Croccanti piaceri da conoscere e gustare nel tempo di Natale: scopriamo il torrone tra ingredienti e nomi diversi di regione in regione
Ove per divertimento, ove per protesta, tra folklore e storia succede che gli alimenti siano oggetto di vere battaglie di lancio
In inglese si chiamano food fight, termine che identifica a pieno quelle che potremmo definire in tutto e per tutto battaglie a colpi di cibo. Tutte accomunate dall’instaurarsi di un’inevitabile caos collettivo, nella storia ne sono esistite (e ne esistono ancora tutt’oggi, se pur molto sporadiche) di vario genere, scatenate dalla semplice voglia di divertirsi o dalla volontà di manifestare ribellione (soprattutto, come vedremo, riguardo a temi politici).
Dal momento che ci troviamo in pieno periodo carnevalesco, partiamo dalla celebre Battaglia delle Arance di Ivrea: nella cittadina della provincia torinese, ancora oggi ogni anno circa 7 mila quintali di arance (della tipologia destinata al macero) giungono per diventare oggetto di un combattimento tra i cosiddetti “aranceri” divisi in squadre che dura tre giorni consecutivi (dalla domenica al Martedì Grasso), svolgendosi sia a piedi che con carri da getto e cavalli.
Gli aranceri che combattono a piedi rappresentano il popolo che combatte le armate feudatarie rappresentate invece da coloro che lanciano arance da carri e cavalli. Inutile sottolineare che i combattenti “nobili” sono dotati di una robusta armatura (che copre anche il volto con una maschera in cuoio), mentre gli aranceri a piedi indossano una semplice casacca e pantaloni del colore della squadra d’appartenenza. L’anno della prima battaglia con arance e aranceri fu il 1947, ma tutto nacque come gioco cortese, quasi cavalleresco, da un’usanza ottocentesca che vedeva le giovani fanciulle della città avere l’abitudine di lanciare da balconi e carrozze coriandoli, confetti, fiori e anche arance, per attirare l’attenzione dell’altro sesso.
Al contempo si pensa tuttavia che la battaglia abbia origini risalenti effettivamente ad un atto di ribellione, che non era poco frequente già nel Medioevo con protagonisti i fagioli, lanciati per disprezzo per le strade dalle famiglie contadine che ne ricevevano solo un’esigua quantità dai padroni feudatari.
In Spagna, non a Carnevale ma nell’ultima settimana di agosto, si tiene la folkloristica Tomatina, il festival di Buñol (nella regione di Valencia) caratterizzato dal lancio di rossi pomodori extra maturi (anche in questo caso non più commestibili), pronti ad imbrattare qualsiasi malcapitato capiti a tiro. Nel 2012 la manifestazione ha contato circa 50.000 partecipanti, con turisti spagnoli e non tutti accorsi per partecipare a questa innocua e divertente battaglia per le strade (un’ordinanza locale ha stabilito che i pomodori debbano essere schiacciati tra le mani prima di essere lanciati, per far meno male), che al termine delle scorribande diventano canali rossi di succo di pomodoro. Al termine della festa, tutti i cittadini aiutano a ripulirle.
La Tomatina prevede da tradizione anche l’Ham Storming, ovvero una gara ad arrampicarsi su un alto tronco d’albero reso scivoloso con della schiuma per giungere in vetta e accaparrarsi un’ottima coscia di prosciutto iberico. Anche la Tomatina ha origine negli anni Quaranta, ed è nata per puro divertimento, benché alcuni sostengano che il lancio di pomodori in strada fosse a quei tempi un segno di ribellione contro il franchismo, dunque l’origine potrebbe effettivamente avere retroscena politici. Secondo molti altri, lanciare pomodori era semplicemente un’usanza che si verificata fra gruppi di giovani in occasione delle feste patronali.
Nel 2004 la Tomatina è entrata nel Guinness dei primati con 38.000 persone che in soli 60 minuti sono riuscite a lanciarsi 125.000 kg di pomodori! Anche la città di Sutamarchán in Colombia dal 2004 ha adottato una sua versione della Tomatina. E ancora, A Berlino e ad Hannover invece è possibile assistere alle Gemüseschlacht, letteralmente “battaglie di verdure”, in cui la sfida goliardica è tra quartieri o distretti cittadini, e le protagoniste del lancio sono verdure marce.
Se in Europa dunque il lancio di cibo, per lo meno dal Novecento in poi, ha rappresentato solo un’occasione di sporadico divertimento nel nome della non violenza, l’esatto contrario si è verificato in terra americana, dove ancora oggi non è raro che le scolaresche vengano sospese per l’improvvisazione di lotte con gli alimenti, ma soprattutto dove l’atto di lanciare farina, uova, torte e bibite nasce dalla ribellione sociale al sistema essenzialmente politico, e queste hanno persino preso denominazioni ben specifiche inserite ad oggi nel loro vocabolario. È il caso del pieing, dell’egging, del milkshaking e delle flour bombs.
La parola “pieing” riprende la parola “torta” proprio perché sta ad indicare il lancio di esse… principalmente in faccia. Nell’immaginario collettivo europeo, attraverso tanti film e cortometraggi comici statunitensi che ci hanno regalato momenti esilaranti, generalmente questa è considerata un vero e proprio fenomeno “sopra le righe” in stile americano: ed è vero che da sempre le torte in faccia non puntano a provocare lesioni, trattandosi di torte prettamente fredde e morbide, ricoperte con creme e panna montata e non dotate di dure croste di rivestimento. A volte le torte vengono sostituite da semplici teglie d’alluminio usa e getta riempite con schiuma da barba.
Tuttavia, il pieing in America è stato usato anche come mezzo di protesta diretta contro figure di spicco della politica, del panorama industriale e del mondo dello spettacolo: il lancio di una torta viene ritenuto un atto di scherno fatto per umiliare la vittima palesemente (e sempre ridicolmente) ricoperta di voluminose schiume. Si pensi che proprio per questo il pieing non consensuale negli USA è un reato punibile dal diritto penale, e può essere un atto perseguibile anche come illecito civile.
La pratica di lanciare torte in faccia a personaggi pubblici è nata negli negli Stati Uniti negli anni Settanta, prima con Thomas King Forçade. fondatore della rivista High Times che ne lanciò una in faccia al presidente della Commissione per l’oscenità e la pornografia; poi con la cantante Anita Bryant attivista per i diritti della comunità omosessuale, colpita da una torta alla frutta da Aron Kay. Sono seguiti diversi eventi anche in Europa.
Tipico dello stile umoristico teatrale conosciuto sotto il nome di slapstick, oggetto delle risate incentivate dalla bravura di personaggi quali Charlie Chaplin (è sua una prime scene cinematografiche con la battaglia di torte presente nel film Behind the screen del 1916) e Stanlio e Ollio (nel film La battaglia del secolo del 1927 usano ben 3.000 torte), il lancio delle torte per puro divertimento è passato alla storia anche attraverso il film La grande corsa del 1965 (clicca qui per guardare la scena del grandioso lancio di 4.000 torte, tra i più maestosi e dispendiosi della storia del mondo del cinema) e tanti cartoni animati, a partire dai personaggi dei Looney Toones. In Grease (1978), ma anche in altri film americani, il lancio delle torte in faccia è rappresentato come vero gioco da luna park il cui scopo è centrale il volto di una singola persona posizionata presso lo stand. Senza dimenticare che in America vengono organizzati persino veri e propri pieing festival dedicati alla lotta di gruppo al lancio di torte!
Con la parola egging ci si riferisce invece al lancio di uova (crude, sode o marce), sia contro persone (soprattutto autorità politiche, da parte a parte del mondo) che contro proprietà quali automobili, uffici e sedi ufficiali o case private. Se da un lato questo rappresenta un evidente atto di vandalismo e protesta, che sporca e impuzzolisce cose e persone (e non di meno può fare davvero male, con soggetti che hanno riportato gravi lesioni agli occhi a causa del guscio rotto ed edifici storici dai quali la rimozione dell’uovo senza danni dalle vernici è risultata davvero lunga e difficoltosa), vi stupirà venire a conoscenza che in alcune parti del mondo le uova vengono lanciate a scopi celebrativi e assolutamente benigni.
Ad eesempio in Brasile è un comunissimo scherzo amichevole rompere le uova in testa a qualcuno nel giorno in cui festeggia il suo compleanno. In genere a tale azione segue il versare della farina sempre in testa alla persona, come a voler metaforicamente preparare la torta su di essa. Anche in Messico negli anni ’80 era in uso questa pratica, raccontando che si trattasse di una sorta di voto di buona fortuna. Tuttavia le uova venivano prima vuotate, e i gusci venivano riempiti con coriandoli e colorati esternamente con tinture e pennelli.
Concludiamo con le flour bomb, che abbiamo già poc’anzi iniziato a citare: si tratta letteralmente di “bombe di farina”, sacchetti più o meno grandi riempiti di polvere alimentare lanciati dall’alto non solo da persone ma anche da aerei che sono stati utilizzati come espediente di disturbo (e non di certo salutare per i malcapitati da respirare) nel corso di match sportivi nonché eventi ed elezioni politiche. Infine il milkshaking, che senza doverlo sottolineare rappresenta l’atto di gettare in questo caso frullati ed altre bevande sempre in segno di protesta, entrato in voga negli ultimi anni soprattutto in epoca Brexit e Trump. Anche in territorio europeo, soprattutto in Francia, il lancio di varie tipologie di cibo in segno di protesta soprattutto politica è un avvenimento che nell'ultimo decennio è diventato non poco frequente.
A quanto pare, gli “oggetti alimentari” delle battaglie che coinvolgono il cibo sono (logicamente) tutti accomunati dalla caratteristica di sporcare copiosamente le vittime: voi preferite portare i prodotti più succosi esclusivamente nel piatto, schierandovi per altre forme sia di divertimento che di protesta piuttosto che lanciarlo su strade, cose e persone dovendo poi sprecare acqua, saponi e detergenti inquinanti per ripulirle, e considerando che oggi anche il cibo marcio può essere destinato a qualcosa di più utile, come la produzione di compost ed energia da biomasse.
Scritto da Sara Albano
Laureata in Scienze Gastronomiche , raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi a Parma (dopo aver frequentato il liceo linguistico internazionale), conseguendo in seguito alla laurea magistrale un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e frequentando infine il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania. Dopo questa esperienza ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl, , dove riesce ad esprimere la propria passione per il mondo dell'enogastronomia e della cultura alimentare in diversi modi, occupandosi di project management in ambito di marketing e comunicazione e consulenza per il food service a 360°, oltre ad essere il braccio destro di Fabio Campoli e parte del team editoriale della scuola di cucina online Club Academy e della rivista mensile Facile Con Gusto.



















































































































































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