L’Italia dell’acqua in bottiglia

Le famiglie italiane preferiscono non bere quella del rubinetto, ma in molti casi è un vero peccato per l’ambiente e per le tasche

L’Italia dell’acqua in bottiglia

Se non è minerale, non si beve. Si potrebbe sintetizzare così l’abitudine ormai diffusa, in Italia, di consumare prevalentemente acqua imbottigliata. Quella del rubinetto, nel Bel Paese, è guardata con sospetto, mentre al contrario è la “prima scelta” presso i ristoranti di altri paesi europei.

Nella vicina Francia, per esempio, l’eau en bouteille è preferita, da molti ristoratori, all’acqua minerale tanto cara agli italiani. I dati di una recente statistica, relativa all’anno 2018, riportano consumi da record di acqua in bottiglia: 13,370 miliardi di litri che significano 221 litri pro capite, per una spesa familiare di circa 145 euro l’anno.

Non una somma irrisoria, piuttosto una voce di spesa che incide non poco sul bilancio di una famiglia. Denaro che potrebbe essere impiegato diversamente, plastica che potrebbe essere risparmiata. Da queste cifre bisogna sottrarre soltanto 1,5 miliardi di litri, che corrispondono alle confezioni esportate. Al secondo posto della classifica relativa a questi consumi, troviamo i tedeschi e, a seguire, i francesi e gli spagnoli. I britannici consumano, a fronte dei nostri 221 litri a testa di acqua minerale, soltanto 50 litri pro capite.

In ogni caso i dati hanno registrato un miglioramento, perché se nel 2002 le famiglie che ritenevano non sicura l’acqua del rubinetto erano pari al 40%, nel 2018 questa percentuale è diminuita, raggiungendo il 29%. L’acqua in bottiglia continua comunque ad essere preferita a quella che arriva in casa attraverso gli acquedotti.

Un vero peccato, considerato che, perlomeno nella maggior parte delle città italiane, l’acqua che sgorga dai rubinetti di casa è ottima. Inoltre, non sempre le bottiglie di plastica nelle quali la minerale è contenuta vengono smaltite correttamente; il numero di quelle disperse nell’ambiente è impressionante. Non ancora tutte le famiglie italiane fanno la raccolta differenziata, purtroppo; a volte per mancanza di sostegno da parte delle amministrazioni comunali.

Capita anche di vedere situazioni in netto contrasto tra loro in una stessa città, con la differenziata attiva solo in alcuni quartieri. Tornando al consumo “eccessivo” di acqua minerale, è quasi paradossale che le famiglie non si fidino della rete idrica pubblica, proprio nel Paese dove sono nati gli acquedotti.

Per essere precisi, i primi a progettarne degli esempi furono i babilonesi e gli egiziani. In seguito, i romani crearono un sistema idrico senza eguali, dal punto di vista qualitativo e tecnologico. Quegli acquedotti furono un esempio di altissima ingegneria per più di mille anni, dopo la caduta dell’Impero Romano.


Fonte: Il fatto alimentare

Scritto da Redazione ProDiGus

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