Gli Shelley e il vegetarianismo

I due scrittori romantici Percy e Mary Shelley abbracciarono la dieta vegetale per motivi etici, spirituali e di salute

Gli Shelley e il vegetarianismo

Il poeta e scrittore Percy Bysshe Shelley fu un importante esponente della seconda generazione di romantici: insieme ai suoi amici John Keats e Lord Byron indagò sui temi dell’individualità, della ribellione e della critica sociale, della bellezza ideale e dell’amore. Pacifista radicale e idealista eccentrico, la sua opposizione alle istituzioni religiose e politiche lo espose a critiche e accuse di blasfemia per tutta la sua breve vita, ma fu apprezzato dai poeti romantici delle generazioni successive.

Il suo pensiero filosofico è incentrato sull’idea dell’amore universale che lega l’uomo alla Natura: è lei che decide il destino di tutti gli esseri viventi, e nel rispetto e la venerazione della Dea Natura l’uomo trova la pace e la felicità. La sintonia con la madre Terra secondo Shelley si può raggiungere mangiando cibi vegetali, perché le piante sono organismi che sintetizzano l’energia del sole e mangiando vegetali ci si assicura un contatto diretto e puro con la natura. Viceversa, il consumo della carne suscita passioni e induce alla violenza e alla battaglia, può causare malattie e sottopone a torture gli animali, sia quelli allevati in schiavitù e costretti a produrre più di quanto necessario che quelli macellati.

C’è da aggiungere che, all’epoca del poeta, l’aspettativa di vita era molto più breve, ed erano frequenti le malattie derivanti dal contatto con gli animali, l’inalazione di polvere dai cortili e il consumo di carne poco cotta. Nel 1813 Shelley pubblicò il saggio intitolato “A vindication of natural diet“ (tradotto come “In difesa della dieta naturale”) che si può considerare un manifesto del vegetarianismo ispiratogli dall’incontro con John Frank Newton, poeta che un anno prima aveva scritto il libro “The Return to Nature or A defence of the vegetable regimen” (“Il ritorno alla natura o Una difesa del regime vegetale” ).Quest’opera segnò l’inizio del movimento vegetariano moderno.

La dieta ottimale suggerita da Newton prevedeva frutta e verdura, uvetta, pane tostato con un velo di burro a colazione, poco latte e tè fatto con acqua distillata, e poi patate, budini e torte con poche uova e rari dessert, mentre da bere solo l’acqua distillata. Nel 1811 erano in venticinque coloro che la seguivano sostenendo di trarne beneficio sia a livello fisico che mentale. Il convincimento che il cibo di natura animale sia nocivo alla salute fu sottolineato dal suo seguace Shelley, che nel suo saggio attribuì proprio al consumo della carne l’espulsione dell’uomo dal Paradiso terrestre.

Inoltre, nel parlare del mito di Prometeo condannato a vedersi divorare perennemente il fegato da un’aquila, Shelley sostenne che questa pena gli fu inflitta perché avendo rubato il fuoco agli Dei e donandolo agli uomini aveva dato loro il mezzo per cuocere la carne. Evitare di mangiare la carne è considerato invece un vantaggio per l’ambiente e per la salute; inoltre, secondo Shelley, si dovrebbe mangiare solo ciò che si produce nel proprio paese e niente che provenga dall’estero incluse le spezie dell’India, né bere vino o birra né altre bevande forti, perché non prodotte naturalmente, ma solo acqua distillata e quindi priva di impurità.

Anche Mary Shelley - la seconda moglie di Percy autrice del famoso libro “Frankenstein o Il Moderno Prometeo”, pubblicato nel 1818 quando aveva appena 19 anni - fu seguace del vegetarianismo come il marito e molti altri intellettuali romantici. Come sostenne la scrittrice Carol J. Adams nel suo libro provocatorio del 1990 intitolato “The Sexual Politics of Meat” (tradotto in “La politica sessuale della carne”), il romanzo di Mary Shelley è permeato di vegetarianismo. Anche il suo stesso “mostro” è vegetariano e vive in armonia con la natura come si può dedurre dal passo del romanzo in cui spiega la sua dieta al suo creatore, il Dr Frankenstein: “Il mio cibo non è quello dell’uomo; non distruggo l’agnello e il capretto per saziare il mio appetito; ghiande e bacche mi danno abbastanza nutrimento”.

L’uso di frutta e verdura come alimenti base era stato indicato fin dal 500 a.C. dal greco Pitagora e ha attraversato i secoli giungendo fino ai nostri giorni. Il suo sviluppo storico è stato dettato da motivi etici, sociali, politici, ecologici o religiosi e molti filosofi e sognatori si sono ispirati al vegetarianismo per le loro lotte progressiste contro il sistema costituito. Secondo i vegetariani di oggi non consumare la carne è un vantaggio per la salute personale e lo è anche per la tutela dell’ambiente, per cui le idee di Newton e Shelley si possono considerare un’anticipazione delle attuali preoccupazioni associate alla produzione e al consumo della carne. Sicuramente, se guardiamo agli attuali eccessi nel consumare cibo di origine animale, possiamo guardare alla dieta vegetale come una buona ispirazione per migliorare il nostro piano alimentare.

Photo via Wikimedia Commons 

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 al 2023 ha insegnato Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali ed ha collaborato con la nomina di Vice Direttore per la regione Puglia alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani. Le piace correlare la scienza al cibo, nonché indagare su storie e leggende, e con Prodigus inizia il suo percorso di redazione di contenuti golosi per gli utenti del web.


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