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Per rendere più sostenibile la produzione del celebre vino, parte l’impegno alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica
Nella regione francese che dà il nome allo spumante più famoso del mondo è in corso una sfida ai cambiamenti climatici. Qualche settimana fa, il Comitato Champagne che raccoglie tutti i viticoltori dell’area, ha annunciato che il nord-est della Francia, dove si produce il pregiatissimo vino, adotterà delle misure per combattere gli effetti del riscaldamento globale. Fenomeno che riguarda l’intero pianeta e richiede provvedimenti urgenti e mirati, da parte dei governi.
Le proposte che arrivano dalla Francia sono bottiglie più leggere e selezioni di varietà più resistenti agli stress meteorologici. L’obiettivo è ridurre le emissioni dovute alla produzione enologica francese del 75% entro il 2050.
Un traguardo ambizioso, ma necessario da raggiungere in un’area che fa registrare una temperatura media aumentata, in trent’anni, di +1,1 gradi Celsius. Il clima attuale in realtà ha favorito la buona qualità del vino, anche un nuovo incremento (da scongiurare) della temperatura non dovrebbe compromettere la produzione dello champagne. Tuttavia, preservare l’ambiente dai danni derivanti dal riscaldamento globale è ormai un imperativo categorico. Inoltre, non è ben chiaro nemmeno agli stessi enologi, cosa accadrebbe nel caso si dovesse verificare, in un futuro lontano, un ulteriore (rispetto a quelli già previsti) aumento delle temperature. Il Comitato è dunque al lavoro, con i suoi esperti, per cercare processi di produzione alternativi, soluzioni che tutelino le caratteristiche per cui il vino, simbolo della Francia è conosciuto in ogni angolo del mondo.
Le bottiglie più leggere nelle quali lo champagne sarà commercializzato consentiranno di ridurre le emissioni di anidride carbonica e quindi contenere il loro impatto sull’ambiente. Si punta anche a riciclare e quindi a valorizzare il 90% dei rifiuti. Non si tratta di misure in attesa di attuazione, nell’arco degli ultimi quindici anni la Francia, o perlomeno quest’area della terra al di là delle Alpi, ha già fatto molto in senso ambientalista.
La regione della Champagne detiene un primato non da poco: qui ha sede la prima filiera viticola al mondo a misurare la sua impronta carbonica e ad aver stilato un piano in favore dell’ambiente. Anche perché a condizioni climatiche mutate, non c’è garanzia che si possa continuare a produrre lo stesso vino che oggi allieta feste e palati.
Fonte: ANSA
Scritto da Redazione ProDiGus
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