L’universale nel particolare 2

Seconda parte dell’articolo che approfondisce la simbologia della frutta e del dono nella Fiscella di Caravaggio

L’universale nel particolare 2

Seconda Parte

Immagine di apertura:

Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, Fiscella, 1601 c., Pinacoteca Ambrosiana, Milano

 

La Canestra di Caravaggio è una piccola cesta intrecciata. Caravaggio la dipinge in totale assenza di sfondo, immersa nella luce diffusa e dorata di uno spazio metafisico che occupa tutta la metà superiore del quadro. Una modernità tanto sorprendente quanto più risuona il richiamo al significato della presenza divina delle dorature bizantine. La frutta è contornata da foglie:  grappoli di uva bianca e uva nera con alcuni acini schiacciati o mancanti, foglie di vite di cui alcune accartocciate, una pesca con foglie, alcune delle quali forate o sbocconcellate, un limone con foglie maculate, una mela “bacata”, una pera, due fichi bianchi e due fichi neri, anch’essi con foglie. Vi è ampia concordanza di studi nel ritenere la Canestra allusiva di significati cristologici. Cristo (per alcuni, la Chiesa) che accoglie e protegge gli uomini.

 

Come in cielo così in terra”: nella Fiscella di Caravaggio, i nutrimenti della terra sono anche i nutrimenti dello spirito.

 

L’umanità allusa nei frutti, ricca di bellezza, di diversità e di varietà, e tuttavia contaminata dalle cadute dell’esistenza (la mela bacata, le foglie accartocciate, sbocconcellate, gli acini schiacciati), è stretta nella transitorietà delle vicende terrene, immersa nella luce della salvezza possibile. Se il frutto verrà mangiato la sua sostanza, resa nobile in tale trasmutazione, mondata degli elementi bacati o secchi, sarà trasformata. È l’invito di questa xenia caravaggesca rivolto a chi abbia il cuore, il coraggio e la fede di accettarne il dono partecipando così a quel processo di trasmutazione, dalla terra al cielo, per se stesso e per l’umanità intera.  L’uva, antico simbolo di fertilità e di sacrificio, di martirio (l’uva nera, che spremuta offre un succo rosso come il sangue) e di resurrezione (uva bianca, il cui succo altrettanto spremuto evoca le trasparenze calde della luce), altrove utilizzata dallo stesso Caravaggio con tale significato (Bacchino malato della Galleria Borghese a Roma, 1593-1594 c.), ben rappresenta questo processo.

Nei dipinti del ‘400 raffiguranti Maria (si pensi alle Madonne di Carlo Crivelli), il limone ricorre spesso come simbolo di purezza, in virtù delle sue proprietà. Usato come protezione contro pestilenze e sortilegi nel Medioevo, era per questo considerato simbolo della vita. Nella Canestra caravaggesca, le foglie maculate rappresentano gli attacchi delle forze maligne mentre il giallo della buccia e del succo richiamano tutte le simbologie che questo colore evoca. La mela è forse il frutto che offre una riconoscibilità di significato più immediata: dall’accostamento con il serpente tentatore nel giardino dell’Eden a simbolo di seduzione in virtù del suo colore invitante e della sua appetibilità. Tentazione e redenzione, quest’ultima ravvisabile nella necessità di mondare il frutto dalle parti marcite.

E ancora: la pesca, delicata e morbida come la sua pellicola, frutto paragonato al cuore umano, usualmente inserita nei dipinti ad indicare immortalità e silenzio, rinascita, bellezza e purezza. Anche il fico con le sue foglie assume un significato ambivalente: dal rimando ad Adamo ed Eva e al peccato originale ad immagine di fertilità e vita gioiosa della terra promessa. Infine, la pera, associata in molti dipinti rinascimentali alla Vergine con il Bambino, nella simbologia cristiana assume il valore di connessione con l’amore di Cristo per l’umanità, di cui questo frutto è anche più stringente allegoria per le tante fogge e varietà di sapori che assume.

Il bello, in ogni ordine di cose, non è se non ciò che armonizza pienamente con sé stesso, in modo da apparirci tale che nulla gli si possa togliere e nulla aggiungere.” Così scrive Federico Borromeo nel De pictura sacra (1624, pp.59-60). E così appare la xenia della Fiscella di Caravaggio alla quale nulla si può togliere e nulla aggiungere di quella particolare rappresentazione dalla vicenda umana sempre in bilico tra caduta e salvezza.

 

Note bibliografiche e sitografiche

  • G. Moretti, Xenia e Apophoreta di Marziale fra ekphrasis retorica e tradizione iconografica della ‘natura morta’, in L. Belloni - A. Bonandini - G. Ieranò - G. Moretti (edd.), Le immagini nel testo, il testo nelle immagini. Rapporti tra parola e visualità nella tradizione greco- latina, Trento,  2010, pp. 327-372
  • R. Papa, Caravaggio. Gli anni giovanili, Dossier Art n. 217 Giunti, Firenze, 2005
  • M. Mauss, Saggio sul dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche, Milano, 2002
  • B. Berenson, Del Caravaggio. Delle sue incongruenze e della sua fama, Leonardo Editore, Milano, 1994
  • M. Calvesi, Caravaggio o la ricerca di salvazione, in “Storia dell’Arte”, n. 9-10, 1991,  pp. 93-142
  • A. Veca,  La natura morta, Dossier Art n. 46, Giunti, Firenze, 1990
  • M. Calvesi, Caravaggio, Dossier Art, n. 1, Giunti, Firenze, 1986
  • AA.VV., Caravaggio e il suo tempo, Electa, Milano, 1985
  • Bellin, E., Nin, S., Il pero, in Letteratura, pittura e cultura, Storia e Arte,  www.colturaecultura.it

Laureata in Lettere moderne, con indirizzo Storico Artistico, alla Sapienza di Roma, sua città natale, in Scienze Psicologiche Applicate e in Psicologia dello sviluppo tipico e atipico, insegna Storia dell’Arte negli istituti di istruzione secondaria superiore.  

Collabora da oltre un decennio con il Dipartimento di Studi Letterari, Filosofici e di Storia dell'Arte dell’Università degli Studi Roma Due di Tor Vergata nell’ambito della formazione degli insegnanti e da alcuni anni come docente a contratto presso la cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea dello stesso Ateneo per l’insegnamento di Metodologie e Tecnologie didattiche della Storia dell’Arte. Interessata da sempre all’indagine iconografica e allo studio dei simboli nelle diverse culture, nonché allo studio della relazione tra arte e pubblicità, ha all’attivo diverse pubblicazioni scientifiche.

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