La Svezia che ama il vino italiano

Il mercato vinicolo nazionale alla conquista del mercato svedese, con 56 milioni di vino venduti ogni anno

La Svezia che ama il vino italiano

E’ marchigiano, versatile ed è tra i più apprezzati in Svezia.

Il Verdicchio è un vitigno adatto alla produzione di vini di immediata consumazione, ma anche di prodotti molto più longevi. Gli uni e gli altri volano in cima agli acquisti anche nel paese scandinavo, complice il cambiamento climatico. Le temperature più alte infatti spingerebbero a consumare meno i rossi e più i vini bianchi, i rosati e gli spumanti.

Sono 56 milioni all’anno i litri di vino italiano venduti in Svezia (il 28% del mercato, mentre la Francia ne copre il 14%), ha sottolineato Mario Meschiari, import manager del gruppo di punta nell’importazione di vini nel mercato svedese. Considerando che l’Italia vive una leggera flessione nelle vendite, il dato che arriva dal paese dei Nobel risulta ancora più importante. Il Verdicchio sembra essere l’unico a registrare incrementi significativi.

Un apprezzamento sulla base del quale cominciare a pensare di modificare i disciplinari relativi ai vini. Lo ha dichiarato Antonio Centocanti, presidente dell’Istituto Marchigiano Tutela Vini. Un disciplinare, lo ricordiamo, è un complesso di disposizioni che regolano le caratteristiche di un prodotto e la sua commercializzazione. Il mercato svedese esprime delle “richieste precise” che i produttori italiani dovrebbero saper cogliere, ampliando, per esempio, l’orizzonte dei confezionamenti.

I contenitori “bag in box”, letteralmente sacca nella scatola, sono tra i preferiti, nel paese scandinavo. Si tratta di contenitori riciclabili, per liquidi o semiliquidi, che si compongono di due parti: un sacchetto in polietilene e una scatola a protezione della stessa sacca, contro urti e raggi solari. Esternamente alla sacca è presente una valvola o rubinetto, attraverso il quale versare il vino in bicchiere o nelle bottiglie.

Questi recipienti sfruttano il sottovuoto per fare in modo che l’aria non vi penetri, neanche all’apertura del rubinetto. Se lo facesse potrebbe alterare il suo contenuto, soprattutto nel caso del vino. Si parla anche dell’opportunità di introdurre i tappi a vite, mentre ora sono obbligatori quelli in sughero.
Certo non c’è confronto tra l’eleganza del vetro e le bag in box.

Estetica a parte, l’importante è, prima di mettere mano ai disciplinari, in favore di una più facile commercializzazione del prodotto, capire se realmente un packaging diverso non possa compromettere le caratteristiche del vino, la sua purezza.


Fonte: ANSA

Scritto da Redazione ProDiGus

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