Alghe, dal mare al piatto

Perché occorre abbandonare lo scetticismo e scoprire ancora un nuovo ingrediente per la nostra cucina

Alghe, dal mare al piatto

Spirulina, nori, wakame, kombu, hiziki: questi sono solo alcuni dei nomi delle alghe che con sempre più frequenza vediamo esposte in vendita o proposte come ingrediente all’interno di pietanze etniche o fusion che ci vengono servite nei più moderni ristoranti. 

Arrivate sul mercato in punta di piedi già diversi anni fa - a partire dal più conosciuto foglio di alga nori utile per l’ottenimento delle più comuni tipologie di sushi diffusesi in Occidente - ancora oggi incontrano una certa difficoltà nell’entrare a far parte più propria della nostra dieta. Questo accade non tanto a causa del loro sapore (che in realtà si mostra interessante), quanto soprattutto al non conoscere come trattarle e impiegarle in cucina.

Il paese che vanta la più lunga tradizione a base di “verdure di mare” in tavola è certamente il Giappone, dove se ne consumano oltre 300.000 tonnellate ogni anno, provenienti da coltivazioni controllate portate avanti lungo le sue coste. E’ da qui che provengono oggi la maggior parte delle alghe commercializzate in tutto il mondo, ma al tempo stesso è errato considerare questo alimento puramente “esotico”: infatti, in tantissimi altri territori - come ad esempio il Nord Europa - si utilizzano le alghe da secoli, vendute tutt’oggi insieme al pesce nei mercati locali o utilizzati per dar luogo addirittura al “pane d’alghe”, conosciuto tra Scozia e Norvegia

Ma il vero motivo per cui varrebbe la pena provare ad introdurle nella nostra alimentazione quotidiana è racchiuso nelle loro caratteristiche nutrizionali. Rispetto alle piante eduli terrestri più classiche, le alghe – pur essendo molto diverse, esistendone innumerevoli specie – sono generalmente più ricche di proteine, acidi grassi omega 3 e tantissimi oligoelementi, vitamine e sali minerali. Basti pensare al solo iodio, presente in quantità da 100 a 1000 volte superiore rispetto ai comuni ortaggi. 

Inoltre, il loro contenuto in acido alginico e suoi sali derivati, si mostra funzionale nell’aiutare l’organismo ad eliminare le sostanze tossiche, e fra queste addirittura anche i metalli pesanti. 

Scritto da Redazione ProDiGus

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