La tavola del Thanksgiving

Tra origini, pietanze e rappresentazioni artistiche legate al cibo nel giorno della festa del Ringraziamento americano

La tavola del Thanksgiving

Il Giorno del Ringraziamento o Thanksgiving Day è una delle festività più sentite ed importanti celebrate nel Nord America. La sua data è variabile, in quanto ogni anno coincide con il quarto giovedì di novembre negli Stati Uniti e con il secondo lunedì di ottobre in Canada.

La giornata mira ad essere commemorativa di eventi che hanno preceduto di oltre un secolo la nascita di questi territori: in particolare, il Thanksgiving si riferisce allo sbarco dei padri pellegrini, quando, il 21 novembre del 1620, 41 uomini e 61 fra donne e bambini approdarono nel porto di Capo Cod (in Massachussets). Dopo il lungo ed estenuante viaggio a bordo della nave Mayflower che li aveva condotti dalla città inglese di Plymouth in America, i padri pellegrini, di religione cristiana puritana, dovettero affrontare un inverno rigidissimo con scarse risorse e molti di loro perirono prima che arrivasse la primavera. 

I superstiti provvidero però a dissodare la terra e a coltivarla, stipulando accordi di pace con le tribù algonchine native del luogo, così che nel mese di ottobre del 1621 poterono festeggiare, grazie allo scambio di collaborazione per la coltivazione di vari ortaggi, il primo raccolto. Fu proprio in tale occasione che i padri offrirono a circa 100 indiani presenti un banchetto a base di anatre e tacchini, carni che ancora oggi sono le più simboliche del Giorno del Ringraziamento. 

Solo nel 1789 George Washington ufficializzò la festa per tutti gli Stati membri, e nel 1863 Abramo Lincoln la inserì definitivamente come ricorrenza solenne nel calendario americano. Fu lui ad avviare anche la tradizione dell’annuale discorso presidenziale. A New York vige inoltre l’usanza della ricca parata che ogni anno parte dal grande magazzino cittadino Macy’s, tra i più famosi negli USA. 

E a tavola, tantissime sono le pietanze simbolo di questa giornata, a partire dal tacchino farcito e servito con l’immancabile salsa di bacche rosse locali (cranberries) o con la gravy sauce (una sorta di fondo bruno di carne). Ci sono poi le zuppe, come i chowder, di tradizione a base di ingredienti ittici, ma preparati in questa occasione anche con il tacchino. Tra i contorni troneggiano le sempre appetitose patate, sia classiche che dolci, prevalentemente in purè o cotte al forno. 

Non mancano i carboidrati con il cornbread, a base di farina di mais, che potremmo definire “pane non pane”, dal momento che la sua consistenza finale somiglia più a quella di un ciambellone salato, visto l’impiego nella ricetta di baking powder, ovvero lievito chimico in polvere simile a quello per dolci da credenza (ma non vanigliato). E si conclude in dolcezza con tanti ottimi dessert, dalla pumpkin pie (torta di zucca) all’apple pie (di mele) e la pecan pie (con noci pecan). 

Ma vogliamo approfittarne per legare questo articolo a tema Thanksgiving e cibo al lavoro di un’artista, passato alla storia anche attraverso un’illustrazione che ancora oggi in America è la più rappresentativa del Giorno del Ringraziamento. Parliamo di Norman Rockwell (New York, 3 febbraio 1894 – Stockbridge, 8 novembre 1978), pittore e illustratore dallo stile unico che ha contraddistinto le pagine di giornali e libri, copertine, manifesti pubblicitari e tanto altro ancora con il suo inconfondibile “realismo romantico”, che mira a celebrare la vita quotidiana degli americani al suo tempo. 

Proprio per questo è facile immaginare che le sue opere traggano ispirazione dei più svariati temi, da quelli nazionalistici a quelli religiosi, da quelli che sottolineano un ancora vivo concetto di classe sociale fino a quelli che concernono la sfera dell’alimentazione. Tra di essi, il quadro più rappresentativo e famoso s’intitola “Freedom from want” (Libertà dal bisogno) e fa parte di una serie denominata “The Four Freedoms”, ovvero le quattro libertà (di espressione e di pensiero, di culto, dal bisogno, dalla paura) che vennero declamate in un celebre discorso al congresso tenuto dal presidente Franklin D. Roosevelt, da quali Rockwell trasse patriottico spunto. I quattro quadri furono pubblicati sul The Saturday Evening Post, e non di meno riprodotti su migliaia di manifesti e oggetto di esposizioni in tour nelle maggiori città americane per promuovere la raccolta fondi per la guerra. 

 

Freedom from Want, Norman Rockwell, 1943

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“Freedom from Want” ritrae il classico pasto del Ringraziamento nelle case delle famiglie di qualsiasi città degli Stati Uniti. L’abbondanza che traspare dalla tavola, accompagnata dai sorrisi gioiosi dei presenti, viene proposta da Rockwell in un momento storico assai critico, in cui questa immagine rappresentava un lusso per molti americani a causa dei tempi di guerra e di una più ristretta reperibilità (e capacità di acquisto) di alcuni tipi di alimenti come la carne. Nella luce che nel dipinto esalta magistralmente tanto le pelle dorata del tacchino, quanto i volti rosei della famiglia felice, traspare tuttavia la voglia dell’artista di trasmettere fiducia nel futuro, nel ritorno per tutti ad una vita normale, quella fatta anche di feste a tavola che ogni famiglia rende un rito ogni anno indimenticabile, che diventeranno le fondamenta dei ricordi di grandi e bambini per un’intera vita. 

 

A casa per il Ringraziamento. Madre e figlio che sbucciano le patate. 1945

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Ma c’è ancora un’opera di Norman Rockwell dedicata apertamente al Giorno del Ringraziamento con il titolo “Home for Thanksgiving”, ovvero “A casa per il Ringraziamento”, in riferimento ad un soldato che rientra in ferie alla casa natale e si mette a sbucciare le patate insieme alla madre con pura gioia ed affettuoso entusiasmo: tutto questo a sottolineare quanto un compito ritenuto alla stregua di una punizione nei reggimenti militari, svolto a casa propria, sedendo accanto alla propria mamma, fa invece sentire dei veri re. Essere felici di essere a casa traspare anche dalla condivisione delle mani in cucina, ogni volta ancora oggi un’emozione talmente semplice quanto indescrivibile per madri, figli, nonne e nipoti. Il Giorno del Ringraziamento e il lascito artistico di Rockwell sono occasione per ricordare tutto questo anche a noi italiani. 

Vi salutiamo con un'ultima curiosità, se pur non gastronomica: sembra che la canzone Jingle Bells, scritta nel 1857 da James Lord Pierpont, fosse stata ideata per essere intonata nel giorno del Ringraziamento, e non a Natale come invece accade oggi in tutto il mondo!
 

Scritto da Sara Albano

Diplomata al liceo linguistico internazionale di Taranto, sua città di nascita, raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi nella food valley d’Italia, conseguendo la laurea magistrale in scienze gastronomiche presso l’Università di Parma, per poi intraprendere un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania, dopo il quale ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl,  dove si occupa oggi di back office, redazione e project management a 360°, sia in ambito di ristorazione ed eventi, che in ambito di attività che coniugano la gastronomia ai settori dell’editoria, del marketing e della comunicazione. 

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