Un racconto fatto di profumi, sapori e colori: le parole di Diana Beltran sono un invito a tavola
Viaggio inaspettato tra i vigneti della Via della Seta: scopriamo l'enologia in Uzbekistan, dove esistono ottimi vini da secoli (da uve autoctone e non)
Negli ultimi anni, l’Uzbekistan è emerso come una delle mete più affascinanti del turismo culturale. I visitatori che giungono qui sono attratti dal mito della Via della Seta, dai racconti delle carovane e delle grandi civiltà che si sono avvicendate tra Samarcanda, Bukhara e Khiva. Le cupole blu delle madrase, i minareti che svettano nel cielo limpido, i mercati pieni di spezie e tessuti colorati: tutto racconta un’eredità antica e suggestiva. Eppure, ciò che sorprende molti viaggiatori è la presenza inaspettata di un mondo enologico vivace. Sì, l’Uzbekistan produce vino – e da secoli. Il Paese custodisce una cultura vitivinicola radicata e in piena rinascita, che affonda le radici nella storia antica e guarda con slancio al futuro.
La lunga storia del vino in Uzbekistan
La viticoltura in Uzbekistan è documentata fin dall’epoca di Alessandro Magno, quando i vigneti si estendevano lungo le valli fertili della regione. Marco Polo, durante il suo viaggio del XIII secolo, descrisse con stupore i vigneti di Samarcanda e Bukhara, città circondate da giardini e pergolati rigogliosi. Durante il periodo islamico, nonostante le restrizioni religiose legate all’alcol, la coltivazione della vite non scomparve: continuò, spesso in forma discreta, destinata alla produzione di uvetta, succhi e, più segretamente, vino.
Fu con l’arrivo dell’Impero Russo, alla fine dell’Ottocento, che la produzione vinicola assunse un carattere moderno. A Samarcanda, l’enologo Dmitry Filatov fondò la prima cantina industriale e ottenne premi internazionali, rendendo il vino uzbeko noto anche oltre i confini regionali. Poco dopo, Mikhail Khovrenko contribuì in maniera decisiva a organizzare e catalogare la viticoltura del Paese, gettando le basi dell’industria enologica uzbeka.
Tra collettivizzazione e rinascita
Durante l’era sovietica, la viticoltura fu fortemente incentivata, ma anche rigidamente centralizzata. Vaste superfici agricole vennero trasformate in aziende statali a gestione collettiva, tipiche del sistema socialista. L’attenzione era rivolta alla quantità piuttosto che alla qualità: i vini venivano prodotti in grandi volumi, destinati ai mercati interni dell’Unione Sovietica. In questo periodo vennero introdotte molte varietà provenienti da altre repubbliche sovietiche, come la Georgia e l’Armenia, a scapito delle uve autoctone.
Con l’indipendenza del 1991, l’Uzbekistan ha dovuto affrontare una difficile transizione, anche in campo agricolo. Molte infrastrutture erano obsolete, e la produzione era ancora legata a logiche passate. Tuttavia, dagli anni Duemila in poi si è assistito a un lento ma costante processo di rinnovamento. L’introduzione di tecnologie moderne, il ritorno alla viticoltura su piccola scala, l’adozione di pratiche sostenibili e biologiche hanno segnato l’inizio di una nuova era. L’adesione dell’Uzbekistan all’OIV - Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino nel 2018 ha confermato il riconoscimento internazionale di questo nuovo corso.
Un territorio che parla il linguaggio della vite
L’Uzbekistan gode di un clima estremamente favorevole alla viticoltura. Le estati sono lunghe, calde e secche, con oltre 300 giorni di sole all’anno. Gli inverni, rigidi ma brevi, e le escursioni termiche tra il giorno e la notte contribuiscono alla maturazione ottimale dell’uva, che sviluppa un’alta concentrazione zuccherina e una buona acidità. Questa combinazione permette di produrre vini strutturati, intensi e aromatici, che spaziano dai bianchi agrumati ai rossi speziati, fino ai vini dolci da dessert.
Il Paese vanta una ricca biodiversità ampelografica. Accanto alle varietà internazionali come Cabernet Sauvignon, Pinot Noir, Chardonnay, si coltivano uve autoctone dal nome poetico e dalle storie antiche: Soyaki, Bayan-Shirin, Saperavi, Rkatsiteli, May Black, Rosy Muscat e Hindogni, tra le altre. Molte di queste varietà sono state riscoperte e valorizzate solo di recente, grazie all’impegno di piccoli produttori e di ricercatori locali.
Le regioni del vino in Uzbekistan e le cantine più significative
Le principali aree vinicole del paese si trovano attorno a Samarcanda, Tashkent, Bukhara e nella valle di Fergana. Ogni zona ha una sua identità, determinata da altitudine, suolo e microclima. Samarcanda, ad esempio, si distingue per i suoi vini rossi intensi e liquorosi, mentre la valle di Fergana è più vocata alla produzione di uva da tavola e da essiccare. Tashkent, con il suo clima secco e le moderne infrastrutture, ha favorito l’emergere di nuove cantine con spirito internazionale. Tra queste spiccano la storica Cantina Khovrenko, la prima a essere fondata in epoca moderna, oggi anche sede di un interessante museo del vino, e la più giovane e dinamica Uzumfermer, situata alle porte della capitale.
Maro: il volto moderno del vino bianco uzbeko
Nel cuore della regione di Surkhandarya, nella parte meridionale dell’Uzbekistan, nasce Maro, un white dry blend che rappresenta al meglio il rinnovamento enologico del Paese. Prodotto con uve selezionate di Rkatsiteli, un antico vitigno originario della Georgia ma oggi coltivato anche sulle rive del fiume Khoshminor, questo vino bianco si distingue per la sua freschezza, mineralità e struttura equilibrata. Il terroir da cui proviene, la zona di Baka Bang, è noto per il suo clima secco e soleggiato, unito a suoli ricchi di minerali, ideali per la viticoltura. La produzione è affidata alla cantina Gulom Sharob, realtà emergente nella scena vinicola uzbeka, che coniuga tecniche moderne e attenzione al territorio.
Esperienze tra vino, storia e paesaggi
Visitare la Cantina Khovrenko a Samarcanda è un vero e proprio viaggio nel tempo. Le sale del museo raccontano la storia della viticoltura uzbeka attraverso oggetti antichi, mappe e premi internazionali. La degustazione guidata si svolge in un ambiente suggestivo e include vini emblematici come il dolce “Gulyakandoz”, il liquoroso “Kagor Samarkandskiy” e il fresco Rkatsiteli.
Uzumfermer, invece, offre un’esperienza immersiva nel paesaggio. Fondata nel 2008, è una delle prime aziende vinicole private dell’Uzbekistan. I suoi 21 ettari di vigneti ospitano oltre cento varietà di uva, coltivate con tecniche moderne e tradizionali. La visita culmina con una degustazione all’aperto, affacciata sui filari e sulle montagne circostanti, dove si possono assaporare etichette come il MerryTash rosso, il loro fresco Chardonnay o il Riesling: una varietà che decisamente non ci si aspetterebbe di trovare in Asia - introdotta in Uzbekistan dai tedeschi – che in questo territorio regala un profilo aromatico alquanto differente da quello Europeo.
Oltre alla degustazione, Uzumfermer propone anche esperienze culturali: corsi di cucina, laboratori artistici, soggiorni nel mini-hotel in stile spagnolo e pranzi panoramici: un esempio riuscito di enoturismo moderno in Asia Centrale.
Photos by Veronica Falcone
Scritto da Veronica Falcone
Laureata in Scienze della Comunicazione e dell'Informazione presso l'Università Roma Tre, Il cibo e la convivialità dei riti ad esso connessi rappresentano il fil rouge che lega i suoi ricordi e le sue esperienze. Con un master in "Global marketing, Comunicazione e Made in Italy" e le specializzazioni WSET (Wine and Spirits Education Trust) e Italian Wine Scolar (dispensata dalla Wine Scolar Guild) conseguite, oggi si dedica con passione a food & wine writing e alla cura della comunicazione e dell'organizzazione eventi per il mondo del food & beverage, Ama particolarmente il mondo del vino, lo studio di esso e la ricerca delle varietà autoctone più rare allevate nei territori meno conosciuti: questa passione l'ha spinta anche oltre confine, alla scoperta di nuovi e lontani mondi vitivinicoli tutti da scoprire e raccontare.























































































































































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