Memorie di un cuoco d’astronave

L’eredità culturale di Massimo Mongai passa anche per la cucina nel suo libro edito per la prima volta nel 1997, ancor oggi da non perdere

Memorie di un cuoco d’astronave

Massimo Mongai, Memorie di un cuoco d'astronave, Urania Collezione (2° ed. ottobre 2021)

Memorie di un cuoco tra le stelle: ovvero un romanzetto di fantascienza, di letteratura che, sbrigativamente, gli intellettuali organici definiscono "di genere". Permettetemi allora subito un parallelo con l'universo-cibo per cui possiamo apprezzare allo stesso tempo sia un panino al pastrami, come lo fa un baretto romano sia, non da meno, un piatto d'autore titolato e ben imbandito. L'autore Massimo Mongai merita un elogio, seppure tardivo. Non c'è più, è fuggito tra le sue galassie, perché ci dà l'occasione di riflettere sul tema del rapporto tra cibo e scrittura, tra cucina e letteratura, limitandoci appunto a quella di genere di cui però rifiutiamo, la diminutio per principio. Potrei citare a difesa semiologi come Umberto Eco, come Roland Barthes; mi limito a Borges che, tra i capisaldi della letteratura fantastica, affianca a La storia veridica di Luciano di Samosata, al Viaggio sulla luna dell'Ariosto e al Somnium astronomicum di Keplero, Cronache marziane, la saga della colonizzazione del pianeta rosso del romanzo di Ray Bradbury del 1950, decennio di massimo splendore della science fiction.

Mentre il tema del cibo e della gastronomia è ampiamente presente nei libri gialli e noir, anzi direi che è addirittura abusato, nella fantascienza si presenta solo incidentalmente. Il tema è interessante perché in questo genere vengono narrati universi immaginari in cui il cibo potrebbe essere pensato in modi assolutamente insoliti e originali. Da antico lettore a memoria, e senza la pretesa della completezza, ricordo il bellissimo racconto Mai toccato da mani umane del 1954 di Robert Sheckley. Un'astronave per un errore di calcolo della rotta non ha imbarcato sufficienti provviste. Quando i due affamati astronauti atterrano su di un piccolo asteroide abbandonato e trovano in un magazzino una cassa con delle etichette ammiccanti, che dovrebbero contenere cibo, esultano, ma mal gliene incoglie. 

Ricordo altresì il film 2022; I sopravvissuti del 1973, dal titolo profetico, soprattutto oggi che siamo in questo secondo anno di pandemia. Solito scenario di una terra desolata, con una società regredita quasi alla sopravvivenza. Uno strepitoso Charlton Heston legato alla memoria struggente dei tempi felici, quando la carne, le verdure, il pane erano frutti della terra. Con l'amico, interpretato da un altrettanto bravo Edward G. Robinson, coltiva la dolorosa ed elegiaca memoria dei tempi che furono attraverso quel poco di cibo vero che riescono a trovare. Una terra attanagliata dalla carenza di alimenti a cui si fa fronte con un cibo sintetico in piastrelline verdi divise in dosi. Anche in questo caso la conclusione non è scontata ma drammatica e imprevista. Gli scenari della fantascienza di quegli anni erano premonitori dei rischi del futuro, quasi che, parafrasando una famosa frase di Oscar Wilde, la realtà copiasse la fiction.

Tra i tanti meriti del racconto lungo di Mongai c'è l'originalità della trama per cui non è annoverabile tra la fantascienza tecnologica, catastrofica o filosofica, ma costruisce un grande gioco di immaginazione per cui nella prefazione viene avvicinato al famoso Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams. Soprattutto si capisce che è il divertimento colto dell'autore, di uno che sa mangiare bene, sa cucinare e si interessa alla gastronomia e la tiene in buon conto. Se fosse in vita lo avrei cercato e son sicuro che ci saremmo divertiti a tavola, sostituendo alle mappe intergalattiche i territori del mangiar bene.

Rudy, il cuoco del racconto, descrive ricette spesso non dissimili da quelle che in modo abitudinario invadono la nostra vita. Ma ogni volta inserisce una variante, un elemento della cucina aliena del pianeta in cui si trova in quel momento con la sua astronave nello spazio esterno della nostra galassia. Per quanto possibile, nelle ricette ben descritte, rispetta il luogo comune del chilometro zero. Questo procedimento le rende più godibili e credibili, facendo trapelare la competenza dell'autore. Ed è originale perché nel suo viaggio, fa quanto troviamo nella diaristica dei grandi viaggiatori di sempre. Con Mongai passiamo dalla visone tecnologica della fantascienza, da quella un poco ingenua e piena di tecnologia a quella che invece la descrive con le tinte della quotidianità terrestre. Come fece insuperabilmente Ridley Scott in Alien con l'inquietante astronave Nostromo. Ben lontana da quella lustra del film 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubric, con l'astronave affidata allo psicotico controllo del computer Al che, mano a mano, perde la sua lucidità sino ad impazzire. Ma al Nostromo del film di Ridley Scott, come ben sappiamo, non va a finire meglio. 

Cucina e critica del pensiero tecnologico in cui non possiamo non annoverare anche il film di Chaplin Tempi Moderni, con la tragicomica e crudele sequenza della macchina che avrebbe permesso di alimentare gli operai senza farli staccare dalla logica inesorabile della catena di montaggio. Insomma, tante distopiche e a volte crudeli variazioni sul cibo che il nostro cuoco stellare irride, affermando l'irriducibile dimensione "umana" del mangiare bene. Il cuoco dell'astronave, durante il suo vertiginoso viaggio ben oltre la nostra galassia, in prima persona o attraverso il gioco di citazioni immaginarie, tra un vero e un falso di borgesiana memoria, costruisce una sua teoria della cucina che ci dimostra come l'autore si sia ben documentato, perché spesso tra le righe richiama alla memoria classici della gastronomia. Come quando afferma, citando Rudy Basilico Turturro, suo immaginario autore di riferimento, che "Non solo l'uomo sa mangiare. Anche gli alieni" E come non vederci la parafrasi di Brillat-Savarin "Gi animali si nutrono. L'uomo mangia. Solo l'uomo di gusto sa mangiare". Tutto il testo è intessuto da citazioni in un gioco intelligente da sbrogliare per gli appassionati di cucina e di letture. "Per vivere non è essenziale cucinare. Certo si vive male. Cucinare non è un atto essenziale alla sopravvivenza. Lo è alla felicità

Rudy è ben allenato anche al pensiero antropologico dell'altro, della relatività delle culture e dei comportamenti, ma senza stupide e rischiose derive politicamente corrette. "Io cercai di mangiare tutto il mangiabile! Ero avido di sapori ed esperienze nuove e più nuove di quelle che non potevo immaginare". I racconti dei primi viaggiatori descrivono spesso con senso di ripulsa e di disgusto le abitudini alimentari dei popoli con cui vengono in contatto, Poi saranno gli antropologi a cercare di capirli inserendoli nei sistemi complessi di una cultura e nelle disponibilità alimentari del territorio. 

Il nostro cuoco riflette sul suo lavoro di adeguamento di ricette tradizionali terrestri ai prodotti disponibili nelle tappe del suo viaggio interstellare, non diversamente da quanto fa un bravo cuoco che, pur senza sbandierare la cucina fusion, ricerca, assembla e modifica ingredienti e cotture. Le tante ricette riportate sono credibili, perché l'autore ne capisce di cucina, ci gioca con ironia ma sempre in chiave possibile. Nella sua Carbonara Multietnica offre una ricetta e una descrizione esemplare, divagando sulle alternative con il pesce e con le verdure in un omaggio politicamente corretto nei confronti dei musulmani. Concede una variante solo con il ricorso a spezie varie come curry, curcuma, anice stellato, aneto e cumino. Proverò a cucinarla e vi invito a farlo, perché siamo contro Il mito delle origini di una ricetta, Massimo Montanari docet.

Il cuoco e l'autore ci stupiscono ancora, perché nel 1997, data della prima edizione, ben prima che si scatenasse la chiacchiera sulla carbonara, apre una bella e documentata digressione storica sull'origine del piatto. "Non esiste peggior dittatore di chi ti vuol far mangiare per forza ciò che ha deciso lui. ....Ma anche chi sostiene la necessità di rispettare una ricetta nei minimi particolari, e se a te non piace il cumino te lo devi mangiare lo stesso." Cucinare è un arte: non è una disciplina o un lavoro e nemmeno una necessità. E' un'arte.

Sempre il nostro Rudy con "questa sua voglia di sperimentare oltre quello che poteva immaginare", apre ironiche digressioni sul sesso, che come ben sappiamo ben ci sta con il cibo. Anche in questo caso si potrebbero fare citazioni letterarie e filmiche a iosa che vi risparmio. Quindi Rudy è ben curioso e disponibile nei confronti dello stufato di Talpone di Altair, una lontanissima stella di una remota galassia, ma allo stesso modo, forse di più, lo è della mutante Neos Azh, bellissima, con occhi viola e alta due metri e mezzo. "Sperimentai tutte le forme possibili di abbinamento tra sesso e cibo. ...Paula mi procurò un totale di dodici diversi tipi di femmine aliene compatibili con la fisiologia e l'anatomia umana". Anche in questo caso nelle Memorie è fondamentale il riferimento al trattato Eros e cibo della sua guida intellettuale di riferimento Rudy Basilico Turturro. 

I miei pochi e pazienti lettori sanno che mi piace prenderla lunga e divagare per sentieri interrotti. Come a tavola ci piace prendercela comoda per gustare e scoprire di ogni piatto il gusto e i retro gusti, anche per il pensiero, quello gastronomico, ci piace scoprire testo e retro testo. Abbiamo dunque divagato tra le galassie, sapendo che sempre il viaggio è più importante dell'arrivare. Che questa divagazione possa servire a rivendicare il piacere di pensare e mangiare liberamente e non a tesi. 

Scritto da Sergio Bonetti

Ha insegnato all'Università, si è occupato di piccole imprese e, negli ultimi anni, soprattutto di quelle del  settore enogastronomico, per le quali ha promosso eventi legati alla cultura del territorio. Le sue grandi passioni sono i libri, il cibo, il vino…e le serie tv.  

Ama viaggiare e per lui ogni tappa diventa occasione per visitare i mercati alimentari e scoprire nuovi prodotti, tecniche e tradizioni.

E’ inoltre appassionato di ricerca e dello studio di testi in ambito culinario, per contrastarne la spettacolarizzazione e i luoghi comuni.

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