Un film che racconta con una grande metafora la società consumistica, il degrado dei costumi, dell’etica, di un’epoca
Ghosh segue la lunga parabola del colonialismo, considerato alla base delle conseguenze irreversibili che vediamo oggi sul pianeta rispetto al clima (Corriere della Sera)
Amitav Ghosh, La maledizione della noce moscata. Parabole per un pianeta in crisi, Ed. Beat Best Seller Neri Pozza, 2024
Forse è un bisogno connaturato a noi umani quello di ricercare sempre il nuovo, di guardare “oltre”, superando le barriere non solo geografiche. Il mito di Ulisse, quantomeno nell’interpretazione dantesca - “fatti non fummo a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza”-, rappresenta questa continua volontà di scoperta, di conoscenza, in cui comprendo anche le avventure e il piacere del gusto con la ricerca di nuovi prodotti alimentari.
Il cibo e la sua manipolazione e trasformazione segue, nei secoli, lo stesso percorso delle scoperte geografiche e, una volta realizzato il passaggio "dal crudo al cotto”, senza il quale non ci saremmo evoluti in termini fisici mentali come oggi siamo, ha dato vita ad un percorso che non si è più fermato. Ha attraversato gli oceani con le caravelle di Colombo che, con i nuovi prodotti delle Americhe ha contribuito alle trasformazioni della società e della cultura in modo molto più decisivo di quanto normalmente si pensi.
Le spezie - in gran parte provenienti dall’India e dallo sterminato arcipelago dell’Indopacifico - nel mondo antico e medievale erano tra i prodotti di maggior valore, che da soli giustificavano l'apertura di nuove rotte commerciali, spesso imposte con la forza delle armi. Amitav Ghosh, uno dei più grandi scrittori indiani contemporanei, partendo dalla Myristica fragrans una pianta aromatica che chiamiamo noce, perché con il suo guscio le somiglia, e moscata dal nome Mascate, la capitale dell’Oman, paese in cui cominciò ad essere commercializzata, racconta uno dei misfatti più crudeli del colonialismo olandese.
Nell’aprile del 1621 a Selamon, un villaggio nell’arcipelago delle Banda, una manciata di minuscole isole perse tra l’Oceano Indiano e il Pacifico nell’attuale Indonesia, avvenne uno dei crimini piú efferati che la storia del colonialismo ricordi. I bandanesi, abitanti dell’unico luogo del pianeta dove cresce l’albero della noce moscata, una delle spezie, di cui le grandi potenze coloniali si contendevano il monopolio commerciale, furono massacrati e annientati senza pietà. Un episodio di vero genocidio, legato alla brama di conquista e sfruttamento non solo dell’uomo sull’uomo ma anche dell’uomo sulla natura. La Compagnia delle Indie Olandese, con una decisione programmata, cancellò dalla faccia della terra una piccola e operosa popolazione e anche il loro modo di convivere in armonia con la natura bellissima, ma anche minacciosa che li circondava.
Nella potente narrazione di Ghosh, i drammi del nostro presente globalizzato – migrazioni, siccità, pandemia, guerre, emergenza energetica – si ricongiungono cosí a episodi soltanto temporalmente remoti, in realtà cosí affini nella loro furia devastatrice che la maledizione della noce moscata non è affatto lontana da noi. Ben conosciamo, infatti, il devastante impatto etico e ambientale che hanno gli allevamenti e le coltivazioni intensive proprietà delle multinazionali del cibo.
Photo via Canva
Scritto da Sergio Bonetti
Ha insegnato all'Università, si è occupato di piccole imprese e, negli ultimi anni, soprattutto di quelle del settore enogastronomico, per le quali ha promosso eventi legati alla cultura del territorio. Le sue grandi passioni sono i libri, il cibo, il vino…e le serie tv.
Ama viaggiare e per lui ogni tappa diventa occasione per visitare i mercati alimentari e scoprire nuovi prodotti, tecniche e tradizioni.
E’ inoltre appassionato di ricerca e dello studio di testi in ambito culinario, per contrastarne la spettacolarizzazione e i luoghi comuni.



















































































































































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