Quando il cibo è… “spam”

La parola “spam” viene utilizzata in modo sempre più ricorrente: la impieghiamo per indicare i messaggi di posta elettronica “indesiderati”, ma ormai anche a livello più globale per definire qualsivoglia cosa di “insistente” nella nostra vita. Al tempo stesso, però, non tutti sanno che questo termine ha origini piuttosto curiose e… legate al mondo alimentare.

In origine, infatti, Spam nasce come denominazione di un prodotto alimentare della Hormel Food Corporation, storica azienda statunitense specializzata nella produzione di carni in scatola a marchio (appunto) SPAM®. Preparazioni a base soprattutto di carni di maiale, disponibili in moltissime varianti, da quelle aromatizzate (piccanti, al formaggio, speziate) a quelle più attente agli aspetti salutistici.

La carne SPAM, prodotta fin dal 1937, divenne celebre soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale, entrando a far parte delle razioni di cui si nutrivano i soldati americani: oltre 15 milioni di carne in scatola venivano spedite ogni settimana dall’azienda al fronte.

Da carne in scatola a email non richieste, il passo è stato breve: negli anni Settanta la correlazione nasce da un famoso sketch comico del Monty Python’s Flying Circus, noto gruppo comico inglese, che prende “di mira” la carne SPAM come sinonimo di prodotto proposto ai consumatori in maniera così insistente da diventare fastidioso e irritante. La scenetta era ambientata in una locanda in cui la cameriera elencava pietanze dal menù in cui tutto era a base di SPAM: uova, bacon e spam, spam e salsicce, e così via. La comicità derivava anche dalla reazione di deciso rifiuto del cliente.

Ma l’ultimo passo di questa storia nata nel 1937 risale ai primi anni Novanta, agli albori cioè dell’era digitale e del primo marketing aggressivo effettuato via mail. Nell’aprile del 1994, Canter & Siegel (due avvocati di Phoenix) inviarono un messaggio ad ampio spettro sulla rete mondiale USENET al fine di promuovere i loro servizi in relazione ad una “lotteria” per “vincere la green card” (ovvero quel documento utile a prendere la cittadinanza americana per chi proveniva da altri stati). Fu questa la prima volta in cui l’invio di messaggi indesiderati e di dubbia legalità, diffusi attraverso la rete, si guadagnarono l’etichetta di “spam”, venendo così definiti proprio dagli utenti che ricevevano i messaggi e interagivano fra loro sulla piattaforma USENET.

Da quel giorno il termine rimase associato alle “junk email” ovvero a tutti i “messaggi spazzatura” di posta elettronica inviati senza avere il consenso esplicito dei destinatari a riceverli. A distanza di oltre vent’anni, oggi quello delle “spam” resta un problema tutt’altro che risolto, ma farà sempre sorridere almeno l’origine del loro nome.


Fonte: Trendoo

Scritto da Redazione ProDiGus

Il nostro staff alla costante ricerca di informazioni utili e notizie attendibili nel mondo del food&beverage

1 Commento

  1. Antonio Imeneo 01 luglio 2020 alle ore 20:46

    Fantastico, grazie mille per le vostre preziosissime informazioni. Vi seguo, vi stimo e......mi sono abbonato.

Lasciaci un Commento

Per scrivere un commento è necessario autenticarsi.

 Accedi