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Sulle tracce della storia di una fontana troppo spesso dimenticata dai cittadini di Roma e dai turisti: è quella detta della "terrina" o "zuppiera"
Roma, XVI secolo: quando nella bella fontana di Campo de’ Fiori si lavava la frutta, la verdura e si mettevano a bagno i fiori!
Vi accompagnamo oggi nel rione Parione, sito nel pieno centro della città, non distante da Piazza Navona; seguendo corso Vittorio Emanuele II si giunge a Piazza della Chiesa Nuova (Santa Maria in Vallicella), ed ecco, davanti a voi, si trova la bellissima Fontana della Terrina (anche detta Fontana della Zuppiera), nome che le fu attribuito molti anni dopo la sua edificazione.
L’antica fontana romana, infatti, arrivò in questa piazza solo nel 1924, fino ad allora era ubicata al centro di Piazza Campo de’ Fiori, dove attualmente si trova il monumento a Giordano Bruno. La fontana, realizzata per volere di papa Gregorio XIII nel 1590 su disegno di Giacomo della Porta (autore tra l’altro della Fontana del Moro e di quella del Nettuno collocate a destra e sinistra della celebre Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini), appartiene al gruppo di opere progettate, dopo il restauro dell’acquedotto dell’Aqua Virgo (terminato nel 1570), per completare una importante opera di ramificazione sotterranea del condotto volta a raggiungere l’area dell’antico Campo Marzio, tra le più popolose della Roma dell’epoca e quindi più bisognose di risorse idriche.
Il progetto originale prevedeva una vasca ovale esterna posta, a causa della bassa pressione, sotto il livello stradale, cui si accedeva attraverso due rampe di quattro gradini, contenente un’altra vasca di forma ovale realizzata in marmo bianco, dal profilo bombato e il bordo svasato sui cui lati erano scolpite due maniglie ad anello ed una rosa centrale. L’acqua era versata nella vasca esterna da quattro delfini in bronzo posti sui bordi della vasca più interna (i delfini che, qualche anno prima, erano stati realizzati per la fontana di Piazza Mattei nota come la Fontana delle Tartarughe).
Già all’epoca della realizzazione, nella piazza di Campo de’ Fiori si svolgeva un popolarissimo mercato di frutta, verdura e fiori (da cui deriva il nome). Nella piazza, nonostante editti, divieti, sanzioni e proibizioni, commercianti e avventori erano soliti lavare la merce nella fontana, mantenerla al fresco e gettarvi rifiuti e avanzi prodotti dall’attività stessa del mercato, utilizzando la fontana come fosse una pattumiera.
Fu solo nel 1622, per volere di Papa Gregorio XV Ludovisi, che si pose fine a tale scempio togliendo i delfini che versavano acqua e ponendo sulla vasca interna un coperchio in travertino, a forma di cupola, con un grosso pomello centrale che conferì alla fontana l’aspetto di una gigantesca zuppiera, proprio come la possiamo ammirare oggi. La fuoriuscita dell’acqua fu garantita dai fori realizzati al centro delle rose poste ai lati della vasca stessa. L’autore del coperchio, rimasto sconosciuto, pose alla base del pomello una iscrizione che riporta “ama Dio e non fallire. Fa del bene e lassa dire, MDCXXII".
Oggi, possiamo ammirare la fontana nella sua seconda collocazione, inserita in una sorta di piscina quadrata posta sotto il livello stradale a causa della bassa pressione dell’acqua; mentre nella sede originaria è possibile apprezzarne una copia posta nel 1924 quando, per motivi non noti, si preferì realizzarla senza coperchio per posizionarla nella parte settentrionale della Piazza di Campo de’ Fiori.
La tradizione popolare romanesca narra dei fasti della fontana in occasione di alcune feste in cui dalle bocchette invece dell’acqua pare uscisse sprizzante del buon vino bianco o rosso dei Castelli! L’incuria cittadina “costrinse” Gregorio XV a mettere il coperchio alla fontana per preservarla, ora, dopo secoli di storia, spetta ai moderni cittadini romani averne cura e rispetto!
Photo via Wikimedia Commons
Scritto da Viviana Di Salvo
Laureata in lettere con indirizzo storico geografico, affina la sua passione per il territorio e la cultura attraverso l’esperienza come autrice televisiva (Rai e TV2000). Successivamente “prestata” anche al settore della tutela e promozione della salute (collabora con il Ministero della Salute dal 2013), coltiva la passione per la cultura gastronomica, le tradizioni e il buon cibo con un occhio sempre attento al territorio e alle sue specificità antropologiche e ambientali.



















































































































































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