Confetti italiani... da museo

L'arte della confetteria è ancora un vanto italiano: ecco la loro storia e i musei dedicati che sorgono a Sulmona (AQ) e Andria (BAT)

Confetti italiani... da museo

Liscio o "riccio",  sferico, ovale, con un cuore di mandorla, nocciola o ancora ripieno al cioccolato, bianco per i matrimoni, celeste o rosa per le nascite, rosso per la laurea, e poi ancora argenteo o dorato... in qualsiasi versione e occasione lo si riceva, addentare un buon confetto italiano è sempre un irrinunciabile piacere! 

I confetti (dal latino conficere, che sta per confezionare/fabbricare) affondano le loro radici al tempo dei Romani: già Apicio e Galeno li menzionano e li considerano terapeutici; ci si riferiva ai tempi a mandorle avvolte da un impasto fatto di farina e miele. La canna da zucchero viene introdotta in Italia intorno al 700 d.C. grazie agli Arabi; in seguito all’espansione genovese verso le Canarie e Madeira, la disponibilità di zucchero inizia ad aumentare, fino a giungere al '300, periodo in cui grazie alla scoperta dell'estrazione dalla barbabietola esso diventa ancora più accessibile e conveniente, portando allo sviluppo della pasticceria moderna.

Nel Medioevo la suddivisione entra in atto: dalla pasticceria, con i prodotti da forno e le paste, si distingue la confetteria, che viene associata alla farmaceutica. I prodotti a base di miele e zucchero ne costituiscono una parte fondamentale, come la frutta candita, le conserve e il marzapane. I confetti, considerati dagli speziali alimenti "secchi e caldi" venivano addirittura raccomandati per l’inverno alle persone dal temperamento freddo e agli anziani prima e dopo i pasti per favorire la digestione.

I farmacisti italiani, chiamati speziali, tra il XIV e il XV secolo trasferiscono le loro competenze al mondo dolciario e con il termine confetti si fa riferimento a due gruppi di prodotti: da un lato confetto è un prodotto con un nucleo duro di cereali o semi, dall’altra ci si riferisce anche a spezie ricoperte con zucchero e a canditi e gelatine. I confetti così come li conosciamo oggi acquistano via via un  ruolo centrale nei festeggiamenti sia del mondo liturgico che nei ricevimenti laici. quali banchetti reali o festeggiamenti per gli incarichi pubblici.  

Nel XV secolo nascono, grazie alle clarisse del monastero di Santa Chiara, i confetti di Sulmona (AQ), i quali,  legati con fili di seta, venivano usati per decorare fiori, grappoli, spighe, rosari.  Si sviluppa così, grazie allo spirito imprenditoriale di una famiglia del luogo, una vera e propria industria del confetto che ancora oggi gode di grande notorietà. L’Italia ha una grande tradizione di confetti che si è mantenuta longeva fino ai giorni nostri: oltre che a Sulmona, altre aziende storiche del settore nascono verso la fine del 1800 ad Andria (in Puglia), ai piedi del Vesuvio, nonché ad Agnone (in Molise) e a Francavilla Fontana (ancora in Puglia), entrambe rinomate per il loro confetto riccio.

Proprio per coloro che hanno la curiosità di conoscere più da vicino la storia dell’alta confetteria, due di queste aziende sono divenute anche sede dei due più importanti musei del confetto nel nostro paese. Sulmona, i cui confetti rientrano nei PAT della regione Abruzzo, è sede del museo Pelino dell’arte e della tecnologia confettiera, costituito da 3 sale espositive distribuite su 2 piani. All’interno delle sale si possono ammirare oggetti antichi tra cui i brevetti, i diplomi e le onorificienze attribuite alla fabbrica,  nonché una raccolta di bomboniere del XIX e del XX secolo.

Si continua il percorso ammirando la ricostruzione di un antico laboratorio del XVIII secolo con bassine antiche e altri macchinari usati per la produzione, come tostatrici e sbucciatrici; viene inoltre documentato lo sviluppo tecnologico nel passaggio dell’energia a vapore a quella elettrica, che ha comportato la chiara velocizzazione dei tempi di lavorazione.

Anche Andria vanta uno dei musei del confetto più interessanti del centro-sud: è il Museo del Confetto Giovanni Mucci, che sorge nella sede dell’antica fabbrica del 1894. Annoverato tra i locali storici d’Italia, al suo interno si possono ammirare utensili, macchinari, stampi per la produzione di confetti, caramelle e cioccolato, accompagnati da un video che mostra le fasi produttive dell’antico prodotto.

Ovviamente i confetti si possono mangiare sempre, al di là delle ricorrenze canoniche: se ne siete ghiotti, per conservarli al meglio manteneteli in un luogo fresco (ancor più in estate), a temperature stabili e non troppo alte, lontano dall’umidità,e dalla luce. La data di scadenza è solitamente 24 mesi dal confezionamento...ma questo sarà sicuramente l’unico traguardo che il nostro amato bon bon non raggiungerà!

Concludiamo con una curiosità "accessoria": i confetti andrebbero regalati sempre in numero dispari per ragioni di buon auspicio, e ogni numero assume una valenza specifica. Un solo confetto a simbolo dell’unicità del matrimonio,3 confetti per l’auspicio di un figlio per la coppia,,5 per augurare prosperità, felicità e lunga vita.

Photo made in Ai via Freepik

Buongustaia di nascita,  gastroamatrice per indole, la sua curiosità  per le materie prime, le preparazioni e il mondo del food la fanno approdare a scienze e culture enogastronomiche all'Università di Roma Tre. Da qui in poi, il "menù" delle sue esperienze è sempre in nuova e appassionante costruzione.

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