La camomilla

I suoi fiori si colgono in primavera, ma è con l’arrivo del freddo che diventa amata bevanda rilassante: ecco tutto ciò da sapere sulla camomilla

La camomilla

Siamo ormai giunti nel pieno dell’autunno, ma in questa stagione usufruiamo di tanti buoni prodotti della natura ottenuti nella primavera precedente: è l’esempio della camomilla, che passeggiando all’aria aperta nella stagione che preannuncia l’estate, sia in città che in campagna, è presente un po' dappertutto con il suo delicato profumo inconfondibile e il suo colore bianco e giallo dei suoi semplici fiori. 

La camomilla potrebbe essere definita come pianta aromatica “familiare”, perché quando si parla di piante medicinali molto diffuse nella tradizione popolare, lei si colloca certamente ai primi posti. In tutte le case la mamma quieta il piccolo con della camomilla, sia per favorire il sonno che per calmare i dolorini alla pancia. Originaria del Sud-Est asiatico, più precisamente della zona compresa tra la Cina meridionale e l’Australia del nord, tra Oceano Indiano e Oceano Pacifico (quindi in Cambogia, Indonesia, Filippine, Malesia, ecc.), la camomilla comune è diffusa in gran parte dell’Europa, comprese le Isole Britanniche. 

Di camomilla sono conosciute principalmente un tipo comune e quella romana: dal punto di vista botanico appartiene alla grande famiglia delle Composite (come la margherita, il carciofo, la cicoria, la gerbera, il tagete, ecc.), al genere Matricaria, specie M. camomilla, quella comune (secondo altre classificazioni si tratta della specie Chamomilla recutita); al genere Anthemis specie A. nobilis la camomilla romana (Chamaemelum nobile secondo altre classificazioni), entrambe classificate da Linneo. Si tratta di due splendide piante aromatiche spontanee, molto diffuse specialmente nel Centro e nel Meridione d’Italia, nei terreni incolti ed erbosi, sui margini dei campi e lungo i bordi delle strade. Il ciclo di vita della camomilla comune è annuale, il che vuol dire che la pianta si esaurisce nell’anno, dopo la fioritura, trasferendo nei semi tutte le sostanze elaborate nelle sua breve vita ed utilizzabili dalla pianta che nascerà.

Il fusto erbaceo è eretto e scanalato, alto fino a 30-60 cm, di colore verde o verde – glauco (azzurro chiaro tra il verde e il celeste); i fiori formano un capolino (un tipo di infiorescenza) globoso, conico, giallo, con una corona di fiori esterni ligulati bianchi (la ligula simula il petalo, con funzione vessillare), fiori interni del capolino gialli (il tipico dischetto giallo centrale che tutti vediamo). Quelli ligulati servono per attirare gli insetti pronubi (favoriscono l’unione tra polline e ovuli), mentre quelli interni hanno gli organi sessuali. A fioritura completa i fiori presentano le ligule rivolte verso il basso; a maturità il ricettacolo fiorale è conico e internamente cavo. 

Le diverse specie si riconoscono botanicamente dalle caratteristiche del ricettacolo (parte terminale espansa, o a forma di coppa, del peduncolo fiorale che accoglie i fiori del capolino, mentre il calice vero e proprio di ogni fiore è quasi invisibile). Infatti, la camomilla comune ha un ricettacolo vuoto a maturità, mentre quella romana è pieno di pagliette. La fioritura della camomilla inizia ad aprile e termina verso luglio, producendo come frutti degli acheni, piccoli, scuri e senza pappo (insieme di peli e setole, posto all’apice dei frutti, simile a un piumino, come accade nel tarassaco; serve per la disseminazione anemofila dei frutti e quindi dei semi). 

La camomilla comune si raccoglie abbondantemente allo stato spontaneo, ma viene anche molto coltivata, perché molto esportata e in grado di fornire ottimo reddito. Si adatta praticamente a tutti i terreni, perfini quelli salini, mentre rifugge da quelli troppo acidi. I terreni devono essere tuttavia fertili, ben drenati dall’acqua in eccesso, la semina si fa “a spaglio” o “alla volata”, in primavera (marzo) nelle aree più settentrionali (per sfuggire alle gelate tardive), in autunno in quelle meridionali, dopo aver mescolato il seme con della sabbia vista la dimensione minima del seme. 

Dopo 8 – 10 settimane dalla semina, la camomilla fiorisce. Ciò corrisponde all’inizio di aprile, con raccolta a maggio in modo da avere più fiori: potrà essere raccolta preferibilmente in giornate asciutte, tagliando le piantine ed essiccandole all’ombra in locali aerati, o anche su aie di mattoni al sole (una sola giornata). Sia per le piante spontanee che per le coltivate, i fiori si raccolgono prima che sboccino del tutto, in modo da massimizzare il contenuto delle sostanza importanti per l’uso erboristico o medicinale. La fioritura della camomilla comune è scalare, per cui su una stessa pianta si possono trovare fiori in diversi stadi di sviluppo, per cui in passato non solo si operava a mano, come detto, ma bisognava passare più volte per raccogliere le piante con i fiori nel giusto stadio (perlomeno la gran parte di quelli presenti dovevano essere maturi); questo era un inconveniente non sottovalutabile nella resa economica della coltivazione. 

Oggi la camomilla comune coltivata viene raccolta meccanicamente con ottimi risultati, anche se le rese qualitativamente migliori si avevano con la raccolta manuale. Le macchine per la raccolta della camomilla sono dotate di pettini che strappano i capolini dalla pianta; vi è però l’inconveniente della perdita di una quota di prodotto, per cui sono allo studio macchine per il taglio delle piantine al posto dello strappo. Grazie al miglioramento genetico, oggi vi sono tipi di camomilla comune con fioritura compatta e abbastanza contemporanea, altezza uniforme, per facilitare il lavoro delle macchine. Industrialmente l’essiccazione dei capolini viene effettuata in essiccatoi ad aria forzata a T non superiori a 50 – 55°C, per non ridurre molto il tenore in olio essenziale con scadimento qualitativo del prodotto.

Talvolta, specialmente al sud, dopo una decina di giorni dalla prima raccolta della camomilla, se ne può effettuare una seconda se lo stato vegetativo delle piantine era buono. La produzione si aggira intorno a 5 - 8 q di capolini (fiori) essiccati per ettaro.

La camomilla romana o camomilla nobile (dagli antichi Egizi dedicata a Ra, dio Sole) è, invece, una pianta spontanea (come quella comune), perenne e vivace, cioè erbacea la cui parte epigea muore annualmente, mentre la parte sotterranea (radice o altro) sopravvive, rinnovando la parte fuori terra al ritorno della primavera, e ciò per più anni. Pianta aromatica, la camomilla romana è alta 20 – 25 cm, portamento cespuglioso. Il fusto è pubescente, le foglie sono simili alla camomilla comune, ma a differenza di questa emanano un gradevole odore; il resto della pianta è simile al tipo comune. Può essere coltivata, ma in realtà ciò accade raramente e solo per hobbisti del verde.

Essendo i tipi locali spesso sterili, per coltivarla si piantano (in primavera) dei ricacci di germogli radicati in terreni fertili, ben concimati e preparati. La fioritura avviene tra giugno e settembre, la raccolta viene fatta da luglio a ad agosto con le stesse modalità della camomilla comune. Se coltivata (ma è raro) si raccolgono 3 – 6 q di fiori secchi per ettaro. Di camomilla romana ne esiste anche un tipo a fiore doppio, usata per scopi ornamentali nei giardini, oltre che essere preferita nella coltivazione perché più ricca di essenza.

Della camomilla si usano i capolini secchi e l’olio, ottenuto per distillazione dei fiori secchi e della altre parti della pianta. Sia la comune che la romana dotate di proprietà calmanti, sedative ed analgesiche, antispasmodiche, antinfiammatorie, antisettiche, antimicrobiche, digestive e filoepatiche, sia come capolini secchi e ancor più come essenza oleosa. Nella medicina popolare la camomilla viene comunemente usata come infuso (acqua bollente, ma non bollita, versata su erbe o altri vegetali secchi o freschi). 

L’essenza o olio di camomilla (dal profumo particolarmente caldo, erbaceo e floreale se di quella romana, molto rara però) è costituita prevalentemente da angelato di isobutile per il 20- 40%) e angelato di isoamile per il 10- 15% (due esteri alifatici derivati dall’acido angelico C₅H₈O₂, così chiamato perché estratto per la prima volta nel 1842 dalla pianta Angelica archangelica, pianta da giardino, dal farmacista tedesco L.A. Buchner), chetoni e monoterpenoli. L’olio di camomilla è molto usato per l’aromaterapia e la cura di infezioni cutanee lievi (eczemi, rossori, acne). Oggi la camomilla viene usata anche industrialmente per aromatizzare bevande, dolci, gelati, liquori e per profumare creme, detergenti, lozioni, e altri prodotti di cosmesi. Anche a casa la si potrà provare in ricette dolci e salate, come in delicati risotti gourmet o nella cottura di carni bianche sottovuoto a bassa temperatura, nonché per andare a costituire una parte liquida e aromatica nelle preparazioni di pasticceria. 

Per beneficiare al meglio della camomilla come bevanda calda e dalle proprietà rilassanti da sorseggiare, ricordiamo che i fiori andrebbero infusi in acqua ben calda ma non portata fino ad una copiosa ebollizione. Inoltre, sarà bene non tenere i fiori in infusione oltre i 3 minuti. Preferite berla tal quale senza aggiungere zucchero, al massimo un genuino cucchiaino di miele. Nella camomilla potrete aggiungere anche una foglia d’alloro che si allineerà bene al suo aroma di base e incentiverà l’azione benefica. Buon relax in tutta naturalezza a tutti con la camomilla! 


Note bibliografiche 
Tassinari, Manuale dell’agronomo, Ed. REDA
AA.VV., Dizionario di agricoltura, Ed. UTET
Baldini – Giardini, Coltivazioni erbacee, Pàtron Editore
Cappelletti, Botanica sistematica, Ed. UTET

Scritto da Luciano Albano

Laureato con lode in Scienze Agrarie presso l’Università degli Studi di Bari nel 1978, ha svolto servizio come dirigente del servizio miglioramenti fondiari della Regione Puglia presso l’Ispettorato Agrario della città di Taranto. Appassionato di oli e vini, ha conseguito il diploma di sommelier A.I.S. e quello di assaggiatore ufficiale di olio per la sua regione

Specializzato in Irrigazione e Drenaggio dei terreni agricoli presso il C.I.H.E.A.M. di Bari (Centre International de Hautes Etudes Agronomiques Mediterraneennes)" . Iscritto all'Ordine dei Dottori Agronomi della Provincia di Taranto. Iscritto nell'Albo dei C.T.U. del Tribunale Civile di Taranto

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