giorno di primavera la sua vita ha una svolta: all'ombra dei ciliegi in fiore, unica attrattiva per il suo negozio, compare la quasi ottantenne signora Toku che, con insistente dolcezza gli chiede di assumerla come aiuto pasticciere, anche se con una paga bassa. 

Sentaro non è molto convinto, vede la signora fragile e le sue mani sono deformate, ma quando assaggia la sublime an che lei prepara intuisce che la qualità dei suoi dorayaki migliorerà e i guadagni potranno salire. E in effetti le vendite presto crescono, Sentaro riesce a lavorare con motivazione e il suo cuore inaridito inizia a scoprire il senso della vita. Wakama che ha un vissuto familiare difficile, si unisce ai due alla ricerca di una figura genitoriale che ha perso. Ma tra i vissuti dei tre personaggi il più tragico è certo quello della signora Toku, ben celato attraverso la sua dolcezza e la sua tenacia; la deformazione delle sue mani è infatti dovuta alla lebbra da cui è stata colpita da giovane; è lei che ha conosciuto l'isolamento e la discriminazione riservata dalla società del suo tempo ai malati di lebbra. 

Sono proprio le dicerie della gente per la sua malattia contagiosa che impongono il licenziamento della signora Toku da parte del proprietario del locale. Sentaro si rifiuta di farlo, ma i clienti si diradano e allora la signora se ne va e torna al lebbrosario dove, confessa, ancora vive e dove a breve morirà. Con la lontananza della signora Sentaro e Wakama si sentono ancora più legati affettivamente a lei, piccola ma ostinata, temprata dalla malattia e dall'emarginazione ma capace di trasmettere l'importanza dell'"ascolto" da quello dei fagioli che incontrano lo zucchero nell'an a quello della gente che passa, a quello di tutti gli esseri viventi come a quello delle foglie che d'autunno cadono dagli alberi di ciliegio

Ancora una volta, nel romanzo meglio che nel film, il Giappone è il luogo in cui il rispetto e la gratitudine per gli ingredienti di una ricetta fanno parte di un magico rito e sono il segreto non solo per la riuscita di buoni piatti ma anche per comprendere sé stessi e trovare nella bellezza delle cose, spesso celata dall'indifferenza e il pregiudizio, la personale felicità.

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 insegna Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .

Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali e collabora, con la nomina di Vice Direttore, alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani.

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