L’invenzione del cucchiaio

Le sue origini si perdono nella notte dei tempi, ma non tutti sanno che possono rappresentare anche un pegno d’amore!

L’invenzione del cucchiaio

Nelle nostre “puntate precedenti” abbiamo volto lo sguardo verso le origini del coltello e della forchetta, strumenti indispensabili del servizio a tavola moderno. Ma in quali storie si intreccia invece l’origine del cucchiaio?

In realtà, non vi è un periodo di tempo ben definito al quale si possa ricondurre la nascita del più irrinunciabile strumento per raccogliere soprattutto pietanze liquide e cremose per portarle alla bocca. Certo è che il nome del cucchiaio deriverebbe dal latino cochlear (che stava a significare “lumaca” o “conchiglia”) e suggerisce una origine che risale sicuramente agli albori della civiltà. Dunque il cucchiaio in tutta probabilità, alla sua nascita, non era altro che il semplice guscio di una conchiglia. 

Non ci volle molto infatti perché nel tempo alla conchiglia, perfetta per raccogliere in sé il cibo, venisse aggiunto un manico. Ma non solo: i primi cucchiai sembra venissero ottenuti anche modellando e levigando le ossa, come testimoniamo alcuni reperti risalenti all’età della pietra. Così come nel Neolitico se ne iniziarono a fabbricare in legno in creta, fino a giungere all’età del Bronzo e alla forgiatura dei metalli. 

Nell’antica Roma arrivarono a coesisterne diverse tipologie, di cui ricordiamo la ligula e il cochlear, prima fabbricate anche qui in osso e poi in metallo. Ma fu solo in epoca medievale e rinascimentale che l’uomo iniziò a forgiarne versioni finemente elaborate, dedicandosi con maniacale cura ad incisioni e lavorazioni personalizzate, a tal punto che alcuni esemplari possono essere tutt’oggi osservati all’interno del Louvre di Parigi.

Al Rinascimento risale anche l’origine di un simbolismo curioso che perdura anche oggi e riguarda il territorio britannico del Galles, dove il cucchiaio ha assunto nel tempo il significato di pegno d’amore. Regalare cucchiai di legno intagliati ad arte a mano con simboli e messaggi, intorno al XVII secolo simboleggiava una vera e propria proposta di matrimonio; oggi, invece, è molto diffuso come dono non solo per la festa degli innamorati, ma anche per lo scambio di un segno d’amicizia o della dimostrazione d’affetto ai propri familiari

Il cucchiaio dell’amore più antico di cui si ha traccia è esposto al St. Fagans National History Museum, sito nei dintorni di Cardiff in Galles, e risalirebbe al 1667. In tempi antichi venivano prodotti anche in altri paesi d’Europa, soprattutto nelle zone abitate dalle popolazioni celtiche. Erano spesso proprio i giovani uomini che si destreggiavano nell’intaglio personalizzato per la propria amata: pare trascorressero ore ed ore fino ad ottenere il risultato perfetto da presentare alla donna dei sogni, e se questa accettava il cucchiaio in dono, questa diveniva una promessa di fidanzamento. 

Un’elaborazione perfetta del cucchiaio dell’amore non solo rappresentava nella dedizione al lavoro manuale la misura dell’amore, ma dimostrava anche le sue abilita manuali che si sarebbero rivelate utili per portare avanti la futura famiglia. Non era dunque un anello quello che, nei rari e furtivi incontri, una fanciulla sia aspettava dal suo innamorato, ma semplicemente un cucchiaio. Quando la vita era povera e la prima necessità era quella di garantirsi un pasto e di assicurarlo alla famiglia, un cucchiaio poteva benissimo racchiudere il significato di un serio impegno.

I cucchiai dell’amore inizialmente venivano usati nella quotidianità, ma poi divennero via via di fattura sempre più elaborata, addirittura ricavando da un unico pezzo di legno doppi e tripli cucchiai (come quello mostrato nella foto di apertura di questo articolo), che li portarono nei secoli a diventare soprattutto elementi decorativi. I giovani contadini gallesi ricavavano dal legno del sicomoro cucchiai che intagliavano con simboli ciascuno dal significato proprio: un cuore per significare la purezza del sentimento, un lucchetto per dire "ti darò una casa", due remi uniti dallo stesso manico come promessa di una vita sempre insieme. 

Arrivando al ‘700, l'arte di ricevere a tavola si fece più che mai raffinata, specialmente in Francia. E il cucchiaio dovette adeguarsi. Ecco, allora, nascere a quei tempi le diverse tipologie in fatto di forma, di capienza e destinazione d’uso: il cuiller à pot – similissimo a un mestolo - per attingere dalle zuppiere; il cuiller à olives ajouré dotato di un foro per scolare le olive dal liquido di conservazione, il cuiller à sucre ajouré per cospargere lo zucchero e così via, con dimensioni più o meno grandi, pale più o meno profonde, manici più o meno lunghi.

Si arrivò insomma a tante nuove declinazioni del cucchiaio, il cui processo di “specializzazione” si completò nel 1800 in Inghilterra, dove nacquero ancora altre varianti come il cucchiaio per il tè, il caffè, la frutta e i dolci


Note bibliografiche 

  • Wilson Bee, In punta di forchetta. Storie di invenzione in cucina, Ed. Rizzoli

Scritto da Sara Albano

Laureata in Scienze Gastronomiche , raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi a Parma (dopo aver frequentato il liceo linguistico internazionale), conseguendo in seguito alla laurea magistrale un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e frequentando infine il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania. Dopo questa esperienza ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl, , dove riesce ad esprimere la propria passione per il mondo dell'enogastronomia e della cultura alimentare in diversi modi, occupandosi di project management in ambito di promozione, eventi e consulenza per la ristorazione a 360°, oltre ad essere referente della comunicazione on e offline di Fabio Campoli e parte del team editoriale della scuola di cucina online Club Academy e della rivista mensile Facile Con Gusto.

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