Il melone

Colore, freschezza e tanto sapore sulla tavola dell’estate! Conosciamo insieme il melone tra caratteristiche, varietà e proprietà

Il melone

Alzi la mano chi non ha mai assaporato d’estate con estremo piacere una fetta dolce e fresca di melone: siamo certi che nessuna mano si alzerà! Perché il melone, accanto all’anguria, richiama subito alla mente immagini di lunghe giornate in spiaggia, o di rilassanti cene in compagnia sotto le stelle, naturalmente nella stagione più bella dell’anno!

Botanicamente, con il nome di “melone” s’identificano sia la pianta che il suo frutto, appartenente alla specie Cucumis melo, della famiglia delle Cucurbitacee (come cetriolo, zucchino, zucca, anguria), nome che deriva dal termine cucurbita che indica la zucca e che si rifà alla porzione dell’alambicco in cui si condensa il distillato. La pianta è di natura erbacea, strisciante o rampicante, sessualmente monoica cioè con fiori maschili distinti dai femminili sulla medesima pianta. La fioritura dura tutta l’estate ma solo il 10% dei fiori diventa frutto.

I meloni vengono prodotti in diverse zone d’Italia, da Nord a Sud; le regioni più interessate alla coltura sono Veneto, Lombardia Emilia Romagna al Nord, Sicilia e Puglia al Sud. Il melone in pieno campo non si semina ma si pianta, in quanto nella coltivazione si comincia trapiantando piantine ottenute in vivai specializzati, partendo da semi selezionati, eventualmente sottoposte ad innesto erbaceo per renderle più produttive e difficilmente attaccabili dalle malattie specialmente fungine. La messa a dimora delle piantine può avvenire con o senza protezioni di plastica (tunnel) a partire già da marzo, per proseguire anche nei mesi di giugno – luglio, in modo da avere una produzione di meloni che copra tutto l’arco estivo. Nel corso della crescita una delle operazioni più importanti da effettuare è la cimatura delle piante, finalizzata all’ottenimento di frutti di qualità migliore.

La raccolta dei meloni si effettua a mano e possibilmente nelle ore più fresche della giornata, per evitare stress al frutto nelle ore calde, visto che i cassoni o le cassette piene restano al sole fino a quando non si forma il carico giusto per l’estrazione dal campo e il deposito sotto tettoie o in magazzini con celle frigorifere. I meloni raccolti possono conservarsi in genere per 15-20 giorni senza subire modificazioni negative, tenendoli però a una temperatura di 0 – 7°C. E’ maturo quando lo stelo scivola facilmente dal frutto con una leggera pressione. Non è maturo, invece, quando lo stelo deve essere separato dal frutto facendo pressione. Altri indicatori di maturità si basano su tocco, colore e aroma. Una volta maturo, l’estremità opposta dello stelo diviene leggermente morbida, il colore dell’interno della buccia si schiarisce e soprattutto l’aroma sarà più intenso.

Le varietà di melone coltivate in Italia sono numerosissime (fino a 300, di cui la più famosa ed apprezzata e la cantalupensis o melone cantalupo, diffusissimo in Sicilia), ma possono essere suddivise sostanzialmente in due grandi categorie: i meloni a frutto liscio e quelli a frutto retato, a cui si può aggiungere la categoria dei meloni invernali e quelli tipo Galia con polpa bianca o verde chiaro. All’interno di queste categorie esistono poi le tipologia a fetta segnata o no, quelle a lunga conservazione, quelle precoci e tardive.

Il largo consumo di questo frutto è consigliatissimo anche per il suo notevole potere nutrizionale: infatti è ricco di vitamina A e betacarotene, importante antiossidante e antinvecchiamento, alleato anche della tintarella (poiché stimola la melanina). Dal momento che contiene molta acqua - circa il 92% - aiuta a idratare e a dissetare il corpo specie in estate, oltre a facilitare la diuresi e la disintossicazione, mentre la presenza di fibra ne fa un naturale lassativo.

Chi soffre di sovrappeso non avrà problemi a mangiare questo frutto, poiché è assai poco calorico e contiene pochi zuccheri, la sola controindicazione è di evitare di consumarne in eccesso in quanto può sovraccaricare lo stomaco e affaticare la digestione, per la stessa ragione è opportuno, quando si mangia il melone, anche moderare l’assunzione di liquidi.

Dal punto di vista nutrizionale 100 g di melone apportano in media 34 kcal, 0,2 g di grassi, 9 g di carboidrati (8 di zuccheri e 1 fi fibra), 0.8 g di proteine, oltre a calcio, ferro, magnesio, potassio, vit. A,C,D. Si nota quindi come a fronte di tante sostanze preziose il melone apporta poche calorie, anche se ciò è funzione del grado di maturazione e della varietà. Si può ben affermare che anche mangiando 500 g di melone introdurremmo solo 160 kcal ma insieme avremmo 950 mcg di vitamina A, 160 mg di vitamina C, dosi più che sufficienti per coprire il fabbisogno giornaliero di tali sostanze.

La preziosità del melone risiede però anche nella ricchezza in sali minerali, che contribuisce al suo effetto dissetante: considerato che l’elemento minerale più abbondante nel melone è il potassio (340 mg/100g) si ottiene anche un riequilibrio del rapporto acido base nell’organismo e la regolazione dell’eccessiva sudorazione (con il sudore si arriva a perdere fino a 3 g di potassio, che devono essere reintegrati con la frutta fresca per evitare di accusare stanchezza, debolezza muscolare, e nei casi più gravi disturbi nervosi e cardiocircolatori).

Tuttavia, occorre dire che per molti il melone è difficile da digerire (a causa della sua acidità e dei composti solforati contenuti nella polpa: la soluzione in casi simili è quella di mangiarlo lontano dai pasti (quindi a stomaco vuoto) o per creare una validissima e freschissima cena. Una curiosità a tal proposito? Alexandre Dumas scrisse che “per rendere il melone digeribile, bisogna mangiarlo con pepe e sale, e berci sopra un mezzo bicchiere di Madera, o meglio di Marsala”.

Anche il classico abbinamento del melone con del buon prosciutto crudo può aiutare a sopportarne meglio l’acidità: una ricetta che non passa mai di moda, semplicissima ma capace meglio di ogni altra di legare alla perfezione il profumo e il sapore dei due prodotti, affiancando il dolce con il salato, l’acquoso con il secco, il morbido con il consistente.

Ma il melone non è solo questo, visto che può essere usato per preparare ottimi risotti, per essere parte di aperitivi dallo stile più classico o più creativo, ed ancora per essere trasformato in succo o bevanda vera e propria - arricchita con alcolici o vini frizzanti, ma anche con il latte di mandorle per un matrimonio perfetta (come ci ha insegnato il nostro Fabio Campoli), o utilizzato piacevolmente anche per gelati, granite e dolci alla frutta.

In conclusione, torniamo ancora un attimo sul tema del prosciutto e melone: quale vino abbinare a questa diffusissima ricetta? In verità, l’abbinamento non è facile perché nella pietanza coesistono il sapore acidulo e il profumo del melone insieme al salato del prosciutto. Se vogliamo bere vino con il prosciutto e melone, cerchiamo di acquistare un crudo piuttosto dolce che ben si affianca al dolce moderato del melone. Il gusto acidulo del melone verrebbe accentuato sgradevolmente se usassimo un vino bianco fresco; se usiamo un rosso saremo in presenza di tannino che lega la bocca contrastando il buon sapore del frutto.

La soluzione migliore per il prosciutto e melone è un vino frizzante, amabile e aromatico, sia esso rosso che bianco che rosato, dal Lambrusco, al Frascati Canellino e Malvasie di vario genere, in quanto la frizzantezza si rende utile a pulire la bocca dalla seppur lieve grassezza del  prosciutto crudo (che, ricordiamolo, andrebbe mangiato con un piccolo margine del suo stesso grasso).

Prova il sushi all'italiana con prosciutto e melone di Fabio Campoli!

Note bibliografiche

Manuale dell’agronomo, Ed. REDA

Coltivazioni erbacee, Bonciarelli

Colture protette, Edagricole

Merceologia degli alimenti, AIS

Tecnica dell’abbinamento cibo vino, AIS

Mensile il mio vino, Ed. Il mio Castello

Photo via Pexels

Scritto da Luciano Albano

Laureato con lode in Scienze Agrarie presso l’Università degli Studi di Bari nel 1978, ha svolto servizio come dirigente del servizio miglioramenti fondiari della Regione Puglia presso l’Ispettorato Agrario della città di Taranto. Appassionato di oli e vini, ha conseguito il diploma di sommelier A.I.S. e quello di assaggiatore ufficiale di olio per la sua regione

Già specializzato in Irrigazione e Drenaggio dei terreni agricoli presso il C.I.H.E.A.M. di Bari (Centre International de Hautes Etudes Agronomiques Mediterraneennes), nonché iscritto all'Ordine dei Dottori Agronomi della Provincia di Taranto e nell'Albo dei C.T.U. del Tribunale Civile di Taranto

, da sempre ama approfondire il food e il beverage per metterne in rilievo ogni sfaccettatura.

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