Come orientare la predisposizione dei bambini ad una sana alimentazione
Lo chiamano "ice cream bean", ed è il fagiolo gelato che cresce sugli alberi: ecco dove cresce e come lo si gusta
Inga edulis è il nome scientifico dell’albero più comunemente noto come fagiolo gelato. Questa pianta è conosciuta anche con altri nomi locali — tra cui pacay, guamà o guaba, cuaniquil, shimbillo — perché le sue aree d’origine si estendono dall’America centrale fino a gran parte dell’America meridionale. Oltre che nei territori nativi, è stata introdotta anche nelle Hawaii, in Florida e in alcune regioni dell’Asia e dell’Africa.
Fin dall’epoca precolombiana questa leguminosa veniva coltivata dalle popolazioni indigene dell’Amazzonia, che ne utilizzavano praticamente tutte le parti. Anche se predilige la vicinanza alle rive dei fiumi e delle zone paludose, il fagiolo gelato tollera abbastanza bene la siccità e riesce ad adattarsi sia al clima tropicale umido sia a quello subtropicale più secco. L’albero può raggiungere altezze molto variabili, da 4 fino a circa 20 metri. La sua chioma ampia e piatta, sempreverde nelle regioni tropicali, offre un’ottima ombra ed è spesso utilizzata nelle piantagioni di caffè, cacao e tè. Proprio per questa caratteristica l’Inga edulis viene talvolta coltivata anche come pianta ornamentale o da ombreggiatura.
Del fagiolo gelato si utilizzano davvero molte parti: foglie e rametti possono servire come foraggio o come pacciamatura, mentre il legno viene impiegato come combustibile o come semplice materiale da costruzione. Nella medicina popolare sudamericana, inoltre, decotti ottenuti da foglie, corteccia e radici sono tradizionalmente utilizzati come rimedi contro disturbi gastrointestinali, reumatismi e infiammazioni. I frutti maturano generalmente durante la stagione delle piogge, talvolta anche due volte all’anno. I baccelli, lunghi e penduli, sono piatti e leggermente ricurvi: possono raggiungere anche un metro di lunghezza e presentano scanalature longitudinali, con un colore che varia dal verde al marrone-verdastro.
All’interno si trovano 10–20 semi lisci e lucidi, di colore marrone scuro o nero, avvolti da un arillo bianco, soffice e dolce, che rappresenta la parte più apprezzata del frutto. Proprio questo arillo, consumato fresco, ha dato origine al nome “fagiolo gelato”: la sua consistenza ricorda infatti lo zucchero filato, mentre il sapore è delicatamente dolce, con note di vaniglia e talvolta un leggero sentore di cannella. I baccelli freschi si conservano 3-5 giorni a temperatura ambiente, oppure fino a due o tre settimane in frigorifero. L’esportazione è però limitata, perché il frutto matura e si deteriora rapidamente; per questo motivo in Italia si trova raramente e soprattutto in negozi specializzati di prodotti esotici, spesso a prezzi piuttosto elevati.
In cucina la polpa del fagiolo gelato è ottima consumata fresca tal quale, ma può anche arricchire insalate di frutta o abbinarsi a ingredienti come banane, pere, mele, mango, fragole e cocco. Frullata, entra bene in creme, mousse, gelati e caramelle, oppure può essere utilizzata come dolcificante naturale in bevande e cocktail. In alcune zone della Colombia, gli arilli sono impiegati per preparare il cachiri, una bevanda tradizionale consumata durante le feste: gli arilli vengono masticati e poi lasciati fermentare, processo in cui gli enzimi della saliva favoriscono l’avvio della fermentazione.
I semi, invece, non devono essere mangiati crudi perché risultano tossici. Una volta cotti, però, perdono questa caratteristica e possono essere consumati come legumi: di solito vengono bolliti e hanno un sapore simile ai ceci, oppure arrostiti o cotti al forno per ottenere uno snack dal gusto che ricorda noci e castagne.
Photo made in AI
Scritto da Elena Stante



















































































































































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