Le "casse delle tentazioni"

Uno studio svela che rimuovere snack e dolcetti dall'area delle casse dei supermercati aiuterebbe a combattere l'obesità

Le "casse delle tentazioni"

Quante volte, nell'accingerci al pagamento presso la cassa del supermercato, veniamo tentati dall'afferrare una barretta al cioccolato, un sacchetto di caramelle, patatine o qualsivoglia piccolo snack non troppo salutare?

Secondo una recente ricerca condotta dalle Università di Cambridge, Stirling e Newcastle, pubblicata dalla rivista Plos Medicine, davvero tante, anche se spesso non ce ne accorgiamo, trattandosi di cosiddetti "acquisti d'impulso", ovvero non pianificati e dettati dal nostro "istinto goloso".

Uno studio che è stato finanziato dal governo britannico, ed ha osservato i comportamenti di 7.500 consumatori in ben nove insegne della grande distribuzione UK tra il 2016 e il 2017. Il risultato emerso racconta che, effettivamente, nei supermercati in cui alle casse non sono presenti le classiche gondole che espongono questi prodotti, si registra una sensibile diminuzione dell'acquisto dei "mini junk food", pari al 76%.  

L'indagine ha esaminato anche più profondamente il comportamento dei consumatori, andando a discernere coloro che acquistano questi prodotti per consumarli immediatamente per strada nel ritorno verso casa, e coloro che invece preferiscono metterli in busta e mangiarli tra le mura domestiche.

E' soprattutto per questa seconda categoria, infatti, che si verifica una diminuzione immediata dell'acquisto.

Già sei delle nove catene di supermercati analizzate hanno sensibilmente ridotto la presenza di questi prodotti nell'area delle casse, ma un ulteriore aiuto per combattere il fenomeno (e di conseguenza anche l'obesità) dovrebbe secondo gli esperti derivare dall'applicazione di una specifica misura da parte del governo del Regno Unito, attraverso la definizione di precisi parametri nutrizionali che i prodotti in vendita alle casse dovranno rispettare: un espediente utile a non far opporre nessun player della GDO al cambiamento.

Fonte: ilfattoalimentare.it

 

Scritto da Redazione ProDiGus

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