A tavola con i Tudor

Siamo in piena epoca rinascimentale inglese: ma cosa contraddistingueva il cibo e il suo servizio alla corte dei regnanti della dinastia Tudor?

A tavola con i Tudor

La guerra delle due rose (conosciuta in territorio inglese con il nome di Wars of the Roses) è passata alla storia per l’aver rappresentato un sanguinoso scontro dinastico, durato ben trent’anni (1455-1485): tutto nacque dal dissidio fra i molteplici figli maschi del re Edoardo III d’Inghilterra - a loro volta legati ciascuno ad una moglie ed una stirpe di potente radice nobiliare – i quali reclamavano, ciascuno per propria parte, il diritto di sedere sul trono inglese. Fu proprio in seguito agli effetti generati da questo contesto bellico interno alla nazione che la dinastia Tudor riuscì a farsi strada nella sua ascesa al potere, sostituendo la “vecchia nobiltà” con una nuova, che traeva la propria forza tanto dalle figure dei funzionari di Stato che dalla piccola nobiltà di campagna, e diede vita ad una devozione verso i regnanti altrettanto rinnovata.

I Tudor portarono nel Regno Unito un concetto assolutistico d’interpretazione della monarchia, e misero in atto uno sterminio minuziosamente calcolato di tutti i possibili aspiranti di sangue reale al trono di Enrico VII Tudor prima, e poi anche del suo successore Enrico VIII. Di origini gallesi, la dinastia Tudor riuscì a far governare cinque propri sovrani sul Regno d’Inghilterra ed i reami connessi (che comprendevano l’Irlanda), prima di finire (guarda caso…chi di spada ferisce…) senza eredi e cedere il trono alla casa reale degli Stuart: ma se parliamo di loro su Prodigus è per rivelarvi le usanze che vigevano alla loro corte in tema di cibo, bevande e usanze correlate.

Abbiamo scovato alcune comprovate informazioni in merito sul portale ufficiale dell'Hampton Court Palace, maestoso palazzo reale in perfetto stile Tudor oggi meta di innumerevoli visite turistiche nei dintorni di Londra. Enrico VIII ne divenne proprietario nel 1528, e ordinò, accanto alla realizzazione di un campo da tennis privato che attualmente è il più antico al mondo ad essere ancora in uso, anche la costruzione di una Great Hall (Sala Grande) aggiuntiva, progettata per impressionare qualunque ospite e proclamare ulteriormente il proprio potere e magnificenza.

Probabilmente vi stupirà scoprire che la Sala Grande era utilizzata giornalmente come “sala mensa” per tutti i membri di rango inferiore a quello della famiglia reale, inclusa la servitù. Nelle grandi cucine vicine, la brigata di cuochi e aiuti seguiva l’abitudine di servire due pasti al giorno, uno intorno alle 10 del mattino e l’altro alle 4 del pomeriggio. Va sottolineato inoltre che le cucine di Enrico VIII a Hampton Court Palace erano le più grandi dell'Inghilterra al tempo dei Tudor: si contavano ben 200 persone fra cuochi, sergenti, stallieri e paggi che lavoravano in un sistema sinergico per arrivare a produrre oltre 800 pasti al giorno per sfamare la famiglia reale ed il suo vasto entourage.

Nutrire l’intera corte era dunque molto complesso, senza trascurare l’assenza delle comodità moderne della cucina, dagli elettrodomestici agli utensili, senza trascurare la qualità dei mezzi di cottura e delle fonti di calore utilizzate, primo fra tutti il fuoco ottenuto dalla legna. Si può facilmente immaginare, dunque, anche in base ai ritrovamenti, che nelle cucine dei Tudor ribollissero calderoni bollenti, nonché che le carni e i pesci venissero cotti arrostiti al fuoco sugli spiedi. Guarda in questo video la ricostruzione della vita nelle cucine di Hempton ai tempi dei Tudor: https://youtu.be/11KOVvKwPFc

Le cucine erano una parte centrale della vita del palazzo: indispensabili per non sfigurare mai nel corso degli opulenti eventi del tempo a palazzo - che tra banchetti e intrattenimento rappresentavano probabilmente il primo, vero emblema di manifestazione della potenza del re – erano divise in reparti, ciascuno controllato da uno specifico incaricato. La cottura delle carni era posta sotto il controllo di tre cuochi maestri, che si dedicavano rispettivamente ai prodotti che sarebbero stati serviti al re, alla sua consorte e al resto della corte. Insomma, il sistema di regole era complesso, ma non solo: il loro rispetto (e dunque la disciplina) determinava anche chi fosse destinato a consumare i pasti come parte della propria paga e chi fortunatamente no.

Fra le regole più bizzarre, Enrico VIII arrivò persino ad ordinare agli sguatteri di smettere di andare in giro
nudi, o in abiti di tale viltà come fanno ora, né di giacere nelle notti e nei giorni in cucina o a terra accanto al fuoco”. Con i ritmi ed il rigore sul lavoro richiesti, si può ben immaginare quanto non fosse così raro imbattersi in dipendenti di corte stremati. Si racconta che uno spagnolo in visita alla corte dei Tudor nel 1554 affermò che le cucine “erano veri inferni, tale è il loro trambusto… c'è molta birra qui, e ne bevono più di quanto riempirebbe il fiume Valladolid". Forse, dunque, ad influire sulla totale nudità di alcuni servitori era anche un eccessivo abuso di alcol!

Ma tornando alla dieta dei Tudor e alle loro usanze anche nel corso dei banchetti, è dato sapere che non mancavano mai i cibi esotici come vero status, che l’assegnazione dei posti a tavola rispettava precise gerarchie, sia interne alla corte che degli eventuali ospiti. La carne fresca era il principale lusso della corte: al di fuori di essa la gente comune si nutriva di carne essiccata o conservata, di verdure stufate e di legumi, mentre nelle cucine dei Tudor i migliori tagli venivano macellati e arrostiti ogni giorno, e dalle cucine potevano fuoriuscire le più svariate pietanze, dal momento che sussisteva un vero e proprio menù, anche per i cortigiani. I piatti tendevano ad essere molto calorici: si stima che al servizio dei Tudor i cortigiani introducessero fino a 5000 calorie giornaliere!

Nell’ambito dei banchetti, testimonianze scritte raccontano non possedere un menù che annoverasse almeno 20 piatti di carne differenti era considerata come un’offesa e un disprezzo degli ospiti. Si mangiava manzo, selvaggina, agnello, maiale e persino il cigno. Le varietà di cibi e pietanze disponibili per gli ospiti nel caso dei Tudor era estremamente sbalorditiva: il re in persona ordinava che arrivassero anche delizie mediterranee da far assaggiare a tutti, come gli agrumi, le mandorle, lo zucchero cipriota, ed anche il prezioso olio d’oliva. Dall’Africa, dall’India e dalla Cina proveniva inoltre una coloratissima e profumata pioggia di spezie da scoprire.

Non di rado Enrico VIII mangiava nelle sue stanze private, lontano dalla folla, nelle occasioni più formali al tavolo coperto dal baldacchino di stato situato nella sua Camera della Presenza. Non di rado la degustazione di piatti salata si mescolava con quelli di natura dolce; ma concludiamo riportando dal sito sopra citato le portate di un menu regale della quotidianità dei Tudor, intitolato "Dieta per la Maestà del Re e la Grazia della Regina". Troverete gelatine, creme dolci, pasticci, frittelle, crostate, fagiani, cervi, conigli, galli, carpe, e per “annaffiare” il tutto l’hypocras, bevanda d’eredità medievale a base di vino, miele e aromi.

 

 



 


Fonte: hrp.org.uk

Scritto da Sara Albano

Diplomata al liceo linguistico internazionale di Taranto, sua città di nascita, raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi nella food valley d’Italia, conseguendo la laurea magistrale in scienze gastronomiche presso l’Università di Parma, per poi intraprendere un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania, dopo il quale ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl,  dove si occupa oggi di back office, redazione e project management a 360°, sia in ambito di ristorazione ed eventi, che in ambito di attività che coniugano la gastronomia ai settori dell’editoria, del marketing e della comunicazione. 

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