La dieta dei centenari

Cosa e come mangiare per arrivare a vivere cent'anni? Lo insegnano la dieta di Okinawa ed altri stili di vita oggetto di studio nel mondo

La dieta dei centenari

A livello planetario, secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il valore medio della speranza di vita alla nascita è di 73,3 anni (70,8 per i maschi e 75,9 per le femmine), a livello europeo la media sale a 80,6 anni; in Italia (secondo i dati Istat del 2021) la situazione è ancora più favorevole, infatti, la speranza media di vita alla nascita è pari a 82,4 anni (80,1 per gli uomini e 84,7 per le donne). 

In riferimento a questo coefficiente statistico, esistono poi le cosiddette blu zone, cioè aree demografiche e/o geografiche del mondo in cui la speranza di vita è notevolmente più alta rispetto alla stessa media mondiale. Il rilevamento iniziale di tale evidenza si deve agli studiosi Gianni Pes e Michel Poulain, che nel 2004 hanno pubblicato uno studio demografico su Experimental Gerontology identificando, per l’Italia, la provincia di Nuoro come area con maggiore concentrazione di centenari al mondo. A questo si aggiunge poi lo studio di Dan Buettner che ha individuato nel complesso, supportato da una molteplicità di dati empirici, altre blu zone: l’isola di Okinawa (in Giappone), Nicoya (in Costa Rica) e Icaria (in Grecia).

I valori e le tendenze dell’indice statistico legato alla longevità della popolazione sono particolarmente interessanti quando si parla di benessere perché, come ormai noto, sono variabili strettamente legate tra loro. Alla salute di un individuo contribuiscono infatti vari fattori, uno è indubbiamente l’alimentazione. Concentrandoci su questo fattore, è particolarmente interessante analizzare l’area geografica dell’isola di Okinawa perché è qui che un regime alimentare ben definito – e ormai identificato come dieta di okinawa – pare essere un coefficiente determinante per la longevità della popolazione.

Sull’isola di Okinawa si registra infatti la più alta percentuale di centenari (cinque volte più numerosi che in qualsiasi altra regione del mondo) che invecchiano bene e godono di un buon stato di salute e di autonomia fino alla soglia dei 100 anni. Quasi del tutto assenti le patologie croniche tipiche della terza età (soprattutto nei Paesi occidentali), le malattie cardiovascolari sono ridotte dell’80% e i tumori del 40%; i livelli di colesterolo molto bassi e il danno da radicali liberi è circa la metà rispetto a quello medio riscontrato nei settantenni di altre nazionalità.

Secondo i dati demografici, gli abitanti dell’isola godono della più alta aspettativa di vita in buona salute pari a 78 anni per gli uomini e 86 per le donne; nel 2007 si registravano ben 35 centenari ogni 100 abitanti, un vero record! L’isola è una vera eccezione, anche per il Giappone che nel complesso è la nazione più longeva al mondo con circa 20 centenari ogni centomila abitanti. Ma cosa rende gli abitanti di quest’isola così longevi tanto da prenderli come modello? Uno spiccato senso di appartenenza alla comunità, chiamato yuimaru, che viene considerato la base per il benessere generale dell’individuo e che si fonda sulla consapevolezza di essere ancora e sempre necessari per la famiglia e la società, mantenendo viva la voglia di vivere, di lavorare e divertirsi.

Anche gli ultranovantenni non smettono di tenersi impegnati, praticano le arti marziali e vivono attivamente la loro spiritualità, trascorrono molto tempo all’aria aperta, consapevoli che la solidarietà e la collaborazione degli altri membri della comunità non manca neppure nei villaggi più isolati dell’isola. A questo si unisce indiscutibilmente una alimentazione sana che, a tutti i principi generali indicati dagli esperti, aggiunge peculiarità locali e tipiche della storia culturale e della collocazione geografica dell’isola.

In sintesi, la dieta di Okinawa si basa su un basso apporto calorico che prevede circa 1100/1200 calorie giornaliere (a fronte delle 2000/2500 che solitamente si arrivano ad assumere oggi con una certa facilità nella nostra "dieta occidentale"); il mantra degli abitanti dell’isola è infatti alzarsi da tavola quando si è sazi all’80%. A questo si aggiungono gli alimenti cardine, soprattutto di origine vegetale, patate dolci a polpa rossa come fonte primaria di carboidrati (contraddistinte da un ridotto indice glicemico), tanti vegetali (crudi, cotti al vapore o nella wok) e legumi (soprattutto soia consumata anche sotto forma di miso, natto, tofu e salsa), alghe (in particolare nori, kombu e hijiki), un consumo moderato di pesce (esclusivamente locale) e solo occasionalmente di carne magra (preferibilmente di maiale) e quasi del tutto assenti i latticini.

La bevanda più utilizzata è il tè verde, insieme al tè al gelsomino, consumato durante tutto l’arco della giornata. Pochi i grassi e quasi nullo il consumo di alcool. La dieta è ricca di amminoacidi, vitamine e sali minerali e povera di grassi e zuccheri. Il condimento degli alimenti è praticamente privo di sale aggiunto e basato sulle spezie (beneficiando così delle loro proprietà antiossidanti) e l’unico grasso concesso è l’olio. Oltre alla dieta in senso stretto, intesa come regime alimentare quotidiano, gli abitanti di Okinawa hanno una ben identificata cultura dell’alimentazione, in cui il cibo è considerato una sorta di medicina naturale, quello che chiamano ishokudoghen. Il cibo è infatti consumato in porzioni ridotte ma molto variegate: la regola da seguire a tavola è mangiare più alimenti ad ogni pasto, purchè in piccole quantità. Inoltre, il momento del pasto è centrale nell’arco della giornata, ad esso è dedicata cura e attenzione, il soggetto mentre mangia si prende letteralmente cura di sé e non solo del gusto e del palato. 

La semplicità, la varietà, la moderazione e la scelta consapevole a tavola costituiscono valori di cui possiamo confermare dunque i benefici anche grazie alla cultura alimentare dell’isola di Okinawa: un invito in più ad applicare questi buoni principi anche nella nostra alimentazione quotidiana, nella scelta di cosa mangiare, come cucinarlo e condirlo e in quali quantità assumerlo, per migliorare complessivamente il nostro stato di benessere psico-fisico.

Scritto da Viviana Di Salvo

Laureata in lettere con indirizzo storico geografico, affina la sua passione per il territorio e la cultura attraverso l’esperienza come autrice televisiva (Rai e TV2000). Successivamente “prestata” anche al settore della tutela e promozione della salute (collabora con il Ministero della Salute dal 2013), coltiva la passione per la cultura gastronomica, le tradizioni e il buon cibo con un occhio sempre attento al territorio e alle sue specificità antropologiche e ambientali.

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