Cucinare nella sabbia

Un metodo tanto antico ma ancora utilizzato in tante parti del mondo, dai ristoratori ischitani ai venditori ambulanti asiatici

Cucinare nella sabbia

Quante volte camminando verso il mare, soprattutto nelle ore di punta, ci è capitato di esclamare “Scotta!” riferendoci alla sabbia sotto i nostri piedi? Non a caso, in tutto il mondo esistono testimonianze della sabbia utilizzata anche come efficace mezzo di cottura!

Ma perché la sabbia si riscalda, fino addirittura a scottare? Effettivamente, la sabbia ha costituenti leggermente diversi a seconda se trattasi di tipo fiume o mare o del terreno. In generale però il componente principale è il quarzo e la mica. Entrambi questi minerali non sono altro che silicio, nel caso del quarzo come cristallo tridimensionale di ossido di silicio (SiO₂), mentre nelle miche si tratta di silicati o meglio fillosilicati (composti tra silicio e altri minerali come potassio, sodio, calcio, alluminio ecc.) con cristalli appiattiti a forma di foglioline sottili. Entrambi luccicano alla luce e questo spiega perché il luccichio è tipico della sabbia.

La sabbia si riscalda molto perché il calore specifico dei minerali che la compongono è basso,cioè l’inerzia termica è bassa (al contrario dell’acqua che è cattiva conduttrice di calore in quanto ha inerzia termica alta, cioè calore specifico alto), il che vuol dire che basta poco calore solare per cominciare a far riscaldare la sabbia. L’aria contenuta nella sabbia essendo poca rispetto alla parte solida, non influisce in modo significativo sul riscaldamento pur essendo l’aria cattiva conduttrice di calore. Ovviamente più fina è la sabbia, più piccoli sono i granelli, maggiore è la superficie esposta al calore dai granelli contenuti in una data superficie o in un dato volume (cioè a cm² o a cmᶟ) in quanto maggiore è il numero di granelli contenuti nel cm² o nel cmᶟ.

Ma tornando alla relazione tra sabbia e cucina, sfruttare le acque calde termali e le fumarole in spieggia costituisce un metodo di cottura molto antico, che fa parte della tradizione di diversi popoli nel mondo, a partire dall’esempio italico di Ischia, dove, in epoca romana, si utilizzava questo metodo per assicurarsi un pasto caldo in tavola. Una pratica molto amata soprattutto dai ceti più poveri, ma per nulla disdegnata anche dai ricchi: per questo quando si andava alle terme era consuetudine portarsi dietro del cibo che si sarebbe potuto cuocere! Sull’isola di Ischia pare fosse la piccola spiaggia vicina alla località di Sant’Angelo il luogo prediletto per le “cotture alla sabbia”: qui il sottosuolo emana una grande energia termica che viene sprigionata sia attraverso la sabbia che l’acqua (tutt’oggi qui è sconsigliato passeggiare a piedi nudi o scavare una buca con le mani…che potrebbero bruciarsi!) .

Ancora oggi, alcuni ristoranti dell’isola propongono ricette cotte nella sabbia come una volta, specialmente le carni (ma non solo), che grazie ad una temperatura di circa 80-90°C garantita dalle fumarole scavate nella sabbia, sarà sottoposto ad una cottura lenta ma ideale per ammorbidire le sue carni e le parti cartilaginee.

Ma cosa sono le fumarole? Si tratta di gas e vapore che fuoriescono dall’interno della Terra attraverso delle fessure della crosta terrestre, molto frequenti in quelle aree che conosciamo come idrotermali naturali, spesso vicine a centri vulcanici non più attivi. Il nome di “fumarola” deriva dalla visione vera e propria di caratteristici “fumi”, dati dalla condensazione rapida dei gas caldi che fuoriescono nell’ambiente esterno più freddo.

In alcune zone asiatiche, nella sabbia si cuociono pesci, carni, verdure e uova avvolte in foglie di vario tipo (tra le più utilizzate e ampie figurano generalmente quelle di banano) Da altre parti del mondo, si narra addirittura della cottura dei legumi nella sabbia, sepolti da questi in pentola e poi riposti sul fuoco a scaldare lentamente. Il risultato finale potrebbe essere davvero ottimo come consistenza…ma indubbiamente occorrerà lavare molto bene i legumi prima di mangiarli!

Infine, la sabbia in Cina ed India viene utilizzata perfino come utile mezzo di “frittura”, per cucinare castagne, arachidi e altri prodotti con il guscio: una sabbia nera (di origine vulcanica) tipica di quei luoghi viene riposta in grandi wok, posti a scaldare ad alta temperatura. I prodotti vengono poi sepolti nella sabbia calda, e girati solo occasionalmente al suo interno; quando il prodotto è pronto lo si filtra dalla sabbia con una maglia metallica.

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 insegna Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .

Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali e collabora, con la nomina di Vice Direttore, alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani.

0 Commenti

Lasciaci un Commento

Per scrivere un commento è necessario autenticarsi.

 Accedi

Altri articoli