Anno critico per l’extravergine

Calano le esportazioni di olio d’oliva negli USA, principale mercato per l’Italia, e aumentano le quantità importate dall’Africa

Anno critico per l’extravergine

Il 2019 non verrà certo ricordato tra le annate migliori per quel che riguarda l’import-export dell’olio d’oliva: mentre cresce la quantità di olio importato dall’Africa, scendono in Italia le esportazioni dello stesso prodotto verso gli Stati Uniti d’America. Lo rileva l’ultimo rapporto Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), sul commercio di prodotti olivicoli.

Nel 2018 l’Italia ha importato olio per 549 mila tonnellate, una cifra determinata anche dalla cattiva annata precedente: la produzione del condimento principe della cucina mediterranea è stata infatti pari a 175 mila tonnellate circa. Questa circostanza ha fatto guadagnare all’Italia un primato del quale avrebbe potuto fare a meno: siamo al primo posto nella classifica dei paesi importatori di olio.

Il dato che colpisce maggiormente, leggendo il rapporto Ismea, è l’aumento significativo delle importazioni di olio dalla Tunisia e dal Marocco: oltre il 300% in più, mentre si è al contempo registrato un calo dell’acquisto di olio prodotto in Spagna (-17.9%). L’olio spagnolo resta, tuttavia, il più richiesto in Italia, tra quelli di importazione. Un -6,3% hanno invece fatto registrare le esportazioni negli Stati Uniti, che consumano molto più olio di quanto effettivamente riescano a produrne.

Come i formaggi e i salumi italiani, l’olio nostrano, al pari di altri prodotti europei, rischia di essere penalizzato dalla politica dei dazi del presidente Donald Trump; esistono sindacati di categoria che chiedono di parificare i prodotti americani ai dop e doc europei. Per contro, un gruppo di consumatori e produttori, nonché commercianti ha lanciato una petizione per sollecitare il Dipartimento USA al Commercio Estero ad intervenire proprio contro la disciplina dei dazi. In particolare la petizione chiede di salvaguardare l’olio d’oliva europeo, escludendolo dalla lista di prodotti che sarebbero soggetti alle tasse aggiuntive minacciate dal presidente USA. A sostegno dell’azione anti-dazi, le proprietà salutari dell’olio d’oliva.

I prodotti italiani esportati in America costituiscono lo zoccolo duro dell’export, l’olio d’oliva rappresenta il 30% del settore e cali significativi come quelli già registrati sono segnali pericolosi per il mercato.

Il calo è forse determinato, almeno in parte, dalla presenza sul mercato di tanti prodotti che suonano italiani (il cosiddetto fenomeno dell’italian sounding), senza esserlo. Un danno per le nostre esportazioni, soprattutto se non si interviene con leggi più ferme, a livello nazionale ed europeo.


Fonte: Foodweb

Scritto da Redazione ProDiGus

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