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Disfarsene attraverso scarichi e lavandini non fa bene né all’ambiente, né all’economia italiana: ecco come agire da cittadini coscienziosi
Se c’è un “avanzo” nei confronti del quale ci si sente spesso a disagio nell’ambiente cucina sono sicuramente oli e grassi commestibili non più utilizzabili, perché già impiegati in cotture e fritture ma anche nelle conserve fatte in casa o acquistate inscatolate pronte al supermercato. Più aumenta la quantità di cui si necessita di disfarsi, più il problema aumenta: molti optano per la strada più semplice, ovvero quella di versarli (rigorosamente freddi) in scarichi di bagni e lavandini.
Guardando ai dati raccolti nel 2022 in un dossier da due consorzi che si occupano della raccolta di questo tipo di scarti - Conoe e RenOils - si stima che in Italia, nel solo 2020, siano state generate circa 290mila tonnellate di oli e grassi alimentari esausti, di cui il 38% derivante dalle lavorazioni nelle industrie e nel canale Horeca (entrambi obbligati per legge al corretto smaltimento) e la restante quantità riconducibile all’utilizzo in ambienti domestici, dove spesso viene appunto disperso in modo errato costituendo anche un danno per l’ambiente.
Influenzare una modifica del comportamento comune sarebbe possibile anzitutto attraverso una migliore informazione: non tutti, infatti, sono a conoscenza che in questi anni in molti comuni italiani (ma ancora non tutti) sono stati collocati sistemi di raccolta specifici per questi rifiuti. L’ideale è anzitutto dotarsi di bottiglie di plastica vuote, ben lavate (come quelle dei detersivi), anche quelle contenenti originariamente l’olio “pulito”, da tenere sempre a portata di mano per essere riempite con l’olio del tonno sott’olio, dei carciofini, della frittura delle cotolette. C'è chi in mancanza d'altro conferisce queste bottiglie nell'indifferenziato, e chi invece è riuscito a trovare l'apposito punto di raccolta nella propria città (situazione più auspicabile!).
Non c’è niente di più sbagliato e dannoso per l’ecosistema che gettare oli e grassi esausti negli scarichi: agendo in questo modo (e peraltro in massa) questi vanno ad inquinare inevitabilmente le falde acquifere, che potrebbero arrivare ad essere contaminate al punto di dimostrarsi non più potabili. Inoltre gli oli esausti miscelati alle acque di mari e fiumi riducono la quantità di ossigeno disponibile per la fauna che le popola, possono arrivare ad impedire la fotosintesi della flora acquatica e, se queste acque vengono utilizzate per irrigare i campi, il terreno è reso praticamente sterile in quanto impregnandosi di oli non riesce ad immagazzinare sostanze fondamentali al nutrimento delle piante al suo interno.
Ma reso noto ciò, a quanti italiani in realtà sarà capitato ad oggi di vedere un bidone per il conferimento degli oli esausti? Davvero pochi, a quanto si stima dalle quantità conferite. E chi può correre ai ripari sono i Comuni, investendo su una corretta e trasparente informazione ai cittadini; ma l’unica alternativa, al momento, sembra informarsi in prima persona presso di essi sulla situazione nel proprio comune. La dispersione degli oli esausti è infine anche un danno economico, in quanto dal suo “riciclo” si producono biocarburanti, biolubrificanti ed altri prodotti per i quali oggi l’Italia necessita addirittura di importare oli esausti dall’estero. Informandoci e cambiando il nostro comportamento in cucina con oli e grassi alimentari esausti, solo tutti insieme potremo contribuire a “fare davvero la differenza”.
Photo via Canva
Fonte: Il fatto alimentare
Scritto da Redazione ProDiGus
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