Carni e latticini vegetali

Il calo dei consumi di proteine animali ha determinato il boom di produzione e interesse di carni e latticini di origine vegetale

Carni e latticini vegetali

C’era una volta la carne, oggi sostituita da prodotti di sintesi o totalmente vegetali.

Non del tutto, naturalmente. La via imboccata, però, sembra condurre nella direzione della rinuncia al cibo di origine animale, poiché crescono enormemente gli investimenti sui prodotti che somigliano alla carne senza contenerne e su quelli a base di carne a cellule coltivate in laboratorio. Le colture cellulari sono in grado di moltiplicarsi in vitro per generazioni, lasciando gli animali fuori dal processo di produzione degli alimenti. Una prospettiva che rende felici i vegani e incuriosisce i più attenti all’ambiente.

Se si guarda oltreoceano, dal 2009 ad oggi le aziende americane hanno impiegato oltre diciassette milioni di dollari per produrre carne alternativa, dei quali tredici miliardi solo negli ultimi due anni. Lo rivela una relazione del Good Food Institute: gli investimenti effettuati fanno registrare un incremento pari al 17%. Dati che sottolineano che le proteine alternative a quelle animali vanno fortissimo: circa 3,7 miliardi di dollari di vendite al dettaglio, secondo l’istituto di ricerca Nielsen.

Più o meno la stessa ascesa che interessa i prodotti lattiero caseari di origine vegetale. Nel 2018 il 14% dei finanziamenti totali ha riguardato proprio questo genere di alimenti.

In America più della metà della popolazione ha dichiarato di aver ridotto sensibilmente i consumi di carne e di proteine animali. Una tendenza che si registra anche in Europa, dove una maggiore consapevolezza circa gli effetti dell’eccessivo consumo di proteine animali sulla salute dell’organismo umano, ha modificato sensibilmente le abitudini a tavola. A questo si aggiunga la diffusione dell’informazione sui processi di produzione adottati dall’industria della carne e sulle condizioni di vita degli animali, negli allevamenti intensivi. Fattori che hanno determinato cambiamenti importanti nei consumi in generale, soprattutto nei paesi maggiormente industrializzati.

Grande successo raccolgono anche i prodotti a base di cannabis, nei prossimi anni si prevede un sensibile aumento degli investimenti anche in questo ambito. In uno scenario siffatto non stupisce che anche le vendite di patatine fritte abbiano subito una brusca frenata.

Le aziende sono sempre più concentrate nella ricerca e nella promozione di snack alternativi e sani quanto più possibile, oltre che comodi. Più di 27 milioni di dollari di finanziamenti nel 2018 sono un segno evidente della crescita della quota di mercato occupata dai new snack.


Fonte: Foodweb

Scritto da Redazione ProDiGus

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