Cos’è una vertical farm?

La nuova tendenza del comparto agricolo che mira a risolvere la crescente domanda mondiale di frutti e ortaggi attraverso la sostenibilità

Cos’è una vertical farm?

Le vertical farm (o “fattorie verticali”) rappresentano la nuova tendenza dell’agricoltura, a metà strada tra la ricerca della sostenibilità e il perseguimento naturale del profitto, uniti alla crescente domanda di cibo a livello globale e all’abitudine, ormai consolidata, di mangiare tutte le varietà di frutta, verdura e ortaggi tutto l’anno, non considerando più l’alternanza naturale delle stagioni. Abbandonate l’idea di vaste distese di coltivazioni all’aperto illuminate dal sole, per concentrarvi su una realtà indoor che si sviluppa tutta in senso verticale e che iper-controlla tutti i processi, dalla semina alla raccolta del prodotto, attraverso piccoli robot e software super intelligenti.

Le vertical farm sono veri e propri orti futuristici, che coniugano robotica, informatica, ingegneria biotech con il vantaggio di risparmiare fino al 90-95% di acqua rispetto alla coltivazione tradizionale, di non consumare il suolo e ottimizzare i parametri qualitativi delle piante grazie a una gestione mirata che le fa crescere nel modo più rapido ed efficiente possibile per soddisfare la richiesta del mercato e coltivare qualsiasi prodotto in qualsiasi momento “a km zero”. Le vertical farm si presentano dunque come una soluzione rivoluzionaria per la produzione primaria di cibo, e potrebbero rappresentare una vera svolta per il futuro, ancor più se si pensa a quei paesi del mondo che non possiedono per loro natura ampi terreni agricoli coltivabili.

Al loro interno vengono ricreate le condizioni ambientali necessarie per lo sviluppo e la crescita di piante e ortaggi, anche in zone “lontane” da quelle di origine. Le vertical farm promettono di riuscire ad abbattere l’inquinamento da CO2 e il costo dei trasporti su lunga distanza, e dall’altra di aumentare sensibilmente la densità del raccolto per metro cubo di spazio occupato. Inoltre, all’interno di ogni piano di una vertical farm sono presenti coltivazioni idroponiche che prevedono la sostituzione del terreno con un substrato inerte e che vengono irrigate con acque reflue (cioè di scarico). Ma oltre ad esse, esistono anche vertical farm che utilizzano il metodo aeroponico (che non prevede l’utilizzo della terra ma le piante vengono alimentate a partire dalle radici grazie ad un sistema basato sulla nebulizzazione dell’acqua e delle sostanze nutritive) o quello acquaponico (che richiama la metodologia dell’itticoltura). 

Le fattorie indoor, inoltre, hanno sofisticati sistemi di filtraggio dell’aria che entra all’interno dell’edificio, attraverso specifici macchinari che la purificano, in modo tale che non ci siano contaminazioni dei prodotti derivanti da inquinanti gassosi presenti nell’aria. Tale aspetto si rivela fondamentale se si considera il tasso di inquinamento presente nelle grandi città dove si stanno diffondendo. Questo sistema consente, inoltre, di non usare pesticidi o erbicidi sulle colture.

Le novità portate dalle vertical farm non sono solo scientifiche e produttive ma si estendono ad una più vasta area sociologica, rappresentando una vera e propria rivoluzione sociale che porta a compimento il concetto moderno di agricoltura urbana e di recupero degli spazi collettivi. L’obiettivo sociale e antropologico è quello di riportare all’interno delle città la dimensione della produzione agricola, al momento assente a totale vantaggio esclusivo della fornitura di servizi. Le fattorie verticali possono essere realizzate in qualsiasi tipo di edificio, in quanto sono edifici che mirano a ricreare le situazioni ambientali adatte alla crescita di varie tipologie di piante e ortaggi. Possono essere grattacieli adibiti esclusivamente alla produzione di cibo e alla coltura; oppure possono essere piccoli edifici o, ancora, possono esistere situazioni ibride dove l’edificio è utilizzato sia per viverci, sia per produrre.

La prima esperienza di vertical farm risale al 2012, nasce a Singapore e prende il nome di Sky Greens Farms. In Inghilterra è stata istituita una vertical farm dedicata allo zoo di Paignton per la produzione del cibo destinato agli animali del bioparco. La vertical farm aeroponica più grande al mondo si trova a Newark, nel New Jersey e vanta una produzione annuale di circa 900.000 kg di ortaggi. La prima vertical farm italiana nasce invece a Milano ed è il risultato della collaborazione tra ENEA (Agenza nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico), Agrimercati e l’assessorato alla salute del comune lombardo. L’edificio verde, presentato in occasione di EXPO 2015, prende il nome di Skyland. Un’altra eccellenza nel settore che merita di essere citata è la startup Planet Farm , che in Brianza, ancor prima di progettare la sua fattoria verticale, ha creato uno dei laboratori più evoluti d’Europa interamente dedicato all’agricoltura al chiuso.

Scritto da Viviana Di Salvo

Laureata in lettere con indirizzo storico geografico, affina la sua passione per il territorio e la cultura attraverso l’esperienza come autrice televisiva (Rai e TV2000). Successivamente “prestata” anche al settore della tutela e promozione della salute (collabora con il Ministero della Salute dal 2013), coltiva la passione per la cultura gastronomica, le tradizioni e il buon cibo con un occhio sempre attento al territorio e alle sue specificità antropologiche e ambientali.

1 Commento

  1. Valentino DELLA PORTA 06 aprile 2021 alle ore 12:09

    Buon giorno, ,mi presento son un operatore del mercato Agroalimentare di Roma (Car scpa), Mi chiamo Valentino Della Porta, sono un agricoltore Laziale ed un Agronomo: In questo periodo pandemico e con spiccata spinta verso nuove soluzioni e nuove opportunità per il sistema agroalimentare credo si stiano commettendo degli errori di analisi rischiando di tramutare molte delle opportunità in dei limiti. Intanto distinguerei innovazione da sviluppo, La prima contempla il paradosso tecnologico e ne evidenzia l'uso il secondo più importante a mio parere è lo sviluppo, che mira ha lasciare la tecnologia a servizio dell'uomo migliorandone la qualità della vita a 360 gradi. Oggi in nome della sostenibilità (sia chiaro importantissima ) si bolla l'agricoltura attuale, che è tutto meno che arretrata e sbagliata. "quella che rispetta le regole come per ogni settore del paese". Vertical farm assieme alla tecnologia di: IDROPONOICA AEREOPONICA ACQUAFLOTTING.....rappresentano il futuro agricolo per poter supportare la produzione agricola in quelle zone del pianeta dove le condizioni ambientali non permettano di chiudere i cicli produttivi delle colture agroalimentari....mettendo cosi il paese che per clima, fosse penalizzato, libero da scambi di generi di primaria importanza potendo costruire una propria autonomia agroalimentare e una propria libertà. In pieno mediterraneo gli elementi tutti sono chiamati a continuare a supportare le la nostra ortofrutta, il sole la terra l'acqua...sono i veri attori....e non possono stare a guardare mentre le nostre prelibatezze crescono in fibra di cocco e fotosintetizzano tramite lampade a uv. Non è una critica alla tecnologia ...ma al suo potenziale utilizzo, l'agricoltura moderna h enormi sfide che devono e possono passare attraverso l'agricoltore consapevole,(abbiamo biologico---biodinamico---residuo zero, Con disciplinari serie scrupolosi...che ci distinguono e ci valorizzano.(il grado brix....piuttosto che la cromaticità dei nostri prodotti non bastano. mangiare un pesce in riva al mare pescato dal Mediterraneo...è forse come mangiare un pesce allevato con sistemi computerizzati. E per quanto riguarda la necessità per il futuro di cibo una cosa non spaventa....la disponibilità di cibo. se diventiamo veramente sostenibili...allora recupereremo oltre il 60% del cibo che regolarmente viene sprecato...in parte in campo....per cernite scellerate...solo il top ha mercato...in parte sugli scaffali...in parte nelle nostre case. Siamo noi le nostre scelte a rendere un sistema ciclico virtuoso sostenibile. e non dimentichiamoci che terra, sole, acqua in agricoltura non solo danno supporto alla crescita delle nostre colture, ma le rendono uniche speciali e diverse (biodiversità)...un prodotto racconta di un territorio; sapidità e sapore raccontano un ecosistema. Non critico il rischio di impresa di chi investe...ma solo il retaggio necessario per continuare a tramandare la cultura alimentare cosi come mi è arrivata a me...(spero che i miei figli mangino frutti e considerino naturale una pianta a terra e non in plastica)...non giudico il prodotto se buono o no....ma la cultura che gira attorno alla nostra storia agricola Italiana

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