In cucina con la verza

Ingrediente principe della tradizione contadina, la verza può vivere un nuovo splendore a tavola con le giuste tecniche di cottura e abbinamenti

In cucina con la verza

Crucifere: è giunta la stagione giusta per godere al massimo della loro genuina bontà, per questo vogliamo approfittarne per fornirvi nuovi spunti di gusto in cucina con la verza, una specie di cavolo a foglia la cui origine risiede secondo alcuni esperti negli incroci naturali tra altre varietà, mentre per altri corrisponderebbe nello specifico alle terre orientali. Non a caso, in Cina a tutt’oggi è molto amato e utilizzato il cavolo napa (anche detto cavolo di Pechino), che ricorda molto la verza ma assume una forma più allungata. 

Per lunghi secoli l’impiego del cavolo nel nostro territorio avveniva solo a scopi medicinali ed ornamentali; fu dal Settecento in poi che le diverse varietà entrarono a far parte della nostra alimentazione, e ne è testimonianza un quadro dipinto nel 1706, conservato nell’Istituto Botanico di Firenze, dove è raffigurato il dono di un grosso cavolfiore a Cosimo III de' Medici, penultimo erede del trono granducale di Toscana appartenente a questa indimenticata dinastia. 

Come nel caso di altri cavoli a foglia (come il cappuccio), anche per la verza la parte commestibile è costituita da una rosetta di foglie sovrapposte “a croce” l’una sull’altra, a formare un globo sempre più compatto via via che lo si sfoglia. Attenzione però, perché con il trascorrere dei giorni dalla raccolta l’ortaggio si mostrerà via via meno compatto dall’esterno verso l’interno: un indice importante di bassa freschezza, del quale tener conto soprattutto nel momento dell’acquisto. 

Tra le cultivar più ricercate in Italia figurano certamente il cavolo verza Violaceo di Verona e quello di Piacenza: il primo, come racconta il suo stesso nome, è un concentrato di benefici grazie al colore viola delle sue foglie (conferito dagli antociani, che sono sostanze antiossidanti), mentre il secondo, verde, presenta foglie increspate dalle nervature prominenti, ed è buonissima in quanto particolarmente rustica, perfetta per riscoprire in tavola le tradizioni contadine di un tempo. 

A livello gastronomico, è bene anche imparare che in un medesimo cavolo verza troveremo due tipi di sapori differenti, passando dalle più scure foglie esterne (maggiormente esposte alla luce del sole nei campi) a quelle più croccanti e chiare interne, più protette e con un minore sviluppo di clorofilla al loro interno. 

Per questo, ad esempio, è preferibile scegliere le foglie del cuore per consumare il cavolo verza crudo in insalata, tagliandolo finemente (e “contro fibra”, come ci insegna Fabio Campoli) per rendere più piacevole al palato la percezione delle sue corpose fibre, ricche di buoni succhi. Anche per motivi igienici è invece consigliabile scartare del tutto le foglie più esterne, entrate a più diretto contatto sia con il terriccio che con i vari imballaggi per il loro trasporto sui banchi dell’ortofrutta di mercati e supermercati. Potrete però utilizzarle come parte ornamentale di sicuro effetto per costruire colorati centrotavola tutti vegetali. 

Nella cottura del cavolo verza, c’è chi aggiunge una foglia di alloro, chi del limone o ancora poco aceto nell’acqua di cottura per limitare gli odori in cucina, ma per ovviare a ciò il primo consiglio risiede nel tagliarlo in piccoli pezzi, che avranno naturalmente una cottura più rapida. Tra i metodi di cottura più comunemente riservati alla verza figurano la bollitura e la stufatura (o un susseguirsi di entrambe, a seconda delle tradizioni domestiche e locali). Per aromatizzare la verza cotta con un tocco di erbe o spezie, oltre che con gli intramontabili aglio e/o cipolla, saranno ottimi salvia, timo, rosmarino ed i semi di finocchio, e vi sorprenderanno davvero il cumino, il curry, lo zenzero fresco.

Un abbinamento ideale per la verza è quello con il maiale: ottima da servire come contorno per le sue carni fresche, siano esse cotte al forno, in casseruola o sulla griglia, si allineerà al meglio anche con il sapore della salsiccia e di tanti salumi tipici, dalla pancetta al guanciare, dalla sopressa veneta al prosciutto crudo, lo speck ed altri salumi stagionati affumicati. La verza stufata sarà ottima anche da cuocere con le mele (che stanno bene anche con il cavolo cappuccio), a cubetti, a spicchi sottili o grattugiate a seconda del risultato finale che si desidererà ottenere al palato: questa costituirà un’ottima base “agrodolce” anche da arricchire con uvetta e pinoli per dar vita a farciture per torte, strudel e tartellette di tipo salato. 

Verza, acciughe, capperi e magari un tocco di peperoncino? Un altro abbinamento la cui degustazione è da non perdere; non manca chi aggiunge anche olive, o chi ottiene un condimento per paste o una farcitura a base di verza stufata, acciughe e ricotta. Non mancano anche gli amanti della verza cotta al pomodoro, sia nella versione stufata che nel caso di involtini cotti in umido: il pomodoro, con la sua dolcezza, si mostra adatto a smorzare le tonalità di sapore più intenso della verza, ma si consiglia di preferire l’impiego di pomodori pelati, schiacciati finemente con la forchetta o frullati brevemente. Stessa funzione di base del pomodoro viene assunta in altre ricette a base di verza con le patate, che in questo caso con il loro contenuto amidaceo ammorbidiscono il sapore della verza: provate a cuocere le patate arrosto e la verza stufata, per poi mescolarle alle patate in cottura 10 minuti prima del termine della stessa, per ottenere un contorno ricco in cui i sapori si allineano anche grazie ai toni della rosolatura.

Ancora per piatti tutti vegetariani, la verza tende in epoca contemporanea ad essere abbinata bene anche con i peperoni, sempre ponendo attenzione a non esagerare nelle quantità, in quanto un eccesso di questo ortaggio tende a coprire eccessivamente i sapori delle altre componenti del piatto. In forma di involtini, le foglie sbollentate e poi battute delicatamente con un batticarne per sfibrarle potranno accogliere i più svariati ripieni, di carne, di pesce, a base di mollica di pane ma anche di riso, cous cous o quinoa.  

Scritto da Sara Albano

Diplomata al liceo linguistico internazionale di Taranto, sua città di nascita, raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi nella food valley d’Italia, conseguendo la laurea magistrale in scienze gastronomiche presso l’Università di Parma, per poi intraprendere un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania, dopo il quale ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl,  dove si occupa oggi di back office, redazione e project management a 360°, sia in ambito di ristorazione ed eventi, che in ambito di attività che coniugano la gastronomia ai settori dell’editoria, del marketing e della comunicazione. 

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