Dell’Accademia della Crusca

Un inno di Giuseppe Giusti al fornaio e alla farina, scelti come metafore per l’attività del linguista come dedica agli accademici della Crusca

Dell’Accademia della Crusca

Quest’ode, pubblicata nel 1863, è un’espressa dedica di Giuseppe Giusti all’Accademia della Crusca (egli stesso ne era membro). Un’istituzione che esiste sin dall’epoca cinquecentesca, il cui simbolo è da sempre il cosiddetto frullone, ossia un macchinario funzionale alla separazione della farina dalla crusca dei cereali. L’invito esplicito per i linguisti, sull’onda della metafora, è quello di imparare a distinguere con saggia discrezione le parole “buone” da quelle “cattive”, proprio come il fornaio che sceglie con cura il grano prima di macinarlo, ma non esita a mescolarlo anche con altre varietà provenienti da altri paesi se l’operazione si rivela utile allo scopo di farlo venire buono (metafora quest’ultima, per gli accademici della Crusca, del comunicare adeguatamente un concetto nella nostra lingua senza temere di “contaminarla”, ma facendolo sempre con coscienza e con il giusto equilibrio). 

Dell’Accademia della Crusca

Al sollecito fornaio
che, seduto sullo staio,
ripulisce e raggranella
il bel fior della favella, 
già s’intende che non basta
di tener le mani in pasta, 
perché il pubblico ammirato
di vederlo infarinato, 
gli s’affolli sul cammino
quando torna dal mulino: 
ma desidera sul sodo, 
che si mangi un pane ammodo, 
di quel pane a cui la sporta
apron tutti i ricorrenti,
che ogni stomaco conforta, 
ed è buono a tutti i denti.
E per questo attende bene 
all’origine del grano,
s’egli è indigeno, o se viene
da vicino o da lontano. 
Né l’appaga ogni frumento
lì battuto del momento.
Ma lo cerca riposato, 
ventilato e soleggiato, 
per veder che non ribolla
quando l’acqua si marita, 
e ne resti inaridita
o la crosta o la midolla. 
E cavandola dal sacco, 
non lo passa al macinìo, 
quando sappia un po' di stracco,
o che pigli di stantìo. 
Chè se a volte si prevale
del gran duro forestiero, 
lo corregge col nostrale, 
che non faccia il pane nero 
che si lievita e si spiana
per la gente grossolana, 
che avvezzatasi ogni giorno 
e servirsi d’ogni forno, 
non distingue il pan dai sassi. 

Giuseppe Giusti
(Scritti vari in prosa e in versi di Giuseppe Giusti, per cura di Aurelio Gotti, Firenze, Le Monnier)


Fonte: Accademia della Crusca

Scritto da Sara Albano

Laureata in Scienze Gastronomiche , raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi a Parma (dopo aver frequentato il liceo linguistico internazionale), conseguendo in seguito alla laurea magistrale un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e frequentando infine il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania. Dopo questa esperienza ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl, , dove riesce ad esprimere la propria passione per il mondo dell'enogastronomia e della cultura alimentare in diversi modi, occupandosi di project management in ambito di promozione, eventi e consulenza per la ristorazione a 360°, oltre ad essere referente della comunicazione on e offline di Fabio Campoli e parte del team editoriale della scuola di cucina online Club Academy e della rivista mensile Facile Con Gusto.

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