Per fortuna c'è l'apriscatole

C'è stato un tempo in cui le scatolette di latta contenenti cibo si aprivano con martello e scalpello: ecco quando è stato inventato l'apriscatole

Per fortuna c'è l'apriscatole

Spesso, anche se purtroppo, la ricerca per la guerra e gli armamenti ha suggerito invenzioni risultate di grande utilità; nell'ambito della cucina basta citare la margarina, le bustine per il tè, il cibo in scatola. E proprio riguardo alle lattine per la conservazione del cibo, quelle che chiamiamo comunemente "scatolette", è curioso che la loro invenzione abbia preceduto di quasi ben 50 anni l’invenzione dello strumento necessario ad aprirle, l’apriscatole.

Siamo alla fine del ‘700 quando Napoleone Bonaparte ,essendo alle prese col problema di rifornire di cibo le sue truppe, promise di ricompensare con l’importante somma di 12.000 franchi colui che ne avesse trovato la soluzione. Il commerciante inglese Nicholas Appert già dal 1802 aveva utilizzato bottiglie di vetro sigillate e sterilizzate termicamente per la conservazione degli alimenti, ma ben presto ebbe l’idea di una scatoletta metallica che isolasse il cibo per poi essere scaldata all’uso. Il suo errore però fu quello di non brevettare la sua invenzione e nel 1810 l’inglese Peter Durand, forte del brevetto acquisito, cominciò a produrre le scatolette in ferro e stagno a livello industriale rifornendo la Marina e l’esercito del suo Paese.

Ma Durand non aveva pensato ad un metodo agevole per aprire le sue scatole; le istruzioni che i soldati trovavano su di esse prevedevano addirittura l’utilizzo di martello e scalpello. Quarantacinque anni dopo il brevetto di Durand, l’inglese Robert Yates, fabbricante di posate e strumenti per chirurghi, ideò il primo apriscatole e nel 1858 l’americano Ezra Warner mise a punto il suo Bayonet, primo apriscatole prodotto oltreoceano. Questo apriscatole aveva la forma a baionetta e fu utilizzato dai soldati nordisti durante la guerra civile americana.

Risale al 1865 invece l’apriscatole detto “testa di toro” che , venduto insieme alle scatolette di carne Bully, riproduceva la testa di un bovino; di questo esemplare ne sono stati riprodotti tanti fino al 1930 e ce ne fu anche una versione a forma di pesce. Ma l’evoluzione e il cambiamento nella forma del nostro attrezzo è continuata ancora dal 1865, mentre il materiale delle latte diventava più leggero, e nel 1870 l’americano William Lyman inventa l’apriscatole a rotella che riesce a tenere saldo l’apriscatole al bordo della lattina lasciandolo liscio dopo l’apertura. A questo modello ne seguiranno altri con meccanismo a manovella o a farfalla, con due rotelle e pattino di scorrimento, con presa a forbice e poi con manico a pinza ( questo è del 1931) che sono ancora oggi sul mercato.

Il 1890 vide persino la versione dell’apriscatole per mancini, il “Geo Nash” che aveva due lame in acciaio fissate ad una struttura metallica ambidestra. L’idea innovativa della chiavetta apriscatole o chiave di latta è del 1866; ancora oggi alcune scatolette di carne in latta leggera hanno questo tipo di apriscatole usa e getta saldato sotto la confezione. La chiavetta, inserita in una linguetta metallica apposita, staccando la saldatura si solleva dalla scatola e una striscia di metallo le si avvolge attorno ruotandola; è oggi poco usata perché è facile prodursi dei tagli. Negli anni ’30 sono stati pure inventati modelli di apriscatole di grandi dimensioni ad utilizzo di mense ed ospedali dove si faceva uso di grosse latte da 3-5 kg; è del 1931 il brevetto del primo apriscatole elettrico in America cui seguì un modello da parete che però non ebbe grande successo.

Nel 1942 venne realizzato un apriscatole per l’esercito americano, ai fini di una comoda apertura delle razioni di cibo, il “P-38", che deve il suo nome alle dimensioni ridotte di appena 38 mm. Questo piccolo utensile era dotato anche di un foro per inserirlo nel portachiavi; successivamente fu aggiunto un piccolo cucchiaio e in questa versione è oggi in uso nei reparti dell’esercito australiano e neozelandese. Un storia lunga e complessa quella dell’apriscatole; i giovani d’oggi trovano le scatolette con la linguetta a strappo e come accade con tanti altri strumenti ed utensili, non immaginano quanto ingegno ci sia voluto per arrivare a quell’oggetto spesso relegato in un cassetto che forse al trascorrere del tempo diventerà oggetto da collezione, se già non lo è, e del quale comunque conviene sempre tenere un esemplare con sè, nuovo o vecchio che sia (anche perchè occhio... seppur raro, le pratiche linguette di apertura possono rompersi!).

Photo via Pexels

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 insegna Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .

Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali e collabora, con la nomina di Vice Direttore, alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani.

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