Più del 50% della popolazione nazionale mangia ormai abitualmente piatti di tradizione straniera
Lo scienziato comasco noto per le scoperte nel campo dell'elettricità, avrebbe anche un legame con la diffusione delle patate in Italia
Alessandro Volta è l’arcinoto fisico e accademico comasco passato alla storia grazie alle sue scoperte nel campo dell’elettricità che lo portarono, agli inizi del XIX secolo, all’invenzione più importante: quella della pila elettrica. Da bambino, Alessandro cominciò a parlare soltanto all’età di 7-8 anni, e la sua prima parola fu il “no” che disse respingendo una bevanda amara.
Attratto fin da giovane dagli studi scientifico-naturalistici, e soprattutto dai fenomeni elettrici, Volta studiò da autodidatta con l’aiuto del compagno di scuola Cesare Gattoni, che gli mise a disposizione libri e strumenti e qualche anno dopo l’uso, come laboratorio, della torre sul lato sud delle mura fortificate di Como (oggi chiamata Torre Gattoni).
Nella seconda metà del ‘700 si conoscevano ancora poco i fenomeni elettrici. Le prime invenzioni della macchina elettrostatica, della bottiglia di Leyda e del parafulmine spinsero Alessandro Volta a studiare e sperimentare con semplici oggetti - quali palline di sambuco, fili di seta o di lana, pezzi di zinco e ferro - e a praticare quelle che chiamava “fritture di assicelli e bastoncini di legno” allo scopo di renderli isolanti. Le invenzioni di nuovi strumenti e apparecchi gli procurarono la nomina di professore di fisica sperimentale al Regio Ginnasio di Como, anche se non aveva la laurea.
Nel 1776 in prossimità di Angera, sulla sponda sud-orientale del lago Maggiore, Volta fece la scoperta del metano, da lui chiamato “aria infiammabile nativa delle paludi”, attraverso i vapori che fuoriuscivano dal fondo melmoso, e usò questi vapori per costruire nuovi utili apparecchi. Per questo, solo due anni dopo, fu nominato professore di Fisica sperimentale presso l’Università di Pavia. La sua intensa attività fu anche premiata con un cospicuo sussidio utile per viaggiare a scopo scientifico.
Volta si recò quindi in Svizzera, Alsazia, Savoia, Germania, e poi in Belgio, Olanda, Francia, Inghilterra, Austria e Cecoslovacchia, dove poté confrontarsi con importanti scienziati e compiere altri esperimenti sull’elettrizzazione. Fra il 1786 e il 1791 la celebre disputa tra Alessandro Volta e il medico bolognese Luigi Galvani sull’elettricità animale e gli esperimenti sulle rane divise il mondo scientifico, e si protrasse anche dopo l’invenzione di ciò che lui chiamò “l’organo elettrico artificiale“, cioè la pila elettrica.
Ma spostiamoci da Como e Pavia a Lazzate, nella provincia di Monza e della Brianza. Qui il fratello della nonna materna di Alessandro, ricco proprietario terriero, aveva lasciato in eredità tutti i suoi averi a Luigi Volta, fratello di Alessandro. Quando Luigi morì, sia le terre che la casa nel paese di Lazzate divennero proprietà di Alessandro. In questa casa egli trascorse molto spesso i periodi di villeggiatura, e secondo i lazzatesi l’invenzione della pila nacque proprio qui. Anche se ciò è in realtà improbabile, sembra invece certo che Volta portò per primo le patate a Lazzate.
Era il 1777, e Alessandro Volta di ritorno da un viaggio in Francia portò con sé delle patate, presentandole alla famiglia come ortaggi molto apprezzati dai francesi. Il tubero americano a quell’epoca era già arrivato in Italia, ma non era ancora ben visto in campo alimentare umano; e Volta contribuì alla sua diffusione facendo coltivare patate ai suoi contadini nelle terre di Lazzate e invitando tutti a consumarne.
La figura del fisico è talmente importante per il comune di Lazzate che nel mezzo dello stemma comunale figura proprio la pila, la figura centrale dello stemma della famiglia Volta .In via Volta poi, sulla facciata della casa ove abitava con la sua famiglia - oggi intitolata casa Volta - c’è una lapide che ricorda la gratitudine dei contadini verso il “tubero americano da lui recato”, ed una seconda lapide in memoria dell’invenzione della pila
Ogni anno, all’inizio dell’autunno, la casa Volta diventa sede di esposizioni e mostre, ed il centro storico di Lazzate - Lazzaa in dialetto brianzolo - si anima di bancarelle, mercatini e spettacoli musicali, mentre le cucine dei ristoranti locali preparano pietanze a base di patate. Se, come i contadini di Lazzate, vogliamo provare a coltivare le patate in vaso, ci basterà farle germogliare tenendole per un periodo da tre a sei settimane in un luogo buio e fresco. Nelle località del Centro e del Nord Italia l’interramento, a circa 10- 15 centimetri di profondità, viene fatto dal mese di febbraio a quello di giugno; al Sud invece il periodo migliore va da settembre a dicembre.
Le patate devono essere distanziate di circa 30 centimetri l’una dall’altra, e volendo seguire il consiglio di alcuni coltivatori è meglio scegliere per l’interramento un giorno della fase di luna calante. In onore dell’inventore comasco e delle patate, ma anche per puro divertimento, è possibile costruire un semplice circuito elettrico e accendere un LED utilizzando appunto una patata. Basterà inserire nella patata un chiodo zincato e una moneta di rame; poi, mediante due cavetti a coccodrillo, si collegano l’estremità più lunga del LED alla moneta, e quella più corta al chiodo, chiudendo così il circuito. Il LED farà incredibilmente luce, almeno per un pò.
Va precisato comunque che la patata qui non è l’unica fonte di energia ma ha la funzione di un elettrolita; gli acidi organici e l’acido fosforico presenti al suo interno garantiscono attraverso delle reazioni chimiche il passaggio di corrente dal chiodo alla moneta. Anche i limoni, i cetrioli sottaceto o altri ortaggi possono sostituire la patata: non vi resta che sperimentare in cucina!
Photo via Wikipedia / Canva
Scritto da Elena Stante




















































































































































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