Scenari letterari a tavola #1

Piccolo viaggio nelle citazioni di cibi e momenti di condivisione dei pasti nel "Gattopardo" ed "I promessi sposi"

Scenari letterari a tavola #1

Quanto è fondamentale, nella civiltà umana, il momento della condivisione dei pasti? Di certo ha una grande rilevanza e un forte significato sociale nella vita quotidiana di ciascuno di noi, da quella familiare a quella lavorativa, senza trascurare i momenti puramente ricreativi. In una varietà di situazioni, dunque, la tavola diventa fulcro, ogni volta nuovo, d’incontri, discorsi ed emersione di differenze di pensiero, culturali o sociali, da cui molti scrittori hanno tratto spunto per lanciare veri e propri messaggi nel contesto dei propri romanzi, rendendo il racconto di pranzi e cene introspettivo dei comportamenti umani.

“I promessi sposi” di Alessandro Manzoni (1840)

"Attraversati due o tre altri salotti oscuri, arrivarono all'uscio della sala del convito. Quivi un gran frastuono confuso di forchette, di coltelli, di bicchieri, di piatti, e sopra tutto di voci discordi, che cercavano a vicenda di soverchiarsi. Il frate voleva ritirarsi, e stava contrastando col servitore, quando l'uscio s'aprì..."

Recita così il quinto capitolo della celebre opera, nel quale si narra di Padre Cristoforo che si reca al palazzo di don Rodrigo per tentare di trovare un punto d’incontro con lui in merito a Lucia, alla quale egli ha impedito il matrimonio con Renzo. Giunto a destinazione, il padre si accorge di un pranzo in corso, e desidererebbe attendere in un luogo appartato il termine dello stesso per incontrare don Rodrigo in privato, ma viene invitato a gran voce ad entrare dal conte Attilio, ritrovandosi circondato dalle potenti amicizie di don Rodrigo che sorseggiano vino. Lo stesso che viene offerto con insistenza da don Rodrigo a Padre Cristoforo, che per non suscitarne la collera lo beve a piccoli sorsi. Ma sarà solo l’inizio per lui, dal momento che la continuazione del pranzo sarà un susseguirsi di affronti e avvenimenti di poco rispetto da parte dei nobili signori nei confronti del cappuccino.

Ma quali messaggi voleva lanciare il Manzoni attraverso un capitolo concentrato su una scena a tavola di quelle in cui protagonista diventa il tema dell’ “ospite indesiderato”, che a causa dell’arroganza del potente diventa anche un “ospite indignato”? L’autore non trascura di descrivere don Rodrigo intento a banchettare con i suoi aristocratici amici mentre intanto, fuori dal palazzo, regna la carestia: è uno dei molteplici riferimenti che il Manzoni inserisce nella sua ricca trama per lanciare il suo personale messaggio contro una nobiltà del tempo superficiale e oziosa, che viveva di rendita e di opulenza fini a se stesse, senza contribuire in alcun modo né alla risoluzione dei problemi delle fasce più povere della popolazione, né all’implementazione di attività economiche che potessero aumentare il benessere  dell’intera nazione.

L’insensibilità dei nobili ai bisogni della popolazione e ai problemi concreti del tempo li rendeva più impegnati nel gozzovigliare e perdersi a tavola in discorsi complessi quanto inutili, che affogavano in abbondanti quantità di alcolici. Non è dunque un caso che sia un umile frate votato alla povertà ad introdurre il lettore nel convivio dei potenti, dove si respira ostentazione e frivolezza, e la tavola fa dunque da scenario perfetto per quei “bulli d’altri tempi”, che utilizzano candelabri e posate d’argento, arrosti succulenti e vini di pregio (elogiati espressamente dal dottor Azzecca-garbugli) come mezzo di distanza e differenziazione iniziale basilare con l’ospite inatteso, più vocato allo stile di vita frugale anche a tavola.

Insomma, se questi nobili signori non fossero stati colti nel momento della tavola, tutti insieme a far baldoria e prendersi gioco dell’indifeso del caso, l’immagine propostaci dal Manzoni sarebbe stata la stessa? Crediamo di no, e che la scelta di questa ambientazione sia stata attentamente studiata dall’autore per dare un senso ben definito alla sua scena.

“Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1958)

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”: è senza dubbio questa la morale del celebre romanzo che narra i cambiamenti nella società e nella vita in Sicilia durante il Risorgimento, attraverso una storia avvincente, magistralmente scritta. Fra le sue pagine, si ritrova la dettagliata e deliziosa descrizione dei pranzi nobiliari del tempo, dall’arredo delle sale e della tavola alle pietanze - come il timballo di pasta e la gelatina al rhum diventate un po’ il simbolo gastronomico di questo libro. Ma degno di nota come “scenario letterario gastronomico” è anche il momento d’incontro degli ospiti per il pranzo alla tavola di Palazzo Salina, nel corso del quale tutti i presenti, restano stupiti e folgorati dall’immagine di Angelica. primo fra tutti Tancredi, quasi vittima d’un colpo di fulmine.

“L’attimo durò cinque minuti; poi la porta si apri ed entrò Angelica. La prima impressione fu di abbagliata sorpresa. I Salina rimasero col fiato in gola; Tancredi senti addirittura come gli pulsassero le vene delle tempie. Sotto l’impeto della sua bellezza gli uomini rimasero incapaci di notare, analizzandoli, i non pochi difetti che questa bellezza aveva; molte dovevano essere le persone che di questo lavorio critico non furono capaci mai. Era alta e ben fatta, in base a generosi criteri; la carnagione sua doveva possedere il sapore della crema fresca alla quale rassomigliava, la bocca infantile quello delle fragole. Sotto la massa dei capelli color di notte avvolti di soavi ondulazioni, gli occhi verdi albeggiavano, immoti come quelli delle statue e, com’essi, un po’ crudeli. Procedeva lenta, facendo roteare intorno a sé l’ampia gonna bianca e recava nella persona la pacatezza, l’invincibilità della donna di sicura bellezza.”

“[…]La porta centrale del salotto si apri e “Prann’ pronn’“ declamò il maestro di casa; suoni misteriosi mediante i quali si annunziava che il pranzo era pronto; e il gruppo eterogeneo si avviò verso la stanza da pranzo.”

Questa scena fa riflettere sull’evidenza che, quando un gruppo di persone si riunisce, e ancor più quando siederà a tavola, la tendenza generale sarà quella di scrutarsi maggiormente rispetto a quando camminiamo a passo svelto presi dalla vita, senza soffermarci troppo sulle miriadi di volti che incrociamo ogni giorno. Respiriamo la stessa aria, sediamo vicini, condividiamo lo stesso cibo, ed è così che, in questo contesto di spensieratezza a tavola unita alla voglia di conoscere nuove persone, accade quasi come se il senso della vista si “accendesse” facendosi più vivo, mettendoci in evidenza ogni dettaglio di cose e persone.

Proprio come la visione di Angelica, che lascia Tancredi e molti altri ospiti basiti, nonostante o proprio perché, come sottolinea l’autore, era bella sì, ma dotata di “non pochi difetti”, che anche se notati scomparivano davanti alla sua sicurezza. E parte l’analisi dei dettagli più invitanti del suo corpo, come in una radiografia accurata, ma di quelle romantiche, in cui la pelle di una donna finisce per assomigliare ad una vellutata crema fresca e la sua bocca ispira la consistenza e il sapore delle fragole.

Photo made in AI

Scritto da Sara Albano

Laureata in Scienze Gastronomiche , raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi a Parma (dopo aver frequentato il liceo linguistico internazionale), conseguendo in seguito alla laurea magistrale un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e frequentando infine il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania. Dopo questa esperienza ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl, , dove riesce ad esprimere la propria passione per il mondo dell'enogastronomia e della cultura alimentare in diversi modi, occupandosi di project management in ambito di promozione, eventi e consulenza per la ristorazione a 360°, oltre ad essere referente della comunicazione on e offline di Fabio Campoli e parte del team editoriale della scuola di cucina online Club Academy e della rivista mensile Facile Con Gusto.

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