Alimentazione ed etica

Ovvero, quando la necessità si evolve in virtù: riflettiamo insieme su cosa muove le scelte alimentari individuali

Alimentazione ed etica

Dedicandosi tempo per una piccola riflessione, si potrebbe realizzare quasi con ovvietà che molte delle nostre scelte hanno origine dal concetto del “bisogno”. La sua distinzione tra primario, secondario e terziario è tra le prime nozioni del sapere appresa sin da piccoli, una scala indotta delle priorità delle nostre sensazioni all’appagamento di ciò che troviamo manchevole nelle nostre esistenze. Un’esigenza di soddisfazione che, richiamando agli istinti quasi ancestrali dei primi due stadi, esprime la sua evoluzione finale nel concetto più moderno di “desiderio” nella sua forma più selettiva, a volte nobile, ma soprattutto più consapevole

Tanto più diventiamo consapevoli, tanto più diveniamo arbitri delle nostre scelte. Tanto più si presentano scelte, tanto più si insinuano i dubbi, ed è in questo focale passaggio che l’etica trova il suo illuminante spazio costringendoci a riflettere sulle conseguenze stesse dell’appagamento al nostro desiderio. 

Il rapporto con il cibo si evolve nell’individuo con il suo stesso stesso percorso. Da piccoli, affamati e fagocitanti incuriositi dall’esplosione e dalla scoperta dei sapori, accettiamo tutto quanto sia a portata di bocca per poi affinare le preferenze di gusto e di consistenze, fino alla consapevolezza del primo “non mi piace”: la pietra miliare di tutte le scelte alimentari future. Quella con il cibo è una consapevolezza in continua evoluzione dentro di noi: si radica, modifica ed adegua proporzionalmente alla nostra crescita nell’ambito della maturità emotiva oltre che fisiologica: con l’arricchimento della nostra biblioteca dei sapori, come piace definirla allo chef Fabio Campoli, l’alimentarsi non rappresenta più il solo raggiungere la sazietà, ma anche il soddisfare la complessità di una serie di emozioni e desideri costruita individualmente su criteri specifici in linea alle scelte personali.  

Nella sperimentazione alimentare accade anche di realizzare che al desiderio di soddisfare la conoscenza inizia ad affiancarsi il desiderio della partecipazione, ovvero del responsabilizzarsi nella logica delle conseguenze. Inizialmente, le attenzioni sono rivolte a sé stessi sulla base di principi salutari e di benessere della propria persona. Si iniziano quindi a selezionare gli alimenti acquisendo informazioni sulla loro provenienza, sui benefici, sulla freschezza, sui contenuti. Si iniziano a leggere le storie di ubicazione, di scelte all’origine di produzione, di impatto ambientale, di integrazione all’economia circolare di un alimento. Quasi senza volerlo, ci si rende conto che l’attenzione alimentare verso se stessi ci rende partecipativi al contesto di un’alimentazione “eticamente” sensibile alle conseguenze sociali.

L’ingresso dell’etica è altra pietra miliare nell’evoluzione della consapevolezza alimentare. Ogni individuo ne sceglie la propria declinazione associandola, oltre che ad un obiettivo personale, anche ad un obiettivo sociale. Tanti più sono gli obiettivi, tante più sono le scelte etiche di dieta alimentare ad essi associati. Senza dubbio, la tutela dell’ambiente e la sensibilizzazione al rispetto per gli animali rappresentano gli obiettivi di maggior coinvolgimento sociale. La dieta vegetariana e quella vegana, con non poche difficoltà, sono tra le prime alimentazioni etiche ad associarsi allo stile di vita e ad aver sdoganato il pregiudizio ancora generale che vige sulla rinuncia verso alimenti specifici (in questo caso i prodotti di origine animale), trasformando con la loro sempre maggiore diffusione non solo le abitudini alimentari vere e proprie ma anche l’offerta sul mercato, dai prodotti nei supermercati alle pietanze elencate nei menù delle attività di ristorazione. 

La differenza fondamentale tra questi due stili alimentari è che la dieta vegetariana si compone principalmente di alimenti di origine vegetale generalmente integrati da alcuni prodotti derivati dagli animali (es. uova, latticini) mentre la dieta vegana si compone solo ed esclusivamente di alimenti di origine vegetale. Ma sono nate anche altre tipologie (e ideologie), che fanno ancor più comprendere quanto a ciascuno calzi uno specifico stile alimentare, per chi più e per chi meno restrittivo. 

  • La dieta flexitariana (combinazione delle parole flexible e vegetarian) è principalmente vegetariana, predilige il consumo prodotti a chilometro zero, stimola alla riduzione del consumo di carne ma lo ammette occasionalmente, purché al momento dell’acquisto si possa verificarne la qualità ma soprattutto la provenienza da siti di allevamento attenti alla cura e al rispetto del benessere animale. 
  • La dieta climatariana soddisfa le esigenze di quanti hanno spiccata sensibilità verso l’ambiente contribuendo con la loro scelta alimentare al controllo se non riduzione, delle emissioni CO2 per contrastare il cambiamento climatico. Sono consigliati l’acquisto di prodotti a basso impatto ambientale ed un accurato controllo degli sprechi sia in fase delle quantità di acquisto (il necessario) che di uso (avanzi). La filosofia climatariana si basa sul dato che circa il 15% delle emissioni di CO2 proviene dagli allevamenti intensivi e dalle produzioni casearie, i cui prodotti, però, non vengono banditi ma attenzionati ad una selezione per qualità e provenienza, stimolando all’informazione all’origine del prodotto ed alla sua distribuzione, previlegiando anche in questo caso i prodotti a km zero.
  • La dieta fruttariana contempla il solo consumo di frutta fresca e secca, ed essendo dieta rappresentativa delle più estreme (non è contemplato il consumo di nessun alimento di origine animale o altre tipologie vegetali) consente poche eccezioni: i più radicali si nutrono possibilmente della frutta caduta in maniera naturale dagli alberi, alcuni invece consentono l’impiego del miele, alcuni non mangiano nessun altro tipo di seme od ortaggio. 
  • La dieta pescetariana ha come alimento base il pesce di mare o di acqua dolce, che vanta ottimi contenuti in proteine, sali minerali e acidi grassi omega-3. Si predilige il pescato piuttosto che non pesce di allevamento, escludendo a priori il consumo di mammiferi. Anche i vegetali a supporto del pasto vengono possibilmente selezionati tra quelli a filiera corta. Tra le altre diete, è quella che mostra maggior difficoltà a trovare una sua posizione etica in quanto, se la scelta del consumo di vegetali a basso impatto di produzione e distribuzione richiama ad un’attenzione ambientale, l’eccesso di pescato, in caso di fabbisogno consistente e prorogato nel tempo, potrebbe influire sul sistema faunistico marino se non addirittura stimolare gli allevamenti intensivi.
  • Infine, la dieta paleo si basa sull’assunzione di alimenti cresciuti naturalmente, senza alcun intervento dell’uomo e presumibilmente già esistenti nell’era Paleolitica (da cui prende il nome). Ne va che gli alimenti di origine animale (carne, pesce, uova) sono basilari per l’assunzione delle proteine, combinandoli con prodotti di origine vegetale “spontanea” (verdure, bacche, noci etc.) mentre non è contemplato il consumo di latticini, legumi, cereali e dei prodotti dolci in genere (no allo zucchero raffinato).

Molte altre ancora sono le declinazioni alimentari possibili: c’è la dieta sattvica, che prevede il solo consumo degli alimenti considerati dalla medicina ayurvedica, dallo yoga e dal samkhya; la dieta crudista che prevede il consumo di cibi crudi per preservarne al massimo i nutrienti; l’apivegetariana che prevede un importante impiego del miele. 

E’ indubbio che le diete alimentari rappresentano alcune tra le possibili scelte e soprattutto si identificano con lo stile di vita ed impegno etico più affine ad ogni individuo e ai suoi pensieri, ma questo non vuol dire che anche una dieta onnivora non possa non basarsi su scelte consapevoli ed eticamente corrette: ogni dieta alimentare, sempre con il giusto supporto di un dietologo o nutrizionista a verifica delle effettive necessità fisiologiche del nostro corpo, può rappresentare un obiettivo di appagamento alla nostra consapevolezza alimentare ed al desiderio di partecipazione alla soluzione ai problemi ambientali esistenti, avvalendosi comunque degli stessi comuni principi di selezione per origine, qualità, produzione, distribuzione e prevenzione dell’inquinamento e dello spreco.. 

Siamo, insomma e per davvero, ciò che mangiamo!


Fonti sitografiche:

Scritto da Letizia Brancato

La curiosità rappresenta l’elemento cardine della sua formazione professionale costituendo il valore aggiunto passionale alla competenza applicata anche in ambiti decisamente pragmatici. Si occupa della consulenza integrata alle aziende contribuendo all’ organizzazione della struttura, alla creazione dei gruppi di lavoro, alla motivazione del team ed alla redazione di business plan.  L’amore per la lettura, il buon cibo, la cucina ed i viaggi ha negli anni alimentato una incondizionata voglia di conoscere e sperimentare consentendole di bilanciare la determinazione del mondo dei numeri (nel quale si è formata) con la magia della scoperta e del costante apprendimento.

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