Yaupon: caffeina selvaggia

Frutto diffuso naturalmente sulle coste meridionali degli Stati Uniti, in futuro potrebbe affiancarsi al consumo internazionale di tè e caffè

Yaupon: caffeina selvaggia

La caffeina è una delle sostanze psicoattive più ricercate al mondo. Si stima che ogni anno in tutto il mondo vengano consumate più di un trilione di tazze di bevande contenenti caffeina – tra cui caffè, e bibite varie. Il tè è la seconda bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua. Per farsi una idea, nel 2014 gli Stati Uniti hanno importato 49,7 milioni di libbre di tè verde e 237,2 milioni di libbre di tè nero. In questo panorama, lo yaupon ha il potenziale per diventare la prossima bevanda contenente caffeina più consumata, almeno nel continente americano, nonostante il suo nome scientifico e il suo uso storico evochino ben altri scenari legati al suo potenziale emetico; il gusto gradevole e i benefici per la salute contribuiranno infatti ad invertire l’immeritata cattiva reputazione di questa pianta.

Oggi, infatti, si assiste ad una crescente presenza sul mercato di yaupon, che nei secoli passati era una pianta ad uso quasi esclusivo delle popolazioni indigene del continente americano. I coltivatori contemporanei delle zone di massima produzione, come il Texas e la Florida, vendono addirittura online non solo le foglie ma anche le bevande di yaupon, destinate ancora prevalentemente al mercato del sud-est, con un interesse via via crescente in altre zone del continente e in altri territori internazionali. In Georgia, per esempio, esiste già una azienda che produce un tè yaupon pronto da bere, aromatizzato con frutti autoctoni e bacche di aronia o menta selvatica e miele. Altre aziende stanno seguendo le orme della prima e stanno immettendo nel mercato tè yaupon, riservandolo alla ristorazione che, per la prima volta, si affaccia a questa nuova bevanda da offrire nei suoi menù, soprattutto in quelli tipici locali. 

Lo yaupon – nome sicentifico Ilex vomitoria – è un agrifoglio sempreverde, appartenente alla famiglia delle aquifoliaceae, originario degli Stati Uniti sud -orientali, dove cresce spontaneamente nella zone costiere dal sud-est del Maryland e della Virginia alla Florida fino al Texas e giungendo sino alle montagne dell’Arkansas. Viene comunemente chiamato anche pianta del tè americano, appalachine, cassine, bacche di coon, agrifoglio emetico, tè dei mari del sud.

Il primo nome attribuito a questa pianta fu Ilex cassine (1753), successivamente modificato da un botanico scozzese in Ilex vomitoria (1789) in riferimento al rituale dei nativi americani che prevedeva il consumo di una miscela di foglie di yaupon miste con altre erbe con conseguente vomito cerimoniale, fatto generalmente dopo aver digiunato per giorni e poi cantato e ballato, in occasione di riti e cerimonie religiose. Appellata anche bevanda nera, era tradizionalmente consumata dai nativi come energizzante prima delle battaglie e ovviamente riservata ai soli uomini.

Dai resoconti di viaggiatori ed esploratori, il tè yaupon era tradizionalmente preparato con le foglie secche, precedentemente triturate e sminuzzate in ciotole di terracotta (tipo mortai) e poi lasciate essiccare al sole, per essere usate in infuso al momento del bisogno. Il potenziale emetico della bevanda gli conferiva anche una valenza purificatrice utilizzata dagli indigeni.

A metà del XVII secolo, in piena epoca coloniale, lo yaupon giunse anche nel Vecchio continente dove fu utilizzato fino alla metà del secolo successivo quando la diffusione regolare di tè e caffè relegò lo yaupon ad essere il tè dei poveri tanto che coloro che ne raccoglievano le foglie erano chiamati, in modo dispregiativo, mangiatori di yaupon.
Oggi la pianta inizia a vivere una nuova stagione e l’interesse dei mercati la rende appetibile nonostante il nome la faccia ancora risultare ostica al grande pubblico dei consumatori. Alcuni recenti studi inoltre mostrano che la proprietà emetica sia in realtà legata soprattutto al contenuto di teobromina delle bacche che però non sarebbero commestibili per l’uomo (considerato anche il sapore estremamente amaro e sgradevole al palato). 

Diffusa in modo naturale lungo le coste meridionali del continente nord americano, la pianta ha assunto un interessante valore ornamentale (si pensi alla maturazione delle bacche rosse nel periodo natalizio che le conferisce anche l’appellativo di albero di bacche di natale) e come habitat e fonte alimentare per la fauna selvatica che sverna proprio lungo quelle coste.

Recenti studi di fitochimica hanno messo in evidenza tutto il potenziale dello yaupon: le foglie secche e non lavorate contengono infatti lo 0.65-0,85% di caffeina, valore che è leggermente inferiore a quella dei chicchi di caffè (1,1%) e delle foglie del tè (3,5%); tuttavia la fertilizzazione con azoto aumenterebbe di parecchie volte il livello di caffeina così da renderlo competitivo. Il suolo e il micro-clima, infatti, possono modificare la percentuale di caffeina naturalmente presente nelle foglie. Inoltre, lo yaupon contiene alte concentrazioni di polifenoli antiossidanti, diversi flavonoidi e una buona quantità di teobromina. Dal punto di vista farmacologico, dunque, lo yaupon grazie agli alcaloidi presenti ha una buona capacità di stimolazione del sistema nervoso centrale e contribuisce a migliorare la vigilanza e a combattere la sonnolenza, migliorando in generale le prestazioni.

Il potenziale gastronomico ed economico dello yaupon è tale da includerlo tra i food trend del 2023 accanto ai datteri, alle alghe e al pollo biologico. In un’era di cambiamenti climatici, in cui caffè e tè potrebbero non essere più colture sostenibili a lungo termine, lo yaupon potrebbe costituire la giusta alternativa in termini di sostenibilità economica e ambientale (essendo comunque una pianta selvatica e resistente dall’interessante contenuto di caffeina). Non solo tè e tisane, l’uso di bevande a base di yaupon, infatti, è particolarmente apprezzato anche nella mixology (preparazione di cocktails) tanto da costituirne una delle nuove frontiere in fatto di sapore e profumi. 

Photo via Pixabay

Scritto da Viviana Di Salvo

Laureata in lettere con indirizzo storico geografico, affina la sua passione per il territorio e la cultura attraverso l’esperienza come autrice televisiva (Rai e TV2000). Successivamente “prestata” anche al settore della tutela e promozione della salute (collabora con il Ministero della Salute dal 2013), coltiva la passione per la cultura gastronomica, le tradizioni e il buon cibo con un occhio sempre attento al territorio e alle sue specificità antropologiche e ambientali.

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