Tomahawk

Da dove origina il nome della bistecca “gigante” che fa concorrenza alla fiorentina e perché bisognerebbe provarla

Tomahawk

La bistecca fiorentina è sempre un cult, nonostante negli anni abbia attraversato qualche crisi. Non ultima quella rappresentata dal sensibile calo dei consumi di proteine animali. Dall’America tuttavia è arrivato in Italia, qualche anno fa, un taglio di carne che le fa concorrenza. Ha un nome dal suono bellico, ed è originaria dell’Australia: la Tomahawk è un classico nel barbecue degli statunitensi e ha fatto proseliti ovunque. E’ soprattutto il suo gusto a colpire nel segno: a metà strada tra la costata e il filetto.

Il suo nome, in effetti, ha a che fare con la guerra: questa bistecca ha la stessa forma della famosa arma utilizzata dalle popolazioni indiane. Al posto del manico che gli indiani impugnavano per lanciare il tomahawk, c’è l’osso che dà al taglio di carne il suo aspetto caratteristico. La cottura di questa parte del manzo è resa più semplice proprio dalla sua forma.

Messa sulla griglia appare più che succulenta agli amanti del barbecue: ha uno spessore di tre dita e un peso di circa 800 grammi, in alcuni casi supera anche il chilo. Il grasso è distribuito in maniera omogenea e la carne è tenera e succosa.

Per ottenere un risultato migliore è necessario che la Tomahawk sia tenuta fuori dal frigo almeno mezz’ora prima della cottura; massaggiata e cosparsa di olio extravergine d’oliva è pronta per la brace, dove resta per circa otto, dieci minuti. Dopodiché è pronta per essere gustata, magari con una spolverata di pepe.

In alcuni locali toscani la Tomahawk compare nel menu accanto alla tradizionale fiorentina. I ristoratori testano in questo modo i gusti dei clienti, la fedeltà alla tradizione da una parte e il desiderio di piatti nuovi, dall’altra. La Tomahawk è molto apprezzata, accanto ai classici prodotti italiani, anche dai turisti, motivo in più per darle spazio nei listini.

In origine questo taglio di carne veniva ricavato da manzi australiani, ottenuti dall’incrocio tra il Black Angus e il Wagyu giapponese.

Non è importante tuttavia il tipo di manzo utilizzato, quanto l’alimentazione che gli animali allevati seguono: un’alimentazione non casuale, poiché dal regime alimentare di questi bovini dipende la qualità delle bistecche che se ne ottengono.


Fonte: Sale&Pepe

Scritto da Redazione ProDiGus

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