Fabio Campoli e l'Odissea di Nolan

Fabio Campoli e Azioni Gastronomiche firmano i fiori di loto edibili nell'Odissea di Christopher Nolan, realizzati sul set in Marocco

Fabio Campoli e l'Odissea di Nolan

Da Roma all’Odissea di Christopher Nolan: i fiori di loto del film portano la firma di Fabio Campoli e Azioni Gastronomiche. Il food designer italiano e il suo team hanno progettato e realizzato i fiori edibili protagonisti delle scene tra Ulisse e Calypso. Un lavoro durato mesi, culminato sul set in Marocco, che conferma il ruolo di Azioni Gastronomiche nell’avanguardia del food design per il cinema contemporaneo.

 

 

 

 

Ci sono creazioni gastronomiche destinate alla tavola. E ce ne sono altre che, prima ancora di essere assaggiate, devono saper raccontare una storia. È il caso dei fiori di loto che compaiono in The Odyssey, il nuovo kolossal di Christopher Nolan arrivato nelle sale a luglio 2026: quelli che Calypso (Charlize Theron) offre a Ulisse (Matt Damon) sono frutto del lavoro del food designer italiano Fabio Campoli e del team di Azioni Gastronomiche.

Un dettaglio apparentemente piccolo all'interno di una produzione cinematografica monumentale, ma tutt'altro che secondario nella narrazione. Nell'opera di Nolan, infatti, i fiori di loto diventano uno strumento dell'oblio: mangiandoli, Ulisse trova sollievo dal trauma della guerra di Troia, perdendo progressivamente il contatto con i propri ricordi e con la memoria della famiglia che lo attende. Dare una forma reale e commestibile a quell'elemento narrativo ha richiesto mesi di ricerca, prove, progettazione e sperimentazione gastronomica.

Il compito affidato a Fabio Campoli e Azioni Gastronomiche andava ben oltre la preparazione di una pietanza destinata a comparire davanti alla macchina da presa. Occorreva trasformare un elemento appartenente all'immaginario omerico e alla visione cinematografica di Nolan in un oggetto gastronomico reale, credibile ed edibile, capace di rispondere contemporaneamente alle esigenze estetiche, tecniche e narrative della produzione.

 

 

 

 

 

È qui che entra in gioco il food design applicato al cinema: una disciplina nella quale gastronomia, ricerca, progettazione visiva e conoscenza del comportamento degli alimenti devono dialogare con scenografia, fotografia, costumi, regia e necessità del set. Il lavoro sui fiori di loto è iniziato molto prima delle riprese. Campoli e il suo team hanno studiato e messo a punto forme, consistenze e soluzioni tecniche fino ad arrivare alla versione destinata alla macchina da presa. E i fiori non sono stati l'unico intervento gastronomico.

Andrea Pompei e Tiziana Tozzi, referenti di Azioni Gastronomiche, si sono recati personalmente in Marocco nel 2025 per seguire sul set la realizzazione dei fiori di loto e di altre preparazioni alimentari presenti nelle sequenze dedicate a Calypso, portando direttamente sul luogo delle riprese il know-how sviluppato durante i mesi precedenti. Un lavoro nel lavoro, dunque: perché ciò che viene progettato in laboratorio deve poi essere riprodotto e gestito nelle condizioni reali di una produzione cinematografica internazionale.

 

 

 

 

 

Le dimensioni della produzione aiutano a comprendere il contesto nel quale il team italiano si è trovato a operare. The Odyssey è stato girato in numerosi paesi, tra cui Marocco, Grecia, Italia, Islanda e Scozia, facendo delle location reali uno degli elementi centrali della costruzione visiva voluta da Nolan. Lo stesso Matt Damon ha raccontato l'impatto del suo primo giorno di riprese a Essaouira, in Marocco, ricordando la scala eccezionale del set e l'impiego di migliaia di persone reali anziché ricostruite digitalmente. Ed è all'interno di questa macchina produttiva che una parte del lavoro gastronomico ha avuto origine italiana.

Per Fabio Campoli rappresenta un ulteriore tassello di un percorso professionale che da anni porta la cucina oltre i confini della sua concezione tradizionale, esplorandone le possibilità espressive e tecniche anche nel mondo dell'immagine e dello spettacolo. Con il suo staff di Azioni Gastronomiche, il cibo viene infatti affrontato come materia progettuale: non soltanto qualcosa da cucinare, ma qualcosa da studiare, costruire e adattare alla funzione che dovrà svolgere. Nel cinema questo significa arrivare a un livello ulteriore: il cibo deve essere buono quando necessario, certamente commestibile quando la scena lo richiede, ma deve soprattutto essere credibile agli occhi dello spettatore e coerente con il mondo immaginato dal regista.

La partecipazione a The Odyssey porta così il lavoro di Fabio Campoli e Azioni Gastronomiche all'interno di una delle produzioni più ambiziose del cinema contemporaneo. Non attraverso un piatto firmato o una ricetta riconoscibile, ma attraverso qualcosa di forse ancora più interessante: la capacità di inventare il cibo che una storia ha bisogno di rendere reale. È questa una delle frontiere più affascinanti del food design contemporaneo, nella quale competenze gastronomiche, ricerca e creatività diventano strumenti al servizio della narrazione cinematografica.

E dietro quei pochi minuti che oggi milioni di spettatori possono vedere sul grande schermo ci sono mesi di lavoro, prove, errori, soluzioni tecniche, mani e competenze diverse. Calypso prende in mano un fiore. Lo porge a Ulisse. Ulisse lo mangia. E quello che per lo spettatore dura pochi istanti è il punto d'arrivo di un percorso iniziato molti mesi prima, in Italia, nel lavoro di Fabio Campoli, Andrea Pompei, Tiziana Tozzi e dell'intero team di Azioni Gastronomiche. Dal laboratorio al Marocco, fino al grande schermo: questa volta, anche il food design italiano è entrato nell'Odissea!

Scritto da Redazione ProDiGus

Il nostro staff in costante elaborazione e ricerca di informazioni utili e attendibili nel mondo del food&beverage



Piave DOP

0 Commenti

Lasciaci un Commento

Per scrivere un commento è necessario autenticarsi.

 Accedi

Altri articoli