Cibi che creano dipendenza

Esistono alimenti “collaudati appositamente” per essere consumati in quantità sempre maggiori: ecco gli ingredienti incriminati

Cibi che creano dipendenza

Non tutto il cibo viene per nutrire. Alcuni alimenti sono prodotti allo scopo di indurci a mangiare più del necessario. Si tratta di alimenti ai quali non riusciamo a resistere, perché sono per lo più dolci oppure fritti e croccanti. Sono i grandi protagonisti dei party; appetitosi e comodi da consumare, anche in piedi. Le patatine fritte e i biscotti di origine anglosassone ricchi di burro e gocce di cioccolato fanno parte di questa categoria gastronomica. Ne prendiamo ancora e ancora, anche quando siamo sazi. Il perché è nel loro sapore, spesso potenziato artificialmente, proprio per indurre consumi in proporzioni sempre maggiori.

È come se si stabilisse una sorta di dipendenza da questo genere di alimenti. Gli esperti etichettano questo fenomeno con il termine “iper-palatabilità”; chi mangia invece ritiene semplicemente delizioso quello che ha nel piatto.

Preparazioni a base di carboidrati, con una buona componente di sale, oppure grasse o ricche di zucchero possono attivare, secondo studi recenti, i cosiddetti circuiti di ricompensa del cervello, esattamente come riescono a fare le droghe come la cocaina o gli oppioidi. Questo modo di alimentarsi, che spesso viene replicato in altri contesti, quindi al di fuori della singola circostanza (ad esempio, in occasione di una festa), finisce con l’essere ripetuto ogni giorno, divenendo un comportamento abituale. A questo punto può generare meccanismi di dipendenza, aggirando i segnali che il corpo invia al cervello quando è sazio.

In altre parole, si fa fatica a smettere di mangiare, con le conseguenze che conosciamo. Del resto, se nei paesi occidentali è cresciuto il numero delle persone affette da obesità non è un caso. La ricercatrice Debra Sullival ha individuato tre gruppi di ingredienti chiave in grado di rendere i cibi iper-palatabili: quelli a base di grasso e sodio; gli alimenti che contengono grassi e zuccheri semplici in eccesso e infine i carboidrati e il sodio. In quest’ultima categoria rientrano i popcorn al burro.

Negli Stati Uniti d’America, quasi due terzi di quel che si consuma a tavola e nei fast food finisce con l’appartenere ad una di queste tre famiglie. Molte industrie alimentari hanno persino blindato le proprie ricette, per renderle inaccessibili ai ricercatori, con il pretesto di dover custodire segreti commerciali.

Per contro, gli esperti nutrizionisti e i ricercatori hanno incrementato le pubblicazioni sul tema. Pollo fritto, pizza, hamburger e fritture varie sono nel mirino di questi studi. Orientarsi comunque, nella scelta del menu, non è difficile. Soprattutto per chi ha a disposizione un’ampia gamma di preparazioni gastronomiche, come quelle che distinguono la cucina mediterranea da altre diete.


Fonte: The Independent

Scritto da Redazione ProDiGus

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