La Chiesa di Santa Maria dell’Orto

Nel rione romano di Trastevere sorge un luogo di culto che rappresenta anche un inno agli antichi mestieri legati alla produzione di alimenti

La Chiesa di Santa Maria dell’Orto

Se vi capitasse di trovarvi all'incrocio tra via Anicia e via Madonna dell'Orto, nel meraviglioso contesto del rione Trastevere di Roma, c’è un luogo la cui visita si presenta davvero consigliata per tutti gli amanti della storia e dell’arte, ed ancor più per tutti i Promotori Di Gusto che come noi si muovono sempre alla curiosa ricerca di legami inattesi del cibo con altre tematiche.

Sono più di novecento le chiese cristiane cattoliche presenti nella nostra capitale, dettaglio che fa di Roma la città con il maggior numero di chiese al mondo, immensa testimonianza storica, culturale e artistica. Tra di esse, per l’appunto, c’è la Chiesa di Santa Maria Dell’Orto, che meriterebbe di esser maggiormente citata ed evidenziata in guide e percorsi turistici alla scoperta delle più inattese bellezze dell’Urbe.  

La Chiesa di Santa Maria Dell’Orto si pone al centro della zona che dal 508 a.C. fu chiamata dei campi di Muzio, corrispondente ai terreni che il re Porsenna aveva donato a Muzio Scevola in segno di gratitudine per il suo atto eroico. Questa chiesa è singolare in quanto non nata per volontà di papi o reali, e neppure importanti famiglie nobili sono titolari delle sue cappelle. È la chiesa del popolo lavoratore così come racconta la sua storia, legata a un miracoloso evento che risale alla fine del Quattrocento.

A quei tempi, nella parte di Trastevere verso il porto di Ripa Grande dove sorge la chiesa c’erano campi e soprattutto orti coltivati; sul muro di uno di questi orti c’era l’immagine dipinta di una Madonna con Bambino alla quale un contadino devoto affetto da grave infermità fece voto di tenere sempre una lampada accesa in preghiera di guarigione. Il miracolo avvenne, ed assieme al contadino guarito altri abitanti devoti decisero di edificare una piccola cappella e quindi di riunirsi in una Confraternita, ufficialmente riconosciuta dal papa Alessandro VI nell’anno 1492 per poi diventare Venerabile Arciconfraternita di Santa Maria dell’Orto nel 1588 sotto papa Sisto V (la chiesa, dopo molte vicissitudini, fu terminata solo attorno al 1570). 

Nei secoli successivi, all’Arciconfraternita si associarono ben 13 Università delle Arti e dei Mestieri, corporazioni di lavoratori che si impegnarono ad arricchire di ornamenti la Chiesa di Santa Maria dell’Orto avvalendosi a proprie spese dell’opera di grandi artisti. Il porto di Ripa Grande a Trastevere era l’antico porto fluviale della città di Roma e qui sbarcavano tutte le merci della città. Vi giungevano soprattutto generi alimentari che andavano a rifornire le botteghe cittadine e ciascuna delle Università portava il nome della categoria di mestiere svolto dai componenti.

Le Università dei Mercanti e Sensali di Ripa e Ripetta (mediatori di affari presso tali porti fluviali), Università dei Molinari (gestori dei mulini ancorati nel mezzo del fiume Tevere), Università dei Pizzicaroli (rivenditori di salumi e altri generi alimentari), Università degli Ortolani, Università dei Fruttaroli e Limonari, Università dei Vermicellari (fabbricanti e rivenditori di pasta) erano le sei categorie esprimevano il governo dell’Arciconfraternita eleggendo altrettanti Guardiani. Quello proveniente dai Pizzicaroli era di diritto anche Camerlengo (presidente). Altre Università di rilievo, ma non con diritti di governo, erano l'Università dei Pollaroli (venditori di pollame), Università dei Padroni, Affittuari e Mezzaroli di Vigne, Università degli Scarpinelli (ciabattini), Università dei Mosciarellari (venditori di castagne secche), Università dei Barilari (facchini che scaricavano i barili di vino nel vicino porto). Ma nel periodo di maggior splendore, le Università giunsero ad essere oltre 20

Alle Università dei titolari delle attività commerciali si univano anche le Università dei relativi Garzoni e la chiesa mostra ovunque iscrizioni che riportano l’indicazione della corporazione che finanziò un ornamento o un’opera artistica. Tra le più vistose c’è n’è una presente sul pavimento nella quale il nome dell’Università dei Fruttaroli è arricchito da una corona di foglie e frutti colorati: 



Puntando lo sguardo verso l’alto domina l’oro delle ghirlande di fiori e frutta, insieme alle targhe sparse ovunque, ciascuna a firma dell’Università che volle la realizzazione di specifici pezzi: 



Ovunque polli, scarpe, pesci, spighe e tanti altri simboli dei mestieri legati soprattutto alla terra e alla produzione di alimenti, sia vegetali che animali. Ci sono inoltre targhe in cui viene dichiarato apertamente l’autofinanziamento per la realizzazione delle opere da parte delle specifiche Università: 



Una donazione particolare è quella di un tacchino di legno (alto cm. 80 per m. 1,50 di apertura alare, scolpito in un unico blocco) donato dall’Università dei Pollaioli nel Seicento alla chiesa, da sempre (e ancora oggi) ospitato nella sacrestia. 

L'architetto che realizzò la Chiesa di Santa Maria dell’Orto fu Guidetto Guidetti, allievo di Michelangelo, mentre la facciata venne progettata dal Vignola e completata da Francesco da Volterra. Dal 1494 l’Arciconfraternita istituì anche un Ospedale, ampliato verso la fine del 1600. Verso la fine del 1700, durante la Repubblica Giacobina, la chiesa subì numerose devastazioni e saccheggi, l’attività dell’ospedale cessò e fu la fine anche per le Università e le corporazioni soppresse dalla nuova legislazione. 

Nel 1852 i locali dell’ospedale e l’area limitrofa dell’orto e del piccolo cimitero vennero destinati all’uso di un fabbricato della Direzione dei Monopoli di Stato, mentre la Spezieria si avviò a diventare un’abitazione privata. L’assetto strutturale murario della chiesa e persino le volte e i decori interni risentirono degli interventi edilizi, tanto da compromettere la sua agibilità.

Dopo il 1870 l’Arciconfraternita proprietaria del patrimonio si rivolse al Ministero dei Beni Culturali e grazie all’intervento della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Roma, a partire dal 1984, furono avviati interventi di restauro e consolidamento per poter ridare alla Chiesa di Santa Maria dell’Orto la sua unica, attuale e suggestiva immagine e consentirne la riapertura al culto e ai tanti visitatori. 

Santa Maria dell’Orto viene celebrata anche con una festa, che si tiene ogni anno nella terza domenica di ottobre: durante la cerimonia vengono distribuite mele benedette ai fedeli per ricordare l’Università dei Fruttaroli che contribuì in modo significativo ad arricchire artisticamente la chiesa: a tavola il capofamiglia dividerà la mela in tanti spicchi quanti sono i componenti della famiglia a simboleggiare l’unità nella diversità.

Per la sua fastosità la chiesa di Santa Maria dell’Orto è stata inoltre set cinematografico di importanti film: qui furono riprese varie scene del celebre “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, nonché episodi dei film “Lo scapolo” di Antonio Pietrangeli ,”I 4 tassisti” di Giorgio Bianchi, “Il papà di Giovanna” di Pupi Avati. 8 i titoli ufficialmente censiti, ma si stima siano stati anche di più.

 

SI ringrazia Domenico Rotella, Camerlengo dell’Arciconfraternita di S. Maria dell’Orto

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 al 2023 ha insegnato Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali ed ha collaborato con la nomina di Vice Direttore per la regione Puglia alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani. Le piace correlare la scienza al cibo, nonché indagare su storie e leggende, e con Prodigus inizia il suo percorso di redazione di contenuti golosi per gli utenti del web.

2 Commenti

  1. Domenico rotella24 aprile 2022 alle ore 16:24

    Ad una trattazione così ampia ed entusiasta si possono anche perdonare le diverse inesattezze. Che magari sarebbe meglio correggere ma non chiedo tanto. Comunque grazie per l'attenzione. Domenico Rotella, camerlengo dell'Arciconfraternita

  2. Sara Albano24 aprile 2022 alle ore 23:50

    Gentilissimo, Grazie per averci scritto, è un onore per noi ricevere un suo personale commento al nostro articolo. Abbiamo tratto le informazioni nel testo principalmente dal sito ufficiale della Chiesa; ci scusiamo per eventuali imprecisioni e le saremo grati se vorrà scriverci a info@azionigastronomiche.it per suggerirci con la sua ampia conoscenza le eventuali modifiche che potremmo apportare per rendere il contenuto di ancor maggiore qualità e valore. Un caro saluto, Sara Albano

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