Food art antiviolenza

Paolo Spinazzè è lo street artist del veronese che copre i simboli del fascismo disegnandovi sopra piatti e ingredienti della cucina italiana

Food art antiviolenza

Il fenomeno degli “street artist”, spesso celati da nomi di fantasia, che cercano di lanciare messaggi attraverso i loro disegni e graffiti raffigurati per lo più sulle mura delle città, è ormai dilagante. Da Bansky a Invader, questa moda nata sul finire degli anni Sessanta torna alla ribalta, e accade anche in Italia, attraverso un personaggio che ha scelto però di metterci la faccia.

SI chiama Paolo Spinazzè, ha 37 anni e già da tre combatte il degrado presente nelle campagne venete a colpi di colori e pennelli. Originario di San Giovanni Lupatoto, piccolo paese in provincia di Verona, firma le sue opere con il tag “Cibo”, proprio perché la sua missione è quella di coprire qualsivoglia richiamo visivo alla violenza - in particolare ai simboli fascisti e nazisti, sparsi per la regione (e anche in tutta Italia) a causa, purtroppo, dell’esistenza da alcuni anni di un’ondata di nuovi seguaci di questi regimi – con le sue immagini ritraenti ricette e ingredienti tradizionali della cucina italiana.

Afferma di “trovare il degrado un problema triste, ma dal quale possano nascere saporite opportunità”. Perché la street art firmata “Cibo” non ha solo valore estetico ma anche di protesta contro la sussistenza di precisi valori politici. Paolo copre anche i graffiti che riguardano d’odio razziale o sociale.

Dove c’erano svastiche, frasi xenofobe e quanto altro, “Cibo” ha iniziato a far “fiorire” i disegni di caramelle, salumi, pomodori, formaggio, piatti di pasta, e nella loro coloratissima forma li fa sembrare dei cartoon, per catturare con un sorriso l’attenzione dei passanti bambini (e non solo) e non dover più ritrovarsi in difficoltà davanti ai propri figli che chiedevano il significato dei graffiti del degrado e della violenza.

Paolo Spinazzè ha prodotto i suoi lavori più belli in piccole realtà delle campagne venete, dai casolari contadini alle piccole aziende, che sono stati ben felici di accogliere la sua arte, che cela un messaggio di pace, speranza e positività. Perché quando gli uomini condividono la tavola e il cibo, improvvisamente, come per magia, non c’è più spazio per l’odio.

 


Fonte: SBS

Scritto da Redazione ProDiGus

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